Colombia. Santos annuncia la fine dello sciopero dei minatori ma le agitazioni continuanoTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Colombia. Santos annuncia la fine dello sciopero dei minatori ma le agitazioni continuano

Il presidente della Colombia Santos ha annunciato ieri la fine dello sciopero dei minatori dopo 45 giorni di proteste. Continua invece quello dei campesinos che hanno incrociato le braccia il 19 agosto, e il governo di Bogotà, in vista delle elezioni del 2014, teme di perdere consensi. 

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Juan Manuel Santos, presidente della Colombia, ha annunciato alla stampa ieri la fine dello sciopero dei minatori del Paese dopo 45 giorni di scioperi e proteste che hanno toccato il loro apice nella regione di Caucasia. Per la verità i minatori non sono stati gli unici a scendere in piazza contro il governo, anche i campesinos, per protestare contro il Trattato di libero scambio tra Bogotà e Washington, hanno partecipato alle proteste, scatenando la dura reazione dell’esercito e della polizia con un bilancio finale di sette morti e centinaia di arresti. Finalmente termina questo sciopero. Uno sciopero che lascia costi molto alti. Caucasia, Tarazá e l’intera regione di Antioquia hanno sofferto molto questo sciopero”, ha detto il presidente in una riunione dei deputati dipartimentali nella città di Medellin, capitale antioquense. Insieme a questo annuncio, il presidente ha invitato i minatori “artesanales”, protagonisti dello sciopero, a formalizzare la loro attività, assicurando il totale appoggio del governo. Ritengo che la notizia della fine dello sciopero sia un’ottima notizia. Dobbiamo analizzare bene le lezioni apprese lì”, ha aggiunto il presidente in varie interviste concesse alla stampa colombiana. I minatori avevano deciso di cominciare le proteste il 17 luglio, dichiarando uno sciopero a oltranza per forzare Santos a trovare un accordo con le loro richieste. I minatori rifiutavano le leggi emanate dal governo che impedivano di praticare l’attività mineraria a chi fosse sprovvisto di licenza. Ma le proteste dei campesinos continueranno ugualmente e rischiano di destabilizzare ulteriormente la posizione del governo colombiano. Secondo alcune stime alle proteste avrebbero portato oltre 250.000 persone in piazza, bloccando autostrade e altri luoghi di snodo. L’obiettivo degli agricoltori è quello di garantire un prezzo minimo per i prodotti agricoli e annullare l’accordo di libero scambio tra Colombia, Usa e Ue. Anche i cittadini di Bogotà però hanno spesso e volentieri solidarizzato con i manifestanti, unendosi a loro nella guerriglia urbana scatenata con la polizia antisommossa. In alcune circostanze la protesta ha addirittura preso i connotati della rivolta, basti pensare che il 25 agosto un ufficiale di polizia è stato ucciso e altri 160 sono rimasti feriti negli scontri stando alle fonti del governo. Rimane invece sconosciuto il numero di feriti tra i manifestanti, al punto che i campesinos hanno deciso di denunciare la criminalizzazione delle proteste da parte del governo, con la polizia che ha utilizzato armi da fuoco per intimidire la protesta. Anche un giovane giornalista è stato arrestato per aver denunciato la violenza della polizia su internet, e altri cinque arrestati con lui sarebbero stati anche picchiati dalla polizia. Il giornalista dopo essere stato rilasciato è stato subito ricoverato in ospedale. Come se non bastasse a buttare ulteriore benzina sul fuoco ci hanno pensato i guerriglieri del gruppo marxista dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), accusati dalla polizia di aver ucciso 14 soldati colombiani in un assalto il 25 agosto nel sud-est del Paese. L’ELN non ha preso parte ai negoziati di pace cominciati a Cuba tra governo colombiano e le FARC, il principale gruppo di guerriglieri nella regione. 

Il governo è molto preoccupato per le proteste che sono la spia di un profondo malessere nelle campagne colombiane. Quando la rivolta è cominciata il 19 agosto il principale problema era il collasso dei prezzi dei prodotti agricoli provocato dal Free Trade Agreement con Usa e Ue. Gli agricoltori ora pretendono un minimo prezzo garantito per i loro prodotti, e il governo di Bogotà al momento nicchia. L’agricoltura negli Stati Uniti prende importanti sussidi (anche in Ue), basti pensare che il 18% degli incassi degli agricoltori americani viene proprio dai sussidi del governo americano (35% in Europa). In questo contesto l’accordo di libero commercio metterebbe gli agricoltori colombiani in una situazione insostenibile. Questa situazione ha obbligato molti agricoltori colombiani a vendere le loro terre e trasferirsi negli affollati, e sempre più degradati, sobborghi delle grandi città. Molti agricoltori protestano contro il governo sin dal novembre 2011, ma da allora non hanno portato a casa nulla, alimentando ulteriore malcontento nei confronti del governo considerato sempre più un autentico fantoccio per servire gli interessi americani. E’ chiaro che in questo contesto sono moltissimi i cittadini colombiani che hanno finito per simpatizzare con le proteste, estendendo l’opposizione anche alla politica neoliberista di privatizzazioni dei servizi sociali impostata da Uribe prima, e Santos poi. Visto e considerato che la Colombia rappresenta il miglior alleato degli Stati Uniti in Sudamerica, ecco che le implicazioni delle proteste sono molto importanti. Gli Usa ospitano diverse basi militari in Colombia la cui importanza strategica è diventata centrale da quando il Sudamerica è virato a sinistra negli ultimi dieci anni. Le elezioni in Colombia si terranno nel maggio 2014, e saranno elezioni centrali per capire il futuro del Sudamerica. Come se non bastasse oltre al problema della guerriglia endemica di Farc e Eln, c’è da segnalare anche la tendenza delle destre colombiane a sostenere il governo con la violenza politica. La Colombia è stata più volte condannata da Amnesty International e Human Rights Watch per le alte cifre di giornalisti, attivisti e sindacalisti assassinati. Basti pensare che gli agricoltori hanno denunciato l’intimidazione subita da gruppi paramilitari in diversi luoghi e che la polizia avrebbe offerto cinquemila dollari a chiunque identificasse i leader della protesta.

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