Cina. L'Occidente spera in una nuova TienamnenTribuno del Popolo
lunedì , 25 settembre 2017
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Cina. L’Occidente spera in una nuova Tienamnen

Dopo le proteste di Hong Kong e gli scontri con la polizia di queste ore tutto l’Occidente guarda speranzoso alla Cina arrivando persino a evocare una nuova “Tienamnen”. Ma come spesso accade a una visione più accurata, le cose appaiono diversamente e ci troviamo di fronte all’ennesima strumentalizzazione.

Alla fine il vento degli “Occupy” è arrivato anche in Cina e sembrano quasi esultare i giornalisti del mainstream dando le notizie provenienti da Hong Kong che ovviamente vengono ingigantite di dieci volte almeno quanto le stesse notizie in paesi considerati “amici” sono sempre state minimizzate. La regione di Hong Kong è  dal 1997 è una Speciale Regione Amministrativa della Cina, il che significa che prima di quella data il capo dell’esecutivo di Hong Kong veniva deciso direttamente dalla Corona britannica, ma ovviamente prima di quella data nessuno criticava le modalità di svolgimento della democrazia in loco. Ora sì, e come da copione arriva la rivolta anche in Cina, ce lo aspettavamo dopo che le varie rivoluzioni colorate hanno interessato un pò tutti i paesi dei Brics, dal Brasile fino alla Russia e al Sudafrica; viene da dire che mancava solo la Cina. I giornali ci presentano una visione romantica della rivolta con i giovani universitari, che da sempre stanno sempre così simpatici al mainstream, che in cerca della solita libertà hanno deciso di sfidare le autorità della “comunista” Cina. Per un’ironia della sorte ci si ricorda che la Cina è governata dal Partito Comunista Cinese solo per parlare di repressione o di scandali di vario tipo, quando invece se ne parla bene è la “Cina del turbocapitalismo”, il solito doppiopesismo nostrano. Gli ingredienti per uno Story Telling di prima mano ci sono tutti: i comunisti oppressivi, i giovani vogliosi di libertà e persino un leader 17enne arrestato che diviene l’eroe delle masse; ci manca solo una produzione a stelle e strisce e il film sarebbe pronto per Hollywood. Come se in altri paesi le autorità fossero invece disponibili e gentili con i manifestanti che organizzano manifestazioni non autorizzate, vedi come vennero trattati i manifestanti allo Zuccotti park a New York ai tempi delle proteste di Occupy Wall Street e altre amenità. Oppure basta pensare a Genova nel 2001, quando la polizia caricava manifestanti inermi che avevano la colpa di manifestare contro la globalizzazione. I governi ostili agli interessi dell’Occidente, o di una parte di esso, perdono quindi la legittimità a far rispettare le proprie leggi, e questo è valso soprattutto nel caso delle Primavere Arabe, vedi Gheddafi e Assad, oppure alle proteste di Kiev contro Yanukovich. La Cina però è altra cosa e queste strumentalizzazioni non possono in alcun modo tangere la stabilità di un Paese che l’Occidente pensa di conoscere ma ignora profondamente. La “Repubblica” sfiora addirittura il ridicolo nella sua disamina dei fatti di Hong Kong: “Quando la polizia ha lanciato i lacrimogeni è stato il caos. Testimoni riferiscono anche anche dell’uso di spray al pepe mentre su Twitter c’è chi parla addirittura di proiettili di gomma e manganelli“. Bisognerebbe spiegare a questo sbigottito giornalista che i proiettili di gomma vengono utilizzati in molti paesi considerati “democratici”, così come il manganello, mentre lo spray al pepe è stato largamente utilizzato dai poliziotti americani negli Stati Uniti, ma in quel caso nessuno scrisse pagine sdegnate.

Gracchus Babeuf

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