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martedì , 12 dicembre 2017
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Cio’ che non ci uccide, ci fortifica

Sono anni duri, durissimi. Sono anni in cui sono sempre di più “quelli che non ce la fanno” dimenticati dal governo, dal sistema produttivo, da una società in cui l’unica cosa che conta è il profitto. Sono anni in cui ogni concetto di società intesa come sistema di persone viene scardinato per far largo al becero individualismo consumista, sono anni di “Resistenza” per coloro che invece si riconoscono in valori come solidarietà, cultura, cooperazione.  Sono anni duri, appunto, ma ciò che non uccide, fortifica.

Hanno vinto una battaglia in primis culturale. Chi? Gli stessi che ora hanno organizzato la società in modo da anteporre gelide cifre davanti a tutto, davanti alle persone ai valori, ai sentimenti, a tutto ciò che può intralciare in modo più o meno efficace la macchina del profitto. La crisi ha messo a nudo i problemi di un Paese che fino a questo momento erano nascosti dalla lenta stagnazione, rimanevano sullo sfondo senza incidere però più di tanto nella vita degli italiani, che lasciano andare, come sempre. Ora però che i conti non tornano e le famiglie faticano ad arrivare a fine mese, ecco che i nodi vengono finalmente al pettine, e il “loro gioco” emerge in tutto il suo cinismo, alla luce del sole. Siamo generazioni dimenticate, quelle nate negli anni Ottanta, generazioni per cui i “diritti”, il “lavoro”, la “solidarietà sociale”, la “cultura” sono concetti che hanno ancora un valore. Che volete farci ci hanno educato così, e anche solo per questo siamo dei “nemici”. Si avete capito bene, non siamo dei cittadini, siamo dei nemici perchè con le nostre parole, con i nostri sofismi, con i nostri sproloqui sui diritti che vengono cancellati sull’altare dei profitti, noi rappresentiamo una massa inerte per la “macchina”. La “macchina” deve disarticolare alle radici la nostra società per riadattarla al nuovo weltanshauung, al nuovo “corso”. E così chiunque rivendichi ostinatamente diritti che ormai si pensano retaggio del passato viene ritenuto un’ostacolo, un fannullone, un parassita, un nemico sociale da eliminare con l’indifferenza, poco a poco, fin quando non saltano i nervi dopo anni di umiliazioni, frustrazioni, disoccupazione. Difficile farsi una vita per coloro che hanno studiato lettere all’Università, per coloro che lavorano nel sociale come educatori, per coloro che hanno studiato per insegnare, un domani, alle nuove generazioni. Tutto inutile, ciò che non produce profitti immediatamente misurabili va sacrificato, non c’è bisogno di cultura e di diritti e si solidarietà nel Paese dei bunga bunga, delle veline, delle raccomandazioni. Anzi se non ce la fai, alla fine sei uno sfigato perchè qualcuno che ce la fa c’è sempre. Un gioco al massacro, una immane operazione di darwinismo sociale orientata a staccare i “rami secchi”, quelli che fanno troppe domande e utilizzano il cervello, sono loro quelli che devono rimanere esclusi dai gangli produttivi, e magari costretti a emigrare, come accadeva un secolo fa, per cercare di sopravvivere in modo dignitoso. Il bello è che non basta non trovare lavoro o svolgere lavori mal pagati e sfruttati pur avendo lauree conseguite a pieni voti, si finisce anche per essere considerati degli “sfigati”, dei “fannulloni”, dei “parassiti”, in quanto gli schemi sociali che ci vengono sovraimposti sono in netta contraddizione con tutto quanto ci hanno insegnato. Un gioco al massacro quindi, ma dopotutto siamo ancora qui, siamo ancora vivi, e ciò che non uccide, fortifica. C’è chi cede e si lascia schiacciare dagli ingranaggi, rinunciando alle proprie idee e convinzioni pur di essere “riassorbito”, ma c’è anche chi non ci sta e ha deciso di non svendere le proprie idee, e ha deciso crederci ancora. Non tutti se lo possono permettere, questo è certo, ma il fatto stesso che ci sia ancora qualcuno a crederci, rappresenta a ben guardare una speranza, un flebile lume che illumina da lontano una strada inghiottita dalle tenebre. Grazie all’attacco scagliato dal neoliberismo senescente e imperante ci possono ridare la forza di tornare nuovamente ad alzare la voce e far notare che, dopotutto, abbiamo ragione, abbiamo sempre avuto ragione. Un giorno, ne sono convinto, questo sistema potrebbe collassare per davvero, e allora valori come profitto, denaro, posizione sociale, finiranno sciolti come neve al sole, e quello che rimarrà saranno i valori veri, la cultura, il rispetto. Forse, dopotutto, basta sedersi in riva al fiume, e aspettare che passi il cadavere del nemico.

Comunismo no es crear Conciencia con el dinero, sino crear riqueza con la Conciencia

D.C.

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