Con gli F35 non ci spegniamo gli incendi!Tribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Con gli F35 non ci spegniamo gli incendi!

Nei primi 4 mesi di questo 2013 i bambini uccisi in Afghanistan sono arrivati a 414, +27% rispetto allo stesso periodo del 2012 (dall’annuale rapporto Unicef). Alla fine dell’anno saranno oltre un migliaio, 1304 nel 2012 che tuttavia era iniziato molto meglio rispetto a quest’anno.

Nessun responsabile per i morti in queste “guerre umanitarie” che dietro al paravento della democratizzazione e della civilizzazione nascondono il carico di business tipico del keynesismo militare, ossia di chi trova i soldi per i cacciabombardieri, ma non per le elementari spese sociali.Un massacro che ha diverse facce, quella esplicita del bambino cadavere fuori dai confini patrii e quella dello suicidio economico, del massacro schiavista, della quotidiana violenza di genere all’interno dei confini italici. Il tutto viene occultato abilmente dal solito gioco dello scarico di responsabilità. Governi “tecnici”, presidenti “super-partes”, governi di “responsabilità nazionale” e di “larghe intese” tutte facce della medesima medaglia. Tutti schierati per la medesima politica economica austeritaria responsabile dello suicidio di massa. Tutti indifferenti alle sofferenze di un popolo che li delegittima, seppur indirettamente. Tutti strenui sostenitori delle macchine di morte. Emblematico proprio il caso degli F 35 partito da Cameri (NO) con il diktat dell’austero Monti e portato avanti acriticamente dal governo pure dopo le elezioni (vedi mio approfondimento: http://www.ilbecco.it/nazionale-2/politica/item/420-f35-un-caso-emblematico.html ). Gli F35, come il Tav, come il Muos e si potrebbe continuare in una lunga sequela di pazzie megalomaniache portate avanti da un paese che cerca grottescamente di rimanere agganciato al mito della modernità proprio quando questo mito si spappola sotto la crisi globale che investe i Brics e che fa porre in discussione pure le spese (esorbitanti) per il calcio in Brasile! Tuttavia, nel caso dei cacciabombardieri c’è un problema morale, di responsabilità e di giustizia che travalica gli argomenti economici. Per questo è stata quantomeno fuori luogo l’uscita della segreteria CGIL all’incontro unitario, proprio sugli F35. Occorre contestare gli F35 da un punto di vista radicale, in quanto macchine di morte prodotte e non solo inutile sperpero di denaro pubblico.
Bisognerebbe far capire a lor signori, che questi F35 sono progettati e realizzati per portare un carico di 1800 kg di bombe (comprese quelle a grappolo vietate dalla Convenzione Onu ratificata nel 2011 e le atomiche recentemente inviate dagli States) da scaricare sulla testa di civili inermi, più varie tipologie di missili che variano a seconda delle missioni. Invocare lo spirito di indignazione che recentemente viene raccolto nelle piazze globali, per portarlo a Cameri e in tutti i centri di produzione di queste macchine infernali. Gli stessi tecnici dovrebbero ribellarsi alla costruzione della morte altrui, perché di vera e propria costruzione di morte si tratta, a meno di credere al buon Boccia (rappresentante ufficiale, dopo i Letta, del “governo di larghe intese”) che ha decretato la funzione positiva di questi volatili d’acciaio, identificandola nello spegnimento d’incendi. Non si sa mai, d’estate potrebbero sempre servire un paio di F35 in più …

Alex Marsaglia

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