"Complaining Italy”: The Economist massacra BerlusconiTribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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“Complaining Italy”: The Economist massacra Berlusconi

Il tanto autorevole quanto criticato settimanale londinese lancia una sferzante critica ai danni di Silvio Berlusconi, etichettato come “burattinaio” e “media magnate”. Ecco cosa vedono e dicono di noi all’estero.

Fonte: Oltremedianews

Qualche giorno fa abbiamo riportato le impressioni di alcuni tra i maggiori quotidiani mondiali sulla vicenda della decadenza del Cavaliere (vai all’articolo: http://www.oltremedianews.com/14/post/2013/09/decadenza-di-berlusconi-le-opinioni-dal-mondo.html). E non senza un certo rammarico abbiamo constatato come quasi tutti i commentatori politici internazionali, sia progressisti che conservatori, parlassero della situazione italiana con toni decisamente affilati, stupiti e a tratti divertiti. Ma questa non è di certo una novità. Non è una novità nemmeno che il settimanale “The Economist” lanci i suoi strali contro il Cavaliere, ma questa volta i toni sono davvero oltre ogni standard prescritto dalla consuetudine inglese dell’understatement, che può essere reso con “minimizzare” o, con una perifrasi, “smorzare i toni”. Dopo un articolo dello scorso 28 settembre, in cui sulla foto di un sornione Berlusconi capeggiava l’eloquente titolo “ancora il burattinaio”, la rivista ha dedicato al Cavaliere un secondo approfondimento al vetriolo prendendo spunto dalle parole di Enrico Letta.

Qualche giorno fa infatti il premier aveva assimilato se stesso a Bill Murray nella commedia “Il giorno della marmotta”, in cui egli vive più volte la stessa identica giornata, e l’Economist ha ruvidamente spiegato il deja-vù del premier sostenendo che, a ben vedere, l’Italia negli ultimi venti anni non ha compiuto un solo passo in avanti. “Quando Berlusconi nel 1993 ha lanciato Forza Italia, George Bush senior aveva appena terminato il suo incarico […]. Da quel momento ben nove leader hanno guidato la sinistra. Ma sul lato destro c’è stato solo lui. E’ questa la vera anomalia della politica italiana: un partito conservatore non tanto guidato quanto posseduto da un solo uomo immensamente ricco; un partito di destra con una democrazia interna ristretta e in cui le preferenze dei militanti, dirigenti ed eletti possono, e spesso sono, essere completamente disattese”. Non male per un commentatore tradizionalmente conservatore.

Dopodiché l’Economist passa in rassegna le questioni sulla stabilità di governo e sulla vacillante situazione finanziaria del Paese. Come tutti sappiamo infatti la caduta del governo Letta, benché prevedibile e probabilmente auspicabile a livello politico, rischierebbe di ritardare ulteriormente i lavori di stabilizzazione delle finanze pubbliche facendoci sforare il ferreo rapporto del 3% tra deficit e Pil. Conseguenza di ciò sarebbe un già predetto declassamento del rating nazionale e la chiusura totale di accesso al credito. La rivista pone mette poi sotto la sua lente di ingrandimento le recenti e recentissime divisioni tra falchi e colombe, estremisti e moderati, del partito, evidenziando come l’ala dei berlusconiani pare essere per la prima volta in minoranza.

Ovviamente non poteva mancare il fulmen in clausola. “Anche se la politica italiana è sempre stata caratterizzata da stratagemmi e tatticismi, forse la destra italiana potrebbe aver superato definitivamente Berlusconi. Confrontatosi con un inedito affronto alla sua autorità lo scorso fine settimana, il magnate dei media potrebbe essere stato sommerso”. La rassegna si chiude con un monito per le “colombe”, “moderati” o comunque chi non è più con Silvio. Anche tre anni fa pareva si fosse arrivati ad un punto simile con lo strappo di Fini. Tenete a mente, pare voglia ammonire il settimanale, la fine che ha fatto il suo partito moderato. Per ora tale evenienza potrebbe non verificarsi vista la decisioni del leader del Pdl di evitare lo strappo con i suoi, ma il Caimano ci ha abituati già in altre occasioni ad improvvisi cambi di tattica.

Fabrizio Leone

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