Commissioni: Pd e Pdl d'amore e d'accordo sugli organi di controllo. Protesta Sel.Tribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Commissioni: Pd e Pdl d’amore e d’accordo sugli organi di controllo. Protesta Sel.

Con l’assegnazione delle ultime tre presidenze parlamentari, Pd e Pdl spartiscono le briciole del sistema democratico tra le opposizioni, escludendole però di fatto dalla consultazione. Alla Lega la poltrona più ambita, dura contestazione di Sel.

Fonte: Oltremedianews

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I capigruppo di Pd e Pdl, Luigi Zanda e Roberto Speranza per il Pd, Renato Schifani e Renato Brunetta, accompagnati da Maria Stella Gelmini, per il Pdl, si sono riuniti in un vertice a Montecitorio per decidere – arbitrariamente, ha accusato qualcuno – l’attribuzione delle ultime tre presidenze parlamentari. Poltrone che per prassi o per legge sono assegnate ad esponenti dei partiti di opposizione che in questo caso non sono stati minimamente consultati. Anomalia democratica non indifferente.

Le presidenze del Copasir, della Vigilanza Rai e della Giunta elezioni e immunità del Senato vanno quindi rispettivamente a Giacomo Stucchi, Lega Nord, Roberto Fico, Movimento 5 Stelle e Dario Stefano, Sel.
La questione più “torbida” riguarda il Copasir, ovvero il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, organo che controlla i Servizi segreti. La votazione si è svolta ieri intorno alle 13:30, conclusasi con l’elezione a presidente del leghista Stucchi, ex capogruppo della Lega alla camera e fedelissimo di Maroni, che ha ottenuto il consenso di Pd, Pdl, Lega e Scelta civica. Contrari i tre esponenti del Movimento 5 Stelle, che sostenevano la candidatura di Vito Crimi, ed il rappresentante di Sel, Claudio Fava, che era stato proposto dal suo partito per la stessa carica.

In mattinata il partito di Nichi Vendola si è espresso in maniera molto critica contro l’ennesimo inciucio tra Pd e Pdl. “Apprendiamo che sulle presidenze di due commissioni bicamerali che per legge e per consuetudine spettano alle opposizioni, decidono invece i partiti della maggioranza – è il commento del coordinatore nazionale di Sel Francesco Ferrara – Non possiamo accettare né il merito né le modalità”. “Ancora oggi – aggiunge Ferrara – non ci viene spiegato perché Claudio Fava, candidatura forte e autorevole, non sia adeguato a fare il presidente del Copasir. Ci ripensino”.

A guardare il curriculum di  Claudio Fava il veto sembrerebbe facilmente spiegabile. Il parlamentare di Sel infatti ha guidato l’indagine di Strasburgo sul caso Abu Omar e le ’extraordinary renditions’, i rapimenti di presunti estremisti islamici da parte dei servizi segreti statunitensi ed europei. Sul caso dell’imam di Milano, rapito nel 2003 dalla Cia in Italia e trasferito in Egitto dove venne recluso, interrogato e, con ogni probabilità, torturato; è stato posto infatti il segreto di Stato, in successione dai governi Prodi, Berlusconi ed infine Monti.

Alla luce di questi fatti non stupisce la scelta di una figura politica più accondiscendente. Oltretutto la questione non si esaurisce qui perché se è vero che la presidenza del Copasir va assegnata per legge alle opposizioni, si incontrano delle perplessità nel connotare la Lega come tale. Infatti il Carroccio si è limitato ad astenersi durante le votazioni alle due camere sulla fiducia al governo. In sostanza un’opposizione di comodo, che desta quantomeno il sospetto di un accordo preventivo con i partiti di maggioranza.

Con 29 voti Roberto Fico del Movimento 5 Stelle è stato eletto invece presidente della commissione di Vigilanza Rai che, in concreto, non ha alcun potere sulle nomine interne, sulla linea editoriale di Tg e Gr, sulla valorizzazione di Internet e, soprattutto, non può in alcun modo entrare nel merito delle scelte di palinsesto operate, in piena autonomia, dai direttori delle reti. La funzione più incisiva, se così si può definire, della Vigilanza è quella di formulare i calendari delle tribune politiche prima delle elezioni e di esercitare un blando controllo sulla loro reale applicazione.

Dunque la spartizione concordata del potere tra PD e PDL procede incontrastata, verso una pericolosa deriva antidemocratica. E il dubbio sorge spontaneo: per quanto si potrà tollerare questa situazione?

Giulio Mario Morucci

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