Con o senza embargo Cuba fa ancora pauraTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Con o senza embargo Cuba fa ancora paura

Con o senza embargo Cuba fa ancora paura

Da qualche settimana molti giornali parlano di Cuba con toni entusiastici evocando la felicità vera o presunta della popolazione finalmente libera di poter sognare e altre amenità. Più che di una analisi della realtà però si tratta dei desiderata di certi opinionisti pseudodemocratici per cui l’esistenza stessa di una Cuba sovrana e socialista rappresenta una vergogna intollerabile. 

Fino a qualche mese fa ogni qual volta si parlava di Cuba una certa categoria di intellettuali benpensanti, gli stessi che hanno esultato quando Barack Obama ha vinto le elezioni per intenderci, storcevano il naso parlando di una feroce dittatura e nominando quel nome tanto odiato e temuto “Fidel Castro”, come a evocare un antico “babau” che evoca sinistre paure che ormai si pensavano dissipate nelle sabbie del tempo. E ben si comprende come mai Cuba facesse venire mal di pancia a tutti i “democrats” del mondo, perchè Cuba con la sua stessa esistenza rappresentava plasticamente quello che loro si sono sempre rifiutati di accettare, ovvero che uno Stato socialista possa esistere e nonostante tutto riuscire a costruire una società più giusta, egualitaria, e in grado di garantire a tutti i i suoi cittadini il diritto alla casa, alla cure mediche e all’istruzione. E già perchè la stessa esistenza di Cuba nonostante l’0dioso e inspiegabile embargo, nonostante una invasione subita e decine di attentati organizzati contro la sua sovranità, dimostra anche quanto sia possibile ottenere dei risultati guidati solamente dagli ideali e da una ideologia diversa da quelli del capitalismo e da quella del denaro, l’unico pensiero unico che si sta affermando con la globalizzazione. Fidel, Raul, il Che e Camilo Cienfuegos hanno fatto quello che hanno fatto perchè credevano negli ideali del socialismo e perchè credevano che in nome di essi valesse la pena tentare di costruire una società diversa. Nulla potrà cancellare tutto questo, nemmeno le parole di Obama che sono subito state trionfalisticamente equivocate da una schiera di pseudointellettuali che bramavano famelici una qualsiasi notizia che permettesse loro di sognare della fine del socialismo a Cuba. Ma il socialismo a Cuba non è finito, Raul Castro lo ha detto chiaramente, a scanso di equivoci, anche se qualcuno non vuole capire. E infatti da Rai News fino a “La Stampa” sono tornati tutti alla carica parlando di una Cuba più felice, di una Cuba che sogna, di una Cuba che sostanzialmente secondo loro non vede l’ora di defenestrare la turpe e schifosa dittatura comunista per aprire alla gioia e alla felicità del cosiddetto libero mercato. Una manipolazione per certi versi goebbelsiana che la dice lunga sull’integrità morale e sulla onestà intellettuale di coloro che controllano l’informazione nel nostro Paese e in Europa. Tutte le conquiste della Cuba socialista per costoro valgono come carta straccia, e notare che stiamo parlando di intellettuali che di certo non stanno male economicamente dal momento che fanno parte dell’intelligenja del nostro Paese. La cosa importante è raccontare a una opinione pubblica sempre più assuefatta che Obama ha vinto, ha portato la democrazia anche a Cuba. Certo, se vai a vedere non solo si noterà che l’embargo è rimasto e non verrà tolto, perchè così vuole il Congresso Usa, ma che sostanzialmente a Cuba non è cambiato assolutamente nulla. L’unica cosa successa è che Obama ha ammesso che i tentativi fin qui realizzati per rovesciare il socialismo a Cuba sono tutti falliti e che quindi bisogna aprire una nuova stagione di relazioni tra i due paesi. Tutto il resto sono illazioni, o meglio speranze, di coloro i quali vorrebbero rivedere una Cuba piena di donne in Bikini, casinò e bordelli, proprio come era quando c’era il loro amato Kennedy alla Casa Bianca.

Gracchus Babeuf

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