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martedì , 23 maggio 2017
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Con il cuore al Social Forum mondiale di Tunisi

In questi giorni si sta svolgendo a Tunisi il Forum sociale mondiale, un appuntamento straordinario. Non sono fra quelli che hanno idealizzato questo “luogo”, ma nello stesso tempo – voglio dirlo con franchezza – credo che sottovalutarlo o meglio ridurlo ad una sorta di “carnevalata” sia un errore gravissimo e sintomo di una miopia assoluta (male che a volte ha lambito anche il nostro Partito). Per questi motivi mi dispiace moltissimo non poter essere in queste ore a Tunisi.

tunisiaproteste

Avrei voluto essere lì, insieme ai compagni tunisini che lottano per evitare che il loro Paese sprofondi nella violenza e nell’oscurantismo religioso, avrei voluto parlare e stare vicino ai compagni del Partito di Chokri Belaid, il leader progressista e comunista recentemente assassinato davanti alla propria abitazione, per fargli sentire la nostra solidarietà e consolidare l’amicizia che li lega al Pdci, avrei voluto incontrare i rappresentanti dei tanti partiti comunisti che in quel “luogo” sono di casa, penso ai brasiliani del PCdoB o agli indiani dei due partiti comunisti, avrei voluto condividere questa esperienza con i compagni italiani delle tante associazioni e organizzazioni, a partire dalla Fiom e dai sindacati di Base, che ritengono che provare a pensare un mondo diverso sia possibile e necessario.

Avrei voluto, infine, essere fra quelli che ieri manifestavano per le vie di Tunisi ricordando al mondo e alla Tunisia che i principi per i quali tante giovani e tanti giovani in questi mesi sono scesi in piazza – i veri protagonisti delle cosiddette “primavere arabe” – sono cosa ben diversa dagli interessi incarnati dai governi di Tunisi e Il Cairo.

E’ quindi con il cuore oltre il Mediterraneo aspettando le immagini che nei prossimi giorni ci faranno vedere le piazze piene di giovani e che sabato ci mostreranno la grande manifestazione internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, che scrivo questa breve nota, stretto fra compatibilità economiche e scelte di priorità che mi hanno impedito di essere dove avrei voluto. Il Forum Sociale mondiale di Tunisi rappresenta una occasione preziosa per interrogarsi su cosa sta succedendo da due anni nel mondo arabo, una occasione per leggere le “primavere” fuori dalla retorica, ma anche fuori dalle strumentalizzazioni. Certo questi incontri racchiudono esperienze contraddittorie e a volte antagoniste fra loro, non producono – se non con estrema difficoltà – sintesi apprezzabili, ma è innegabile che ad oggi rappresentano l’unico luogo davvero mondiale dove potersi confrontare o forse solo incontrare.

Mi ha spinto a scrivere queste brevi considerazioni il desiderio che la nostra non partecipazione non sia interpretata come un distacco da questa esperienza che fino ad oggi ci aveva sempre visti come attori interessati quando non protagonisti. Tutti sanno del recente disastro elettorale che sta mettendo in seria difficoltà il nostro Partito e che in questi giorni ci obbliga tutti a pensare ed immaginare una difficilissima ripartenza, che fra l’altro non può prescindere dal saper comprendere e dal saper dialogare con queste realtà. Un disastro elettorale che ha tanti risvolti, fra i quali delle inevitabili ricadute economiche che implacabilmente mortificano aspirazioni e volontà. E’ la legge del “potere e volere”, e di come in certi momenti il volere viene piegato da ciò che si può o non si può fare. Noi però non vogliamo arrenderci e anche da questa constatazione vogliamo ripartire per provare a costruire nuove opportunità per un partito comunista in Italia. Questa volta non siamo a Tunisi e faremo sentire dall’Italia la nostra solidarietà e la nostra condivisione, ma ci saremo domani, ci saremo ai prossimi appuntamenti.

A proposito del legame di questo Forum mondiale con la questione delle “primavere” arabe voglio chiudere sottolineando un fatto, certamente parziale, ma sintomatico di quello che abbiamo di fronte. La questione del Bahrain.

Il silenzio. Un lenzuolo bianco, una coltre di nebbia fittissima, che oscura qualsiasi notizia possa arrivare a noi, alterando quella verità imperante frutto di una pessima informazione. E’ quanto sta accadendo in questi giorni in Bahrain, dove le proteste contro il governo filosaudita in questi mesi non si sono mai fermate. Proprio tre giorni fa infatti si è tenuta a Manama una grande manifestazione per chiedere un radicale cambiamento politico. Questa è stata solo l’ultima delle proteste che in questi ultimi giorni si sono intensificate, scatenando una repressione da parte della polizia e soprattutto delle forze di sicurezza dell’occupante saudita. Infatti il piccolo emirato da oltre un anno è occupato da contingenti armati mandati a ristabilire l’ordine e a preservare lo status quo dalla vicina e potente Arabia Saudita. Alla faccia dell’indipendenza del paese. E’ la risposta delle petrolmonarchie alla primavera del Bahrain, ma evidentemente la libertà di una donna e di un uomo del Bahrain contano meno, molto meno, di quella di un cittadino siriano o iraniano, visto che su questa rivolta nessuna colonna di inchiostro è stata spesa sui nostri media. Niente. No un articolo, non un filmato. Qui tutto deve restare immobile, fermo, perché sotto attacco sono gli interessi dei nostri “amici”, ovvero quelle dittature che per il solo fatto di aver scelto alleati vincenti sono al sicuro da ogni critica.

Ma nonostante le repressioni e i fermi di numerosi leaders sindacali e studenteschi la protesta va avanti e si rafforza. Per denunciare queste situazioni sono iniziati anche alcuni scioperi della fame. Fra tutti preoccupano i casi di Zainab al-Khawaja e di suo padre Abdulhadi al-Khawaja, che hanno iniziato uno sciopero della sete e della fame 17 marzo, rischiando – come denunciano i medici delle organizzazioni per i diritti umani – di vedere compromesse nel giro di pochi giorni importanti funzioni vitali.

Maurizio Musolino, Coordinatore Dipartimento Esteri PdCI, Fonte: Marx21

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