Cina. Si riaccende lo stupore e la paranoia per i "comunisti"Tribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Cina. Si riaccende la paranoia dell’Occidente per i “comunisti”?

Dopo la caduta dell’Urss e la fine dell’ “incubo rosso” il capitalismo ha entusiasticamente cantato la “fine della storia” con intellettuali ed economisti che hanno parlato della Cina come un paese ormai capitalista e non più una minaccia ideologica e sistemica per il capitalismo. Ora che il XXI secolo si configura come il secolo del “sorpasso” cinese sull’Occidente, ecco che iniziano a tornare le vecchie paure?. 

Basterebbe una mera constatazione per confutare quanti continuano a sostenere da anni che “il capitalismo ha vinto anche in Cina”. Il Partito Comunista Cinese infatti è ancora al potere saldamente e gode comunque di forte consenso popolare ancor più che le condizioni socio-economiche dei cinesi sono migliorate negli ultimi anni, e se anche c’è ancora moltissima strada da fare sicuramente in molti non avrebbero mai ritenuto possibile che Pechino supererà nel XXI secolo il predominio economico americano. Tutto questo è accaduto mentre all’indomani del crollo dell’Urss negli Usa e in Occidente sono andate di moda teoria come quelle di Fukuyama della “fine della storia”, ovvero che il modello capitalistico avesse al fine trionfato e che ora ci sarebbe stato un lento ma inesorabile progresso globale. Queste parole oggi fanno sorridere di fronte alle guerre, alla miseria, e alle migrazioni di massa cui stiamo assistendo, eppure qualcuno ci credette, anzi in molti, e ci hanno creduto al punto da divenire essi stessi dei “fanatici” di una ideologia, quella del neoliberismo.

Questo fanatismo consistente nel ritenere tutto ciò che è capitalistico come giusto e tutto ciò che non lo è come “tirannico”, “obsoleto”, “autoritario” ha portato l’Occidente a giudicare con lenti deformate il resto del mondo, così in Cina in tanti hanno creduto che avesse vinto anche lì il capitalismo, dopo tutto, salvo poi spaventarsi quando qualcuno ricorda che in Cina comandano ancora i comunisti. Per anni infatti non ci si è occupati della Cina, come se fosse un paese lontano e insignificante; oggi invece tutti si accorgono che il Partito Comunista Cinese è ancora al potere, forse perchè dopo anni di crisi iniziano a vedere la propria egemonia globale a rischio. Ecco quindi che tornano i “comunisti” come spauracchio che serve a far capire all’opinione pubblica che a Pechino ci sono “i cattivi”. Per questo agli economisti neoliberisti che oggi comandano il mondo sembra quasi grottesco che esistano ancora “comunisti” che peraltro non hanno alcun problema a definirsi tali, alla guida del Paese più popoloso al mondo. E’ come se per anni, ubriacati dalla loro effimera vittoria, abbiano finto di non vedere che dall’altra parte c’era ancora la Repubblica Popolare Cinese, che peraltro di svendere le proprie ricchezze non ha la minima intenzione. Il fatto è che il Partito Comunista Cinese, piaccia o no all’Occidente, è diventato un tutt’uno con lo Stato, al punto che ormai viene identificato esso stesso con la Cina. Il bello è che nei vent’anni di crescita selvaggia nella Cina nella quale i cinesi effettivamente avevano pochi o nessun diritto, la stampa occidentale sembrava quasi benevola nei confronti di Pechino! Proprio oggi che emerge come il modello capitalistico sia in crisi, ecco che i soliti intellettuali si ricordano che in Cina ci sono i comunisti, e quindi possono nuovamente usare la lente di ingrandimento per denunciare ogni singola ingiustizia che ovviamente viene collegata alla “pericolosa” e  ”fallimentare” ideologia comunista. La stessa ideologia, per inciso, che il PCC non ha mai abiurato e che sta conducendo la Cina al tetto del mondo.

Semmai l’esperienza cinese indica come il marxismo e il comunismo non siano affatto delle ideologie “statiche” , ovvero delle formule da applicare in modo sempre uguale ovunque nel mondo. Il materialismo storico e dialettico induce invece a usare il marxismo come chiave interpretativa della realtà in modo da applicarlo e adattarlo al contesto di ogni Paese. Di conseguenza il Partito Comunista Cinese ha deciso di applicare la politica economica che riteneva più giusta a questo scopo, senza mai cedere il proprio potere a potentati privati (cosa che per l’Occidente è democrazia). Ed è forse questa importanza dello Stato nel Paese più popoloso del mondo a turbare i fautori della fine dello Stato, i turbocapitalisti per cui il privato è giusto e produttivo e il pubblico è un retaggio obsoleto del XX secolo. Infine, giudicare la Cina utilizzando i nostri parametri culturali non è che il solito vecchio vizio eurocentrico dell’Occidente che giudica il mondo secondo i propri canoni non tenendo in minimo rispetto contesti e specificità del tutto differenti e ugualmente rispettabili.

@Felix

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