Come rendere la cultura il volano della crescita economica?Tribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Come rendere la cultura il volano della crescita economica?

Spesso ci si perde in fiumi di teoria perdendo di vista l’elaborazione di proposte concrete per trasformare la cultura in un volano per la crescita economica. Da qui la necessità di pensare a un modello di sviluppo nuovo, che parta proprio dalla valorizzazione concreta delle potenzialità italiane. 

Può essere la cultura un volano per la crescita economica? Può e dovrebbe ma non lo è, e anzi proprio nel Paese che detiene la più alta percentuale al mondo di beni culturali si assiste al proliferare di un pensiero pernicioso che vede nella cultura un qualcosa di superfluo, con cui “non si mangia”. Solo per fare un esempio l’Italia è attualmente la nazione a detenere il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità, ben 51 contro i 48 della Cina, ma basta guardare una cartina del mondo per osservare come il territorio della Repubblica Popolare cinese sia decine e decine di volte più grande dello Stivale. Da qui la necessità di realizzare un modello di sviluppo unico e “tagliato su misura” sul nostro Paese, e per farlo bisogna necessariamente passare da una rivoluzione culturale che porti gli italiani a considerare la cultura un valore su cui investire risorse economiche e umane e non un inutile orpello anche un pò fastidioso che bisogna mantenere con risorse pubbliche sempre più scarse che vengono tagliate continuamente. E invece, al contrario, uno Stato avveduto investirebbe miliardi di euro nelle infrastrutture per il turismo, nella valorizzazione dei siti archeologici, nella costruzione di nuovi musei per valorizzare tutti i reperti stipati nella polvere dei magazzini, e magari questo permetterebbe anche di assumere migliaia di giovani laureati in beni culturali che sono persi nei meandri della precarietà dei call center e delle Partite Iva. Tutto questo chiaramente presupporrebbe la volontà di politica di costruire opportunità di benessere per i propri cittadini ed è quindi assolutamente inapplicabile in un mondo dove l’unica leva sembra essere il profitto. E il bello è che la cultura potrebbe anche essere messa a valore per produrre profitto, e facendolo con investimenti pubblici lo farebbe quindi per la comunità, magari consentendo a lungo termine di abbassare il carico fiscale su alcune fasce della popolazione. Ma quale forza politica sembra farsi portavoce di queste istanze? Proprio per questo motivo bisognerebbe rompere l’egemonia culturale di matrice anglosassone che sta pervadendo la vita pubblica e politica, e riportare al centro dell’agire politico invece quello che realmente servirebbe allo sviluppo del Paese. E guardando al futuro dato che l’automazione e l’abbassamento dei salari medi sono ormai delle certezze, perchè non puntare sull’unica ricchezza immortale di cui l’Italia è piena? Forse perchè non permetterebbe a pochi di fare soldi ma sarebbe un modo per socializzare i profitti derivanti dalle risorse pubbliche, e quindi comuni, del Paese..

Tribuno del Popolo

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