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domenica , 24 settembre 2017
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Combatte la mafia, lo querelano. Accade a Falcone

E’ questa l’allucinante storia di Antonio Mazzeo, giornalista free-lance colpevole di dedicare il suo tempo e la sua professionalità alla lotta alla criminalità organizzata e al militarismo. Un suo articolo in cui ha fatto nomi e cognomi, evidenziando la “zona grigia” tra affari, mafia e politica nel comune di Falcone gli è valsa una querela.

Lottare contro la mafia, in Italia, è difficile. Nulla di nuovo fin qui, anche se la storia del giornalista free-lance Antonio Mazzeo, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, merita di essere raccontata. Stiamo parlando di una terra, la Sicilia, cui Mazzeo tiene molto, non a caso appena può partecipa sempre volentieri a iniziative e dibattiti per spiegare alla cittadinanza che cos è il MuosA differenza di tanti, troppi parolai o maestri del complottismo, Mazzeo ha il vizio di dire solo cose che è in grado di provare e documentare, forse per questo dà così fastidio. Ma veniamo ai fatti.  “Accade (talora) che, invece di combattere la mafia, si cerca di zittire chi ne parla”, questa una frase pubblicata da Mazzeo su Messinaora.it, quotidiano che ha pubblicato un articolo nel quale il giornalista siciliano ha tracciato un quadro preoccupante ma preciso della situazione della penetrazione criminale nel comune di Falcone. Mazzeo si occupa da tempo del territorio del messinese ha deciso di svolgere un’ inchiesta sulla cittadina di Falcone,  da lui definita un paradiso mancato per il cemento che ha irrimediabilmente deturpato il suo splendido paesaggio. Un paesaggio, quello di Falcone, violentato anche dagli interventi successivi all’alluvione del 2008. Nella successiva ricostruzione la mafia di Barcellona Pozzo di Gotto avrebbe sentito odore di affari, e si sono gettate a capofitto. “L’economia agricola e vivaista  degli anni ’70 era dominata da Giuseppe Chiofolo che poi divenne un discusso collaboratore di giustizia. Successivamente la mafia ingrassò con i lavori autostradali e ferroviari, le megadiscariche di rifiuti di ogni genere, i piani di urbanizzazione selvaggia, i complessi turistico-immobiliari mentre le ville di Falcone erano utilizzate da latitanti palermitani e catanesi o ospitavano“killer efferati come Gerlando Alberti jr, condannato per l’uccisione della diciassettenne Graziella Campagna, testimone inconsapevole di affari mafiosi“: ha spiegato Mazzeo, ricordando come tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta il territorio in questione sia stato interessato da una feroce guerra di mafia. Mazzeo ha poi ricostruito la storia recente, ricordando come gli amministratori locali abbiano favorito parenti, imprenditori amici e famiglie con con assegnazioni di lavori da eseguire nel territorio circostante. Il giornalista ha anche menzionato la presentazione alle elezioni amministrative di una nipote di una delle famiglie in odore di mafia, e la sospetta aderenza da parte di Pietro Bottiglieri, vicesindaco, alla loggia massonica “Ausonia”, guarda un pò proprio di Barcellona Pozzo di Gotto.“Il sindaco Santi Cirella respinge ogni addebito” ha scritto Mazzeo, che ha poi affermato come  la “gestione della cosa pubblica sia stata, sempre, caratterizzata dal massimo rispetto delle norme e ispirata ai principi di legalità e trasparenza”.

L’articolo di Mazzeo si concludeva con la proposta avanzata da Rinascita Falconese: “L’unico modo per sottrarre il Comune alla cappa asfissiante sotto cui attualmente giace è quella di procedere, nel minor tempo possibile, all’invio di una Commissione prefettizia che accerti le condizioni per lo scioglimento del consiglio comunale e la decadenza dell’attuale sindaco per evidenti e costanti infiltrazioni di stampo mafioso nella gestione dell’amministrazione pubblica”, e con l’auspicio di Mazzeo “ci auguriamo che a Falcone non si ripeta quanto accaduto nella vicina Barcellona Pozzo di Gotto, due volte graziata dal Governo in meno di cinque anni, nonostante i gravissimi rilievi delle commissioni prefettizie d’inchiesta.” Per tutta risposta Mazzeo è stato querelato. Ecco cosa succede in Italia a chi non si rassegna e vuole sviscerare le zone grigie delle collusioni tra affari e malaffari, politica e mafia.Per questo come Tribuno del Popolo noi ci teniamo a dare la nostra solidarietà attiva a un giornalista a tutto tondo come Mazzeo. Ce ne fossero di giornalisti come lui.

 

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