Civati, Podemos e l'ennesimo fallimento "possibile"Tribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Civati, Podemos e l’ennesimo fallimento “possibile”

Civati ha deciso di lanciarsi nella mischia e dopo le Regionali nascerà la rete di “Possibile”, un movimento nuovo e ambizioso che vorrebbe rinnovare la sinistra italiana. Peccato che altri guardino già con entusiasmo a #Podemos, il partito nuovo che in Spagna ha ottenuto un gran risultato alle amministrative. Il timore è quello di una sinistra italiana incapace di proporre nulla di nuovo ed eternamente subordinata al pensiero di qualcun altro.

A giugno “Possibile”, la nuova creatura di Pippo Civati, diventerà realtà. Stiamo parlando dell’ennesima “cosa rossa” a sinistra e già il nome ci sembra tutto un programma. Sull’onda del successo di Podemos in Spagna, in Italia si è già registrato l’entusiasmo incontrollabile di una certa parte della sinistra, sempre pronta a inseguire sogni e progetti altrui, meno a elaborarne di propri. Sono quegli stessi che hanno esultato alla vittoria di Tsipras in Grecia, dimenticando che in Italia al posto di Tsipras a guidare la cosiddetta sinistra ci sono figuri come Vendola, Ferrero e magari Barbara Spinelli, la stessa che dopo aver sposato il progetto “L’Altra Europa” ha pensato bene di farsi gli affari propri tenendosi però il seggio in Europarlamento. Una sinistra attenta unicamente ai diritti e che ha ormai rinunciato a una propria visione autonoma della società e del progresso accettando di recitare il ruolo di blando riformismo all’interno del quadro che viene deciso sempre e comunque da altri. Così, essendo privi di idee e di coraggio politico, i sinistri di casa nostra continueranno a inseguire il sogno del momento, magari sempre marcando la differenza da quei comunisti brutti e cattivi, magari anche un pò “sfigati” che il mainstream ha suggerito di lasciar perdere perchè “frequentarli non fa più figo“. Si tratta della sinistra radical chic, quella dei salotti, quella che sostanzialmente negli ultimi vent’anni ha trascinato la cosiddetta sinistra radicale da un fallimento all’altro senza mai fare autocritica, senza mai mettersi in discussione. Mai un tentennamento, mai una marcia indietro, questi personaggi rimangono lì a tenere in ostaggio la sinistra, e nel mondo mediatico in cui viviamo la sinistra ormai viene svuotata di concetti e si fonde con loro, così come risultato si ottiene che chi di politica non ne sa nulla si confonde ancora di più. E costoro senza alcun mea culpa continuano a sentirsi in dovere di rappresentare non si sa nemmeno più quale idea di sinistra, la loro, e passano di progetto in progetto cercando in qualche modo di rientrare nel teatrino della politica. Così mentre Vendola vuole fare la “Syriza Italiana”, Civati ci prova con “Possibile”, un chiaro scimmiottamento di Podemos anche se il buon Pippo ha subito smentito di essersi ispirato al movimento spagnolo di Iglesias. Insomma una sinistra senza nè capo nè coda che ha come unico campo dell’agire politico quello dei diritti , una sinistra che ha rinunciato ad avere una propria visione e che magari in politica estera ripete a pappagallo le frasi di “Repubblica” contro i dittatori di turno. Una sinistra “del Re” insomma, una sinistra di cui non vorremmo veder far parte Maurizio Landini che, con la sua “coalizione sociale”, ammesso che la farà, sarebbe invece tutt’altra cosa rappresentando una sinistra di classe in grado di coniugare alla rivendicazione dei diritti anche una analisi classista, quella sì utile per far rinascere una vera sinistra in Italia e in Europa.

Gracchus Babeuf

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