Cina. L'economia rallenta davvero?Tribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Cina. L’economia rallenta davvero?

Si fa un gran parlare della presunta frenata dell’economia cinese negli ultimi mesi e in molti parlano a cuor leggero di “grande depressione” di Pechino ignorando che probabilmente si è di fronte a una trasformazione strutturale della Cina che avrà effetti a medio e lungo termine. 

Quando si è cominciato a parlare di crisi valutaria cinese in molti hanno cercato di dare le spiegazioni più disparate e in tanti hanno parlato apertamente di una entrata in crisi del sistema cinese. Pechino però dopo il crollo delle Borse di Shangai dopo tre anni consecutivi di netti rialzi non è rimasta a guardare e tramite la People’s Bank of China ha adottato alcune misure incisive di politica monetaria che dovrebbero fornire linfa per ulteriori discussioni e approfondimenti. Innanzitutto si è proceduto con una svalutazione netta dello yuan rispetto al dollaro,poi con un netto abbassamento dei tassi di interesse dello 0,25%, e della riserva obbligatoria delle banche dello 0,5%, poi con una immissione di liquidità nel sistema bancario per quasi cinquanta miliardi di dollari e infine con una fuga in avanti nel processo di aggregazione e fusione delle aziende quotate in Borsa.  Si è trattato quindi di mosse rapide e pervasive che la dicono lunga sulla capacità del sistema cinese di sapersi rinnovare. Secondo gli esperti Pechino avrebbe effettuato queste misure svalutative per riuscire a competere sui mercati e per sostenere l’economia reale.

Ma questa spiegazione classica non convince e altri suggeriscono che potrebbe essere stato proprio un piano della Cina quello di liberalizzare progressivamente la moneta verso gli standard del Fmi in modo da poter entrare nel Dsp (Diritti Speciali di Prelievo). Ma qualcosa non torna e secondo le teorie di numerosi economisti, vedi anche l’ottimo articolo sull’argomento di Demostenes Floros pubblicato da Limes, in realtà l’attuale calo del Pil della Cina sarebbe il risultato di un più ampio processo che potremmo definire di “trasformazione strutturale” di un modello “modello in transizione tendenzialmente sempre più incentrato sui servizi, i quali però necessitano di circa il 35% di posti di lavoro in più per unità di pil rispetto al manifatturiero e all’edilizia. Questo passaggio potrebbe durare qualche decennio e sembra avere di fronte due sfide“. E le sfide di cui parla Floros sarebbero quella della crescita degli enti locali, e quella più difficile della sovrapproduzione. Infine anche l’Italia potrebbe giocare un ruolo importante in questa fase, come ha riportato Floros citando l’economista Cicalese: , “da mesi intercorre una connessione finanziaria Shanghai-Milano. Non finisce qui: a questo gioco a un certo punto partecipano attivamente gli americani, si stabilisce quindi la connessione Shanghai-Milano-Wall Street tramite la ‘dottrina Kissinger’, che vuole la pace in vista di affari colossali tra Wall Street e i paesi Brics, Cina e Russia in testa. Chiave di volta sono gli accordi sul nucleare iraniano e la visita in Israele del premier Renzi. […] Si costruiscono cioè le basi di una sorta di G4 con al centro l’Italia con il suo ruolo centrale nel Mediterraneo. […] Il G4 è in gestazione, mancano i tasselli di Siria e Ucraina, ma la connessione finanziaria Shanghai-Milano-Wall Street è già operativa, con delle contraddizioni e degli stop and go. Il G4 in gestazione presuppone un forte contrasto economico finanziario con l’asse franco-tedesco e una contrapposizione diplomatica e militare con Polonia e paesi baltici”.

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