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lunedì , 29 maggio 2017
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“Compagno, scendi da quel palco”. Letta aperta di Vauro a Dario Fo

Si è tenuto ieri a Genova il terzo V-day della storia grillina. Tra polemiche, slogan e urla fragorose non sono passati inosservati alcuni motti come il “siamo futuristi” di Casaleggio ed il “Vincere e vinceremo” di Dario Fo. E in un mondo dove esiste l’entropia è innegabile che ciò richiami alla mente uno dei fenomeni meno edificanti della nostra storia. 

Fonte: Oltremedianews

Da quando il MoVimento 5 Stelle si è affacciato con prepotenza sulla scena politica italiana, non sono mancati inquietanti parallelismi tra i toni del ventennio fascista e quelli dei folkloristici comizi del leader Beppe Grillo. Che la retorica dell’ex comico non sia propriamente ispirata ai dettami del codice cavalleresco è una scontata constatazione e onestamente, per quanto le condizioni storiche e l’evidenza possano suggerire il contrario, non è del tutto insensato ricordare le arringhe nazi-fasciste mentre si assiste ad un comizio grillino. La morte dei partiti, il superamento delle categorie di destra e sinistra, il “mandiamoli tutti a casa”, il recentissimo “oltre” – tanto ermetico quanto echeggiante il mito dell’oltreuomo nel suo senso deteriore e distorto – e altri motteggi più o meno goliardici, non sono una peculiarità o una novità del MoVimento.

I detrattori più infervorati non faranno fatica a ricordare i poco edificanti tentativi apologetici del fascismo della Lombardi, le molte dichiarazioni di ex repubblichini e missini che hanno aderito con entusiasmo al M5S, le aperture di Grillo a Casapound, l’evocazione delle purghe, il mito dell’uomo forte e altre storie del genere, ma identificare i grillini e i neofascisti rischia di essere insensato per lo stesso motivo per cui non si possono nemmeno scindere esattamente i due fenomeni. La scienza, per questioni molto più interessanti ed importanti, chiama “entropia” la tendenza al disordine di un qualsiasi sistema fisico e tale attitudine è alla base dell’importantissimo II principio della termodinamica, quello per cui è impossibile rimettere il dentifricio nel tubetto una volta che ne è uscito, per cui non si può ricompattare un vaso dopo che si è rotto e per cui, generalizzando e reinterpretandone il senso, nessun evento può ripetersi esattamente identico a se stesso due volte. Il senso di questa digressione sta nel fatto che i grillini e i fascisti sono sostanzialmente diversi – almeno in media -, ma motteggiare e ripercorrere i tòpoi fascisti evoca anche nei più benevolenti un certo grado di correlazione.

Marx arguiva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa e un ampio filone della storiografia di stampo marxista adotta l’analogia storica come mezzo di comprensione del presente. Marx o non Marx, ieri chiunque abbia ascoltato il discorso di Grillo non può essere rimasto indifferente al “siamo futuristi” di Casaleggio e al “dobbiamo vincere e vinceremo” uscito dalla bocca di una persona che tanto somigliava a Dario Fo. Chiunque abbia un minimo di coscienza e conoscenza storica non può esimersi dal ricordare il Programma di San Sepolcro del 1919 e, in modo ancora più pregnante, il delirio di Piazza Venezia. Ma se il guru pentastellato ci ha abituati al suo rozzo eclettismo, sentire quelle parole in bocca a Dario Fo ha fatto storcere il naso a più di qualcuno, soprattutto a chi se lo ricorda come l’anarchico anticlericale censurato dal governo Andreotti. Lo sa bene Vauro che in una lettera aperta scrive all’amico di scendere dal palco e rinsavire.

“Dobbiamo vincere e vinceremo. Che brutte parole. Sì, certo, c’era anche la parola “rivoluzione” che ti piace e piace anche a me. Però non è rivoluzione strillare che tutti sono morti, cadaveri. E se lo è non mi piace. Non mi piacciono i portatori di verità assolute ed indiscutibili, non mi piace chi non ha dubbi e non mi piacciono nemmeno le piazze quando non sanno che ripetere le parole del capo”. Questo lo sfogo di Vauro sul suo blog.

Dopo poco meno di un anno dall’insediamento in Parlamento lo tsunami grillino è diventato quasi un pacioso ondeggiare intorbidito solo da qualche inaspettato guizzo. Le loro eterogenee lotte politiche, spesso sconclusionate ed ingenue, sono poco più che una ninna nanna melliflua rispetto alle purghe e alle spedizioni punitive fasciste, ma visto che l’entropia funziona da prima del loro ingresso in politica non se la prendano qualora qualcuno si permettesse di fargli leggere un qualsiasi libro di storia.

 Fabrizio Leone

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