Colosseo a rischio crollo? Sì secondo Italia Nostra che denuncia: “Scavi Metro C pericolosi”Tribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Colosseo a rischio crollo? Sì secondo Italia Nostra che denuncia: “Scavi Metro C pericolosi”

Secondo Italia Nostra il Colosseo potrebbe essere a rischio crollo a causa dei lavori per la realizzazione della metro C. Sull’esposto dell’associazione si è mossa la Corte dei Conti che ha chiesto ulteriori accertamenti a Sovrintendenza e autorità competenti affinché ogni rischio sia scongiurato. 

Fonte: Oltremedianews

A leggere l’esposto vengono i brividi. “Il rischio è che (con gli scavi, ndr) i terreni di riporto potrebbero cedere e trascinare a terra il Colosseo”, causa i lavori della metro C. Così denuncia l’associazione Italia Nostra, da decenni impegnata nella salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali.

A finire sotto la lente d’ingrandimento della Onlus presieduta da Carlo Ripa di Meana sono gli scavi che si stanno preparando in questi mesi per l’inizio dei lavori della seconda tratta della metro C, quella che dovrebbe passare per il centro storico. “Verrà recintata un’immensa area su via dei Fori Imperiali. Progressivamente, si ridurrà lo spazio per il traffico a due sole corsie” dichiarano gli attivisti, che concludono: “Nello spazio così ricavato verrà costruita la gigantesca stazione della metro C. Il cantiere durerà fino al 2020”. A ben pensarci lo spettacolo che tanto i turisti quanto noi cittadini saremo costretti a vedere per tutti questi anni non sarà dei migliori. Con tutta quella ferraglia, tra gru, trivelle, impalcature e un buco di 50 metri, sembrerà di stare in un mega cantiere polveroso, piuttosto che in uno dei luoghi più belli e suggestivi del mondo. Un sacrificio che però saremmo tutti contenti di sostenere guardando ai benefici che un’opera come la metro C potrebbe significare per l’intera città. Se non fosse per quel presentimento (più una certezza, in verità) circa inevitabili “imprevisti” che potrebbero nel frattempo costringere alla convivenza forzata coi cantieri per un periodo che potrebbe andare ben oltre il 2020. Oltre che per quel problemino, per usare un eufemismo, circa il rischio crollo del Colosseo causa lavori, sottolineato da Italia Nostra e certificato dal neo-ministro Emma Bonino la quale sino a qualche mese fa definiva il progetto come “totalmente gestito dal sistema dei partiti e completamente chiuso ai cittadini. Minima competenza tecnica e massima competenza affaristica”.

Un futuro disastroso dunque per tutto il patrimonio artistico e culturale della Capitale, quello mostrato da Italia Nostra, cui è difficile sapere se credere o meno vista la normale carenza di competenze tecniche della cittadinanza. Lo sguardo allora si porge in cerca di certezze sulla Sovrintendenza. Possibile che anche l’ente possa accettare un simile scempio senza batter ciglio? Difficile crederlo, di sicuro si staranno prendendo tutte le precauzioni possibili. Ipotesi, invece, tutt’altro che trascurabie secondo Carlo Ripa di Meana che nel suo esposto di qualche mese fa affermava: “E’ l’ultimo ostacolo prima dell’apertura dei cantieri ma è sottoposta a fortissime pressioni e sta per cedere.Se non denuncerà la violazione della legge, che vieta di iniziare i lavori prima del completamento delle indagini archeologiche, lo faremo noi alla procura”.

Lo studio dell’associazione risale allo scorso febbraio. Nel frattempo il lavori di preparazione agli scavi sono continuati ad andare avanti senza incontrare alcun ostacolo da parte delle autorità competenti. Tutto bene dunque, finché il Procuratore regionale della Corte dei Conti nei giorni scorsi non ha reso noto di aver preso in esame, in tutta la sua gravità, l’eventualità che “la stabilità del Colosseo potrebbe essere messa a rischio”. Non solo, l’occhio della Corte potrebbe addirittura posarsi sull’altro filone dello studio di Italia Nostra, quello che denunciava l’obsolescenza del progetto della linea C (un progetto risalente agli anni ‘90 e ormai superato, secondo gli autori), e che ne evidenziava l’incremento dei costi nell’ordine, secondo quanto dichiarato di “1,9 miliardi di euro”. “Nessuna inchiesta è stata aperta dalla Corte dei Conti” si affrettano a dire dall’amministrazione comunale secondo la quale “l’attività del procuratore De Dominicis - precisano dal Campidoglio - si è concretizzata allo stato, quale atto dovuto, in una richiesta di informazioni in data 16 aprile scorso indirizzata alla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma”. Situazione confermata dallo stesso Procuratore, che nel ricordare che la Corte dei Conti non ha poteri interdittivi in materia ha confermato l’impegno: “mi riservo di chiedere – ha affermato nella missiva – alla Soprintendenza archeologica, al Ministero dei Beni Culturali e Ambientali e alle altre Autorità locali (Sindaco di Roma e Presidente della Giunta Regionale del Lazio) di effettuare gli opportuni accertamenti straordinari e di riferire a questo ufficio sui provvedimenti conseguenti che saranno adottati”.

Accertamenti che si spera siano stati già fatti, visto che le recinzioni sono già apparte in via dei Fori Imperiali. Così infatti ha riferito il Comune concludendo la sua nota: “L’amministrazione manifesta a tal riguardo la convinzione che tutti gli organismi tecnici ed amministrativi intervenuti nel corso di numerosi anni nella fase di progettazione della linea C della metropolitana abbiano compiuto ogni propedeutico accertamento necessario alla sicurezza, tra l’altro, del patrimonio archeologico acquisendo tutte le necessarie autorizzazioni da parte delle competenti autorità”. E ci mancherebbe altro, verrebbe da dire.

Michele Trotta

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