Colombia. Il No al referendum mina la pace con le FarcTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Colombia. Il No al referendum mina la pace con le Farc

Brutto colpo per la pace in Colombia dopo che il “no” al referendum sulla pace con le Farc ha vinto con il 51,3%. Il risultato è vincolante per il governo di Juan Manuel Santos e fa esultare l’estrema destra colombiana, la stessa guidata da Alvaro Uribe, protagonista della guerra contro le Farc negli ultimi anni.

Osservando l’esito del referendum che ha fatto de facto fallire i processi di pace in Colombia verrebbe quasi da pensare che ci sia qualcuno che abbia interesse a sabotarli definitivamente. La Colombia infatti ha respinto l’accordo di pace con le Farc consegnando così la situazione del Paese all’incertezza. Il no si è quindi imposto con il 51,3% davanti al 49,7% del Si, e si tratta di un risultato vincolante per il presidente Santos che si era speso a trecentosessantagradi per interrompere il conflitto che da decenni insanguina il paese sudamericano. Sulla carta in tanti volevano la pace, una pace per cui si erano spesi anche il Vaticano, Cuba e Chavez prima di morire, ma nei fatti il popolo colombiano ha bocciato questo processo, aprendo quindi a scenari imprevedibili e niente affatto positivi in quanto l’astro politico di Santos potrebbe declinare rafforzando gli oltranzisti di destra che hanno fatto del “nessun accordo” con le Farc una parola d’ordine. Santos potrebbe però procedere alle modifiche dell’accordo raggiunto con le Farc a Cuba senza per questo dover riaprire un tavolo di trattative e rendere conto al Parlamento. Il presidente colombiano aveva deciso di indire un referendum per rimarcare la portata storica dell’accordo, proprio per questo la sconfitta fa più male in quanto era largamente imprevista. Esulta Alvaro Uribe, ex presidente colombiano da sempre sordi a ogni forma di dialogo e nemico della pace, uomo che nel corso della sua presidenza ha fatto di tutto per percorrere la soluzione militare mettendo in campo una repressione sanguinaria che ha rinfocolato una guerra civile in corso da oltre 53 anni. Il timore quindi sembra essere proprio quello che ci siano forze che hanno tutto l’interesse di continuare ancora la guerra civile, magari per utilizzarla a fini politici. E per quanto il leader delle Farc Timoshenko e il presidente Santos abbiano indetto un cessate il fuoco definitivo, la sensazione è che potrebbe bastare una scintilla per incendiare di nuovo la prateria. Evidentemente il fatto che le Farc avessero ottenuto di diventare un partito politico e di ottenere almeno cinque senatori in Parlamento ha dato fastidio a molti che invece ora accarezzano il sogno di prendersi tutto e magari di riportare d’attualità la soluzione militare come Uribe.

Tribuno del Popolo

 

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