Cina. Pechino inaugura la nuova fase del "ribilanciamento"Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Cina. Pechino inaugura la nuova fase del “ribilanciamento”

Dopo una crescita decennale tumultuosa, Pechino sta vivendo una nuova fase di ribilanciamento con un calo nella crescita e nelle esportazioni cui fa però da contraltare una sempre più marcata redistribuzione della ricchezza.  Anche la crescita, che finora ha presentato molte differenze nel territorio cinese, si sta progressivamente uniformando. 

In Occidente abbiamo il vizio di approcciarci alla Cina pieni di pregiudizi, senza cioè avere una corretta informazione sulla cultura e sul contesto della Cina, che ovviamente sono molto differenti da quelli che abbiamo in Europa. Eppure la Cina è un paese in continuo mutamento e negli ultimi vent’anni è cambiata in modo talmente repentino da non lasciar pensare a precedenti simili. Oggi Pechino è uno dei centri nevralgici del mondo e secondo molti analisti quasi sicuramente il XXI secolo sarà il secolo cinese, il risultato di una crescita verticale con tassi di crescita che hanno superato anche il 10% annuale prima del 2008. Oggi questi tassi sono scesi al 7,5%, ma guai a parlare di crisi dal momento che in Cina il governo sta inaugurando una nuova fase di ribilanciamento volta ad armonizzare la crescita e soprattutto a redistribuire le immani ricchezze finora accumulate dal gigante cinese. Fino al 2008 la Cina ha incentrato una gran parte della sua crescita sulle esportazioni, ma oggi questo sembra retaggio del passato dal momento che il peso dell’export è calato dal 30% del periodo 2001-2008 a meno del 10% nel 2014. Insomma la crescita della Cina sembra passata a una seconda fase orientata a migliorare la redistribuzione del reddito e infatti negli ultimi anni si è assistito a un netto miglioramento della percentuale del reddito nazionale da lavoro. Non solo, se prima a trainare la crescita era soprattutto la zona costiera della Cina, che produceva qualcosa come l’85% dell’export, oggi la crescita sembra essersi spostata nelle province dell’entroterra, che oggi hanno dei tassi di crescita alti, superiori a quelli delle regioni costiere. Risultato di questo riequilibrio è stato un calo della disuguaglianza con il Coefficiente che lo misura, il “Coefficiente Gini”, che è sceso dallo 0,52 del 2010 allo 0,50 del 2012. Secondo molti analisti ha sicuramente contribuito al calo della crescita anche la crisi globale che ha inevitabilmente ristretto la richiesta di beni, ma sicuramente ha inciso maggiormente il cambio interno alla società cinese con il numero di cinesi in età da lavoro che sta cominciando a scendere verticalmente dopo aver raggiunto l’acme nel 2010 con il 72%.  Ma non è finita qui, la Cina è sempre stato considerato un Paese per la maggioranza rurale, oggi questa tendenza sembra essersi invertita con oltre 200 milioni di persone che hanno abbandonato il settore agricolo dal 2001 al 2008 per andare a lavorare nelle industrie manifatturiere. Attualmente il 35% della popolazione cinese complessiva lavora nel settore rurale, ma tale percentuale sembra essere destinata a scendere nel corso degli anni. Insomma mentre l’Occidente è sempre più decadente e in crisi, la Cina attraversa una sua fase di crescita tutta particolare che difficilmente riusciremo a comprendere senza conoscere adeguatamente la cultura cinese e soprattutto il loro modo di pensare e concepire la politica. Del resto il Partito Comunista Cinese è ancora al potere e anche se viene accusato da più parti di tenere il nome solo di facciata, c’è chi dice che i vertici del partito stiano applicando solo un piano di lunga durata tenendo in mano le leve della società cinese. Solo il tempo ci fornirà maggiori indicazioni ma a oggi la Cina si appresta a effettuare un altro “grande balzo”, ovvero verso il suo destino di prima potenza mondiale.

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