Colombia. Il settimo giorno di sciopero fa tremare il governoTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Colombia. Il settimo giorno di sciopero fa tremare il governo

Colombia. Il settimo giorno di sciopero fa tremare il governo

Arriva al settimo giorno consecutivo lo sciopero nel settore agrario che ora sta diventando una vera protesta politica contro il governo filoamericano della Colombia.

Ecco infiammarsi anche la Colombia, ma è del tutto normale che lo leggiate solo qui e su pochi altri giornali (vedi Contropiano.org), perchè le proteste dei colombiani non sono rivolte contro qualche regime considerato dall’Occidente “dittatore”, o “comunista”, bensì contro un governo di centrodestra noto per essere su posizioni filoamericane. Stiamo parlando del governo Santos, il successore di quell’Alvaro Uribe paragonato da molti a un “Pinochet” colombiano. In Colombia tutto è cominciato sette giorni fa quando ha avuto inizio uno sciopero nazionale del settore agrario, ancora uno dei più importanti nel paese sudamericano. Lo sciopero però è riuscito sin troppo bene e presto ha assunto  forme più allargate di protesta contro il governo colombiano che in questi lunghi giorni si trova sempre più in difficoltà ad affrontare la situazione. La rabbia della popolazione è alta e soprattutto non accenna a diminuire mentre il governo Santos non riesce a imprimere una svolta. Il bilancio di sette giorni di scontri e proteste è di 220 persone arrestate, un centinaio di feriti, due morti e ben 25 province bloccate dalla popolazione con tanto di barricate e strade chiuse. Ma è soprattutto la brutalità della polizia quella che ha scatenato la rabbia popolare, con il governo che come al solito si è schierata con gli agenti di sicurezza. Migliaia di minatori, studenti, agricoltori, operai e attivisti di sinistra hanno dichiarato che non intendono abbandonare le proteste fin quando il governo di Bogotà non prenderà misure serie, ma i media internazionali ignorano bellamente le loro rivendicazioni. I manifestanti e l’opposizione contestano le politiche economiche dell’amministrazione del presidente Juan Manuel Santos, gli undici Trattati di Libero Commercio che costituiscono una vera e propria razzia sulle terre dei contadini, ma anche l’elevato prezzo del combustibile, la riforma tributaria, progetti minerari e energetici devastanti. A Bogotà, nella giornata di ieri una grande marcia di agricoltori ha attraversato le strade della città, mentre altre più di 5000 persone hanno cercato di bloccare la tangenziale. Anche in Colombia la ricetta neoliberista del governo con tagli e privatizzazioni non è servita a migliorare le condizioni di vita dei più poveri, che anzi oggi sono ancora più poveri e con meno servizi gratuiti. 

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