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sabato , 25 marzo 2017
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Come mai, gli sprechi della pubblica amministrazione

Pubblica amministrazione e spreco. Non solo  due parole messe insieme da una retorca da campagna elettorale, bensì un binomio purtroppo riscontrato dalla Corte dei Conti che in un suo recente rapporto ha denunciato i casi più rilevanti.

Fonte: Oltremedianews.it

pubblica amm

“In base ad un calcolo necessariamente provvisorio si calcola in oltre 293,632 milioni di euro” l’ammontare dei casi ditruffe e sprechi più eclatanti che coinvolgono più o meno direttamente la pubblica amministrazione e che hanno provocato un danno economico all’erario; così la Corte dei Conti in un dossier messo a punto dalla sua procura generale.

Dal ponte della costituzione di Venezia ai lavori post-sisma in Abruzzo, passando per le multe non pagate e per investimenti sui derivati. Tantissimi sono i casi di spreco più gravi che sono stati presi a campione dal dossier della Corte dei Conti.
In Campania una citazione per un danno di circa 43 milioni di euro ha riguardatola gestione del contratto per la bonifica e lo stoccaggio dei rifiuti nel litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano.
A Venezia, il ponte che fa scivolare. E’ il Ponte della Costituzione, dell’archistar spagnolo Santiago Calatrava, per il quale la Corte dei Conti ha riscontrato “comportamenti colpevoli del progettista e del direttore dei lavori”. Tanti scivoloni per i turisti e un danno all’erario di 3,467 milioni di euro.
Non va meglio a Firenze, dove a causa degli errori riscontrati nella gestione del personale, dove sono stati riscontrati finanziamenti a pioggia per gli addetti al Comune, il danno rilevato è di 50milioni di euro.
Se poi in Sicilia alcune nomine di consulenti sono finite sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti in quanto beneficiate da soggetti sprovvisti di titoli professionali idonei, in Sardegna ci sono casi in cui le amministrazioni hanno finanziato l’acquisto di barche salvo poi lasciarle ormeggiate a causa della “carenza il personale per la conduzione dei mezzi”.
Infine ci sono i casi degli scandali emersi nel lavori post-sisma in Abruzzo, quello del parcheggio messo sotto sequestro a Genova perché insisteva in un sito sottoposto a vincolo storico-paessaggistico o quello del giro di mazzette scambiate nelle camere mortuarie dei nosocomi di Milano.

Si tratta, come specifica lo stesso rapporto, soltanto di esempi eclatanti ma l’ammontare esatto degli sprechi della pubblica amministrazione è molto difficile da ricavare. Volendo continuare con alcuni esempi illustri vengono in mente le denunce della Corte dei Conti circa la gestione di municipalizzate come l’Ama di Roma che gli stessi magistrati contabili hanno definito “dissennata”; per non parlare poi degli scandali che hanno travolto la politica legati ai rimborsi elettorali nel Lazio. Infine, sempre secondo la Corte, c’è una nuova bomba pronta a deflagrare e a mandare sul lastrico decine di amministrazioni locali: sono presenti nei bilanci di moltissimi comuni d’Italia, introdotti da Tremonti ed usati da molte amministrazioni per gonfiare i bilanci, si chiamano “derivati”. Si tratta di prodotti finanziari molto rischiosi che consentono a chi deve gestire entrate e uscite di un ente di alleggerire il debito in titoli che possono garantire facili guadagni ma anche perdite cospicue. E proprio il superficiale ricorso a questi artifici sta producendo un enorme quantità di perdite cui le amministrazioni stanno trovando difficoltà a far fronte.

Insomma volendo si potrebbe continuare all’infinito ma un dato è certo: gli sprechi della pubblica amministrazione sono uno dei fattori che mina l’economia del nostro paese, tanto quanto l’evasione fiscale, la corruzione e la mafia.
Allora viene da chiedersi come mai nonostante le tante promesse fatte in questa campagna elettorale sono vent’anni che si parla di informatizzazione della pubblica amministrazione senza grossi risultati?
Come mai si parla di redditometro per i cittadini ma non si applicano medesimi criteri di trasparenza ai bilanci degli enti pubblici?
Come mai esiste anche soltanto la possibilità che i rimborsi elettorali possano essere utilizzati per cene e viaggi di piacere?
Come mai si consente a piccole amministrazioni locali di investire sui mercati finanziari coi soldi dei cittadini pur non avendo la competenza necessaria?
Come mai nonostante ampie maggioranze parlamentari leggi anticorruzione più efficaci leggi sulle assunzioni del personale non vengono approvate ed applicate?
Come mai i comuni possono andare in rosso e fallire e la stessa cosa non può succedere a banche, grandi imprese e grossi gruppi finanziari?
Come mai la politica controlla l’economia ma i cittadini non controllano la politica e l’amministrazione della cosa pubblica?

 Michele Trotta
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  1. Ci passo tutti i giorni su quel ponte …

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