Cina. Xi Jinping l' "epuratore" rosso e una nuova "rivoluzione culturale"Tribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Cina. Xi Jinping l’ “epuratore” rosso e una nuova “rivoluzione culturale”

Xi Jinping, presidente della Cina, è l’uomo che ha promesso di distruggere la corruzione all’interno del Partito Comunista Cinese. La sua ascesa al potere è stata proprio contrassegnata da una feroce campagna di epurazione e anticorruzione strettamente collegata al bisogno di ricambio della classe dirigente. Una sorta di “rivoluzione culturale” 2.0 da farsi con una lotta serrata alla corruzione in modo da colpire “sia le tigri che le mosche”. 

In Cina con l’ascesa di Xi Jinping sembra di essere entrati in una nuova era. In molti infatti pensavano che la sua fosse una semplice campagna elettorale volta a raccogliere consensi in nome di una generica lotta al malcostume e alla corruzione anche all’interno del potentissimo Partito Comunista Cinese. Invece il presidente cinese sembra fare davvero sul serio, e sembra essere realmente intenzionato a imprimere un nuovo corso all’interno della vita politica cinese, una sorta di “Rivoluzione Culturale 2.0” con obiettivi e finalità ben precise. Secondo alcuni analisti infatti Xi Jinping starebbe utilizzando le epurazioni anticorruzione in modo spregiudicato, anche e soprattutto per dare corpo a una nuova classe dirigente e per rottamarne una ritenuta ormai troppo conservatrice. Tutto è cominciato con la Terza Sessione Plenaria del Diciottesimo Comitato Centrale tenutasi nel mese di novembre del 2013, è stata in questa occasione che Pechino ha sostanzialmente intrapreso un nuovo percorso, decidendo di rinnovarsi dall’interno ma senza rinunciare all’ideologia comunista e alla tradizione. Un percorso verso la modernità che Xi Jinping si è fatto carico di aprire rapidamente facendosi portavoce di una lotta serrata alla corruzione, una lotta che avrebbe colpito tutti, “sia le tigri che le mosche“. E tale proposito finora è stato mantenuto dal momento che sono state epurate dal Partito Comunista anche personalità eccellenti come Zhou Yongkang, considerato uno degli intoccabili. Yongkang faceva parte del Politburo del partito e soprattutto era il responsabile della sicurezza cinese, motivo per cui si trattava di uno dei pezzi grossi del Partito Comunista e in molti ritenevano del tutto impossibile che l’epurazione lo colpisse. E invece Xi Jinping ha dimostrato di voler fare sul serio e Zhou Yongkang è stato accusato di molteplici reati che vanno dalle tangenti fino alla diffusione di segreti di Stato e all’appropriazione di beni pubblici. In Occidente guardano con sgomento a questa campagna anticorruzione, no riuscendo a spiegarsi come mai Xi Jinping sia stato così efficace e spietato nelle sue epurazioni, al punto che in molti vedono dietro il suo zelo anticorruzione altre finalità. Ad esempio Xi Jinping è accusato di utilizzare le sue epurazioni per riplasmare il volto del Partito Comunista magari inserendovi uomini di provata fedeltà, ma la sensazione è che il presidente cinese sia animato davvero da uno zelo anticorruzione in quanto convinto che solo ripristinando un ferreo controllo sulle casse dello Stato sarebbe possibile tenere la barra dritta e pianificare il futuro del Paese. Non solo, Xi Jinping è perfettamente consapevole che, senza segnali eclatanti nella lotta contro malaffare e corruzione, si presterebbe prima o dopo il fianco a una opposizione interna crescente che finirebbe per minare la credibilità del Partito Comunista. Del resto è verissimo che alcuni membri del PCC si siano arricchiti a dismisura, di conseguenza Xi Jinping tenta di prendere due piccioni con una fava perchè andare contro di loro significa da un lato migliorare l’immagine del partito di fronte al popolo, dall’altro permette di allontanare personaggi pericolosi che prima o dopo avrebbero anche potuto minare la sua leadership. Inoltre il presidente cinese vorrebbe con la sua campagna anticorruzione anche abbattere quegli interessi costituiti che continuano a opporsi alla trasformazione della Cina in una economia avanzata, e infatti Zhou Yongkang era proprio un rappresentante di quegli interessi dal momento che era uno dei pezzi grossi della grande industria pesante di Stato. Ma è chiaro che esiste anche una lotta tutta interna alla leadership del PCC, in questo senso addirittura la stampa cinese ha persino resuscitato la “Banda dei Quattro” facendo riferimento a Zhou, Bo Xilai, Ling Jihua e il Generale Xu Caihou, tutti pezzi grossi deposti per corruzione e accusati di preparare un Golpe contro Xi Jinping. Liberatosi della “Banda dei Quattro”, in poche parole Xi Jinping non avrebbe più rivali all’interno del PCC e potrebbe finalmente inaugurare un nuovo corso forte del consenso popolare, finalmente rinfrancato di vedere nelle stanze del potere un uomo che ha fatto dell’anticorruzione la propria agenda di governo.

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