Colombia. La pace al bivioTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Colombia. La pace al bivio

Sembra essere più complicato del previsto il difficile percorso verso la pace del Colombia. I negoziati del governo con le Farc sono cominciati nel 2012 ma sembrano essere arrivati ad un punto morto e secondo un sondaggio della Datexco circa il 75% dei colombiani non crede più alla firma di un accordo.

I negoziati di pace tra il governo colombiano del presidente Santos e le Farc, il movimento guerrigliero marxista, sono cominciati con i migliori auspici nel novembre del 2012 all’Avana, Cuba. Qui sono stati fatti significativi passi in avanti al punto che in molti hanno ritenuto finalmente possibile una pacificazione che il corso dell’ex presidente Uribe aveva reso impossibile. Il 2015 era stato presentato come l’anno della “pace” da molti, e in tanti credevano davvero che fosse l’anno giusto per porre fine a una guerra civile strisciante che dura ormai da tre decenni e più. Pulso paìs ha pubblicato un sondaggio di Datexco in cui veniva chiesto ai cittadini colombiani se credessero possibile la pace; circa il 75% degli intervistati ha detto di non credere possibile a un accordo entro la fine dell’anno. Solo il 19% dei colombiani si è detto ottimista circa una possibile immediata intesa con le Farc ma il dato più importante sembra essere anche la sfiducia crescente dei cittadini nei confronti del governo Santos, e infatti circa il 78% degli intervistati ha detto di disapprovare il modo con cui sta gestendo le trattative.

Proprio nelle scorse settimane le trattative avevano attraversato una situazione di stallo cui aveva fatto seguito il riaprirsi di focolai di conflitto. Le Farc infatti hanno realizzato alcuni attacchi armati contro le forze di sicurezza e le infrastrutture petrolifere scatenando la reazione del governo. Inoltre aumenta anche la percentuale dei colombiani che vorrebbe tornare ai vecchi metodi, quelli del presidente Uribe, accusato di violazioni dei diritti umani e narcotraffico, che ha visto i suoi consensi crescere a un 57% di popolarità. E visto che Santos viene contestato principalmente dall’ala destra dei suoi sostenitori che vorrebbero far saltare gli accordi con le Farc non riconoscendole come interlocutori ma solo come terroristi, ecco che lo stesso Santos è stato costretto ad alzare i toni e l’asticella fino ad arrivare a un vero e proprio ultimatum: ““Continuando con queste cose (gli attentati, ndr) giocano con la candela e questo processo può avere fine perché non possiamo mantenere in modo indefinito questa situazione; perché il popolo colombiano si confonde e non capisce” . Il che tradotto significa che se non accetteranno la pacificazione e gli accordi proposti dal governo, si tornerà ai metodi di guerra aperta e repressione. Dal conto loro le Farc hanno risposto annunciando un cessate-il-fuoco unilaterale a partire dal 20 luglio. Non è la prima volta che questo accade, si tratta della terza volta dal 2013, e la speranza è che possa servire a trovare un nuovo sprone a cercare la pace.

Photo Credit https://c1.staticflickr.com/3/2011/2096338109_fd76202465.jpg

Anche Cuba, Norvegia, Cile e Venezuela, i quattro paesi che si sono fatti garanti delle trattative, hanno invitato il governo colombiano e le Farc a dare una nuova spinta ai colloqui per evitare una soluzione militare che finirebbe per infiammare il Paese e rinfocolare la guerra civile.

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