Cina: Pechino riduce del 27% l'export di "Terre rare" e scatena la furia di Usa, Europa e Giappone | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 25 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Cina: Pechino riduce del 27% l’export di “Terre rare” e scatena la furia di Usa, Europa e Giappone

Con una mossa a sorpresa la Repubblica Popolare cinese ha deciso di tagliare del 27% le esportazioni dei minerali utilizzati nella costruzione di pc e smartphone. Comprensibilmente Europa, Usa e Giappone hanno reagito alla notizia con rabbia e hanno deciso di denunciare Pechino all’Organizzazione mondiale del commercio.

 I materiali che servono come il pane in questo XXI secolo hanno nomi sconosciuti, o quasi. Stiamo parlando del Tantalio, dell’Europio, dell’Indio, materiali sconosciuti ai più ma che rivestono ormai un’importanza essenziale all’interno delle moderne economie di mercato mondiale. Anzi, siamo letteralmente circondati, senza accorgercene, proprio di questi materiali che convenzionalmente sono conosciuti con la denominazione di “terre rare”. Sono i materiali di cui sono composti i nostri smartphone e i nostri pc, materiali senza i quali gran parte della nostra tecnologia non funzionerebbe. Chiaramente quindi possedere giacimenti di questi materiali rappresenta una vera manna dal cielo, e lo sanno bene i cinesi che si sono appena presi una denuncia al Wto da parte di Europa, Giappone e Stati Uniti per aver deciso di abbassare del 27% le esportazioni di terre rare. Giorni fa è arrivata puntale la risposta del Wto, che ha deciso di dar seguito alla denuncia costituendo un comitato di esperti per esaminare la questione. In sostanza l’Occidente accusa Pechino di “avere violato le regole del mercato, riducendo l’esportazione di questi metalli nel tentativo di favorire le aziende cinesi a danno delle concorrenti e dei consumatori“. Oltre a ridurre del 27% le esportazioni infatti, Pechino ha anche deciso di ridurre da 26 a 11 il numero di aziende autorizzate a esportare i prodotti delle terre rare. Come se non bastasse questa riduzione arriva dopo che nel gennaio 2011 la Repubblica Popolare aveva già deciso di decurtare del 40% la produzione delle terre rare. Prendendo per buoni i dati diffusi da Bloomberg, quest’ anno la produzione delle terre rare dovrebbe fermarsi intorno alle 31.000 tonnellate, una decisione che ha scatenato la prevedibile reazione di Obama in persona: “Se la Cina lasciasse semplicemente fare al mercato, non avremmo obiezioni. Ma le sue attuali politiche lo stanno impedendo e vanno contro le stesse regole che Pechino ha accettato di seguire“. Ma come, gli Stati Uniti che si lamentano che un Paese non segue le regole? grottesco, ma vero. La risposta di Pechino comunque non si è fatta attendere ed è arrivata  attraverso l’agenzia ufficiale Xinhua, che ha fatto menzione del libro bianco sui costi ambientali e sociali delle terre rare, un rapporto che è stato pubblicato nei giorni scorsi dal Governo cinese per sostenere le proprie ragioni dopo la denuncia al Wto: “Alcuni paesi sono stati particolarmente agitati in questo periodo, dandosi a numerose congetture e inventandosi delle storie. La pubblicazione di questo libro bianco punta ad offrire alla comunità internazionale una migliore comprensione dell’industria cinese delle terre rare e delle politiche del paese in  questo settore“. Anche il portavoce del ministero del Commercio, Shen Danyang, è tornato di recente sull’argomento: “L’obiettivo delle politiche cinesi sull’export delle materie prime è conforme alle norme del Wto, che permette ai suoi paesi membri di prendere le misure necessarie per  proteggere le loro risorse e il loro ambiente. Il nostro scopo principale è, infatti, la tutela dell’ambiente e la realizzazione di uno sviluppo sostenibile”. L’accusa degli Stati Uniti però rimane, ovvero quella di minare la libertà commerciale e di voler tutelare le imprese nazionali, quello del resto che l’Occidente fa da secoli ai danni dei paesi in via di sviluppo. Ma dove sono locati i giacimenti più rilevanti di terre rare? In Cina ovviamente, ma anche in India, Russia, Malesia, Canada, Sudafrica, Australia e anche Stati Uniti.  Nessuno però può rivaleggiare con Pechino, che detiene ben il 35% delle riserve sfruttabili ed è il maggiore produttore mondiale controllando ben il 90% del mercato globale di terre rare.

 

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top