Cina. Pechino stanzia miliardi contro la povertàTribuno del Popolo
venerdì , 22 settembre 2017
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Cina. Pechino stanzia miliardi contro la povertà

In netta e totale controtendenza con l’Occidente che in nome del neoliberismo continua a tagliare servizi sociali e a creare povertà, a Pechino ha deciso di stanziare ben 458 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per fronteggiare la povertà nel Paese.

La Banca dello Sviluppo agricolo cinese (ADBC) ha annunciato di voler destinare circa 458 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per fronteggiare la povertà nel paese, come ha riportato il People’s Daily. Sarebbe una notizia in controtendenza rispetto all’Occidente dove l’esistenza della povertà non turba certo gli economisti che invece continuano a proporre tagli dello stato sociale e “razionalizzazioni” di vario genere. Pechino al contrario conta nei prossimi cinque anni di migliorare le condizioni di circa 70 milioni di persone che oggi vivono sotto la soglia della povertà. Secondo il People’s Daily il denaro che verrà investito dalla ADBC riguarderà settori chiave come quello dell’educazione, della costruzione di infrastrutture nelle aree rurali, programmi di ripopolamento e supporto per turismo e agricoltura. Con queste misure non solo aumenterà il risparmio privato dei cittadini cinesi ma molti di loro riusciranno a uscire letteralmente dalla povertà, e questo perchè in Cina a dispetto di quanto viene sostenuto dagli osservatori occidentali lo Stato mantiene la capacità di poter intervenire fattivamente nell’economia. La ADBC è una banca cinese che guida lo sviluppo soprattutto nelle aree rurali del Paese e grazie a questi investimenti nel giro di pochi anni potrebbe letteralmente modificare il volto della Cina traghettando sempre più porzioni di popolazione verso il benessere. Insomma mentre per il capitalismo all’americana l’esistenza della povertà è un effetto collaterale accettabile, per il comunismo cinese il “turbocapitalismo” con cui la Cina ha aperto il XXI secolo sarebbe solamente un fase utile a sviluppare economicamente il Paese per poi effettuare una redistribuzione in grado di continuare con il progetto socialista. Una fase quindi, non un fine in sè come invece per il neoliberismo imperante che ha come valore primario la realizzazione di profitto all’infinito.

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