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martedì , 28 marzo 2017
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Cipro. Studenti protestano contro la Troika

Ieri centinaia di studenti hanno marciato per le strade di Cipro cantando slogans e sventolando bandiere. Hanno protestato contro la Troika, ma anche contro la decisione di non aprire le banche fino a giovedì.

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(AFP Photo / Emily Irving-Swift)

“Svegliati popolo, loro stanno succhiando il vostro sangue”, era questo un cartellone esposto dagli studenti ciprioti, scesi in piazza per protestare contro la Troika e la difficile situazione attraversata dal Paese. “Morte alla Merkel“, recitava un’altro striscione, rendendo quindi palese un risentimento crescente nei confronti dell’Europa e delle istituzioni europee, percepite ormai come inutili e deleterie per il futuro umano dei ciprioti. I giovani del Paese hanno anche voluto esprimere perplessità e rabbia nei confronti del proprio futuro: “La Troika ci porterà al punto di non avere più un futuro. Noi non possiamo trovare lavoro“, lo ha detto uno studente ai microfoni russi di RIA Novosti. Gli studenti hanno sfilato davanti alla Banca di Cipro, e il direttore Andreas Artemis ha ratificato le sue dimissioni in opposizione alla ristrutturazione della banca. La manifestazione ha avuto luogo dopo che è stato approvato il piano da 13 miliardi di euro in cambio del prelievo dai depositi con più di 100.000 euro, un precedente pericoloso, che rischia di rappresentare un modello di salvataggio applicabile anche ad altri paesi. Il salvataggio di Cipro deciso dall’Eurozona però, non ha alleviato le preoccupazioni dell’isola. I residenti infatti sono estenuati dal fatto che la banca centrale continui a rimanere chiusa. I ciprioti hanno quasi la sensazione che la linea sia stata superata, e iniziano a essere preoccuparsi riguardo alla disponibilità di liquidi, al lavoro e al futuro. I cittadini sono letteralmente furibondi in quanto non posso ritirare soldi dalle banche, e invocano il ritorno alla vecchia sterlina cipriota. Si ha inoltre la consapevolezza che il destino di Cipro sia in qualche modo collegato con quello degli altri paesi traballanti dell’Eurozona, Italia compresa. Del resto uno degli striscioni esposti la settimana scorsa recitava: “Grecia o Italia? Chi sarà il prossimo?“.

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