Con il nuovo lavoro di M.Moore "Where to invade Next", il "Re" è di nuovo nudoTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Con il nuovo lavoro di M.Moore “Where to invade Next”, il “Re” è di nuovo nudo

Michael Moore è tornato e farà discutere per il suo nuovo lavoro “Where to invade Next” in cui demolisce l’ “American Dream” mostrando come gli Usa pensino di vivere nel paradiso e invece abbiano molto, ma molto, da invidiare alla vecchia Europa. Ma la propaganda spesso riesce a essere più efficace della realtà e sono milioni i giovani europei che continuano a “sognare” l’America…

Diciamocelo pure, gli italiani di solito tendono a vedere negli Stati Uniti un modello, e questo avviene a seguito di decenni di propaganda Made in Usa risalenti già alla Guerra Fredda in cui tramite Hollywood e non solo il “modello americano” si è imposto in tutta Europa. Il sogno americano è diventato parte della cultura europea ma è stato largamente indotto, e infatti scavando sotto la coltre di propaganda emerge una verità scomoda che ci mostra come forse noi poveri e vecchi europei siamo molto più fortunati degli americani medi. Michael Moore in questo senso è uno dei registi più attenti alle tematiche sociali e che si propone di sfatare i miti della propaganda mostrando il vero volto degli Stati Uniti, un volto che spesso in molti non vogliono vedere. Del resto avevamo già imparato a conoscere Moore con il suo film da Oscar Bowling a Columbine, ma questa volta ha deciso di stupire tutti con il suo nuovo lavoro: “Where to invade Next”,  un film che tutti i fan dell’ American Way of Life dovrebbero vedere per imparare magari a valorizzare meglio ciò che la “Italietta da Terzo Mondo” offre loro.

Where to invade Next è un film duro con cui Moore si chiede che cosa manchi agli Stati Uniti e che cosa possano prendere da altri paesi per migliorare. Il titolo è ovviamente allusivo e provocatorio e fa riferimento al fatto che i contribuenti americani debbano ogni anno versare circa il 60% di tasse all’esercito, non proprio bruscolini e soprattutto non proprio un esempio virtuoso. Moore nel corso del film compie un viaggio in Europa visitando Italia, Francia, Portogallo, Svezia, Norvegia, Islanda, Finlandia, Slovenia e Germania. Un viaggio nel cuore del’Europa e poi anche in Tunisia per scoprire che evidentemente gli americani hanno molto da apprendere e imparare e non poi così tanto da insegnare. Ad esempio in Italia Moore invidia il diritto al lavoro, con tutta una serie di diritti come le ferie retribuite, la maternità pagata, più vacanze, che noi italiani ormai siamo abituati a dare per scontati ma che in America non lo sono affatto, al punto che Moore arriva persino a invidiare il nostro sistema tanto vituperato. In Francia Moore ad esempio mostra il funzionamento delle mense scolastiche, e persino in Tunisia mostra come gli americani abbiano qualcosa da imparare. Insomma un documentario-film in perfetto stile Moore che mostra ancora una volta come sotto la patina di propaganda a stelle e strisce si nasconda in realtà un paese che ha molto da imparare e che non ha diritti che altrove sono considerati normali. Uno schiaffo fragoroso in pieno volto a quei radical chic che continuano ad atteggiarsi all’americana magari proponendo gli Usa come modello e smantellando quei diritti e quelle tutele che ancora ci permettono, dopotutto, di ritenerci fortunati. Ancora per poco certo, ma allora bisognerebbe chiedersi cosa ha determinato tutte quelle cose positive, siete sicuri che sia stato il capitalismo?

Tribuno del Popolo

Photo Credit By nicolas genin [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

 

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