Cinque Stelle, Di Battista, e la "guerra democratica"Tribuno del Popolo
sabato , 21 ottobre 2017
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Cinque Stelle, Di Battista, e la “guerra democratica”

Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5 Stelle, in piazza ieri a Torino ha arringato la folla riproponendo uno schema dal sapore antico ovvero quello della “fine” di destra e sinistra. Ecco perchè il suo schema non ci convince per niente..

La guerra democratica non è più tra destra-sinistra capitalismo-marxismo, questa è roba dell’Ottocento, è vecchia. Oggi è tra un popolo sovrano e dei disonesti, tra persone oneste e dei farabutti e dobbiamo decidere da che parte stiamo“, lo ha detto Alessandro Di Battista, deputato del Movimento Cinque Stelle che era presente ieri nella centralissima Piazza Castello a Torino. Non era un giorno come gli altri, al mattino infatti Matteo Renzi al PalaIsozaki aveva intrattenuto la cittadinanza con un meeting del Pd, quindi l’adunata dei grillini era dal forte sapore simbolico. Tra i soliti proclami e le solite arringhe ci ha però colpito questa frase di Alessandro Di Battista perchè, apparentemente innocente, nasconde a nostro dire un qualcosa di molto pericoloso. Definire destra e sinistra come due categorie vuote e inesistenti infatti ci sembra una colossale semplificazione che serve, scientemente o meno, a disinnescare il conflitto sociale svuotando di significato categorie che invece avranno un loro significato fin quando esisteranno le società organizzate dall’uomo. Non solo, Di Battista è stato anche pià preciso nominando “capitalismo” e “marxismo” e definendole “robe dell’Ottocento”, una frase davvero poco felice e che ci suggerisce che forse il buon Dibba non sappia poi così’ bene di che cosa parla. Oppure lo sa benissimo, e portare avanti una teoria simile serve, evidentemente, a perseguire un fine ben preciso, ovvero depotenziare il conflitto sociale riducendolo a una mera contrapposizione tra “onesti” e “disonesti” dove i secondi diventano tutti quelli che non seguono il Movimento Cinque Stelle. Come si può definire il capitalismo retaggio dell’Ottocento se oggi viviamo in una società capitalistica dove il capitalismo permea ogni aspetto della società e dell’organizzazione del lavoro? E soprattutto come si può definire retaggio del passato il Marxismo, che è una filosofia che propone il superamento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, se oggi lo sfruttamento è ancora alla base dell’economia mondiale? Negare l’utilità delle differenze tra destra e sinistra significa sostanzialmente voler intorbidire le acque, scientemente o meno, semplificando il quadro al punto da modificare la percezione stessa della realtà. Come fa Di Battista a non vedere differenze tra chi lotta per costruire una società migliore e chi invece ritiene le ingiustizie sociali necessarie? E soprattutto, chi è che decide chi sono gli “onesti” e i “disonesti”? E secondo quale criterio? Non vorremmo che il “Tribunale dell’Onestà” fosse il cerchio magico di Casaleggio, Grillo e soci. Noi del dubbio ci teniamo stretto Marx.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/pasere/8078180995/”>pasere</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/”>cc</a>

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