Confermate le ombre sul caso MoroTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Confermate le ombre sul caso Moro

Ne parlano tutti i giornali ma noi non siamo sorpresi. Secondo alcune rivelazioni dell’ex ispettore della Digos Enrico Rossi infatti, sarebbero emerse gravi ombre in merito al caso “Moro”, con probabili coperture e il mistero di due uomini in moto nei pressi di via Fani.

C’era davvero bisogno che l’ex ispettore della Digos, Enrico Rossi, rivelasse all’Ansa alcuni retroscena in merito al caso Moro per capire che, sulla vicenda dell’ex leader della Dc rapito dalle Brigate Rosse, gravavano pesanti ombre. Rossi ha rivelato alla stampa la presenza di un motociclista in sella a una Honda misteriosamente comparso in via Fani all’ora del rapimento di Moro e della strage della sua scorta. Rossi ha rivelato che “tutto è partito da una lettera anonima scritta dall’uomo che era sul sellino posteriore dell’Honda in via Fani quando fu rapito Moro. Diede riscontri per arrivare all’altro. Dovevano proteggere le Br da ogni disturbo. Dipendevano dal colonnello del Sismi che era lì“. Parole gravi, parole pesanti, parole che scavano a fondo nel passato del nostro Paese, mettendo a nudo ferite mai rimarginate e ancora sanguinanti. Rossi cominciò le sue indagini dopo  una lettera anonima inviata nell’ottobre 2009 alla redazione de La Stampa. Trentasei anni dopo la morte di Aldo Moro sarebbero quindi stati raccontati dettagli sconcertanti, con due agenti dei servizi che avrebbero coperto il commando di brigatisti permettendogli di portare a termine il loro compito. “Quando riceverete questa lettera, saranno trascorsi almeno sei mesi dalla mia morte come da mie disposizioni. Ho passato la vita nel rimorso di quanto ho fatto e di quanto non ho fatto e cioè raccontare la verità su certi fatti. Ora è tardi, il cancro mi sta divorando e non voglio che mio figlio sappia. La mattina del 16 marzo ero su di una moto e operavo alle dipendenze del colonnello Guglielmi, con me alla guida della moto un altro uomo proveniente come me da Torino; il nostro compito era quello di proteggere le Br nella loro azione da disturbi di qualsiasi genere. Io non credo che voi giornalisti non sappiate come veramente andarono le cose ma nel caso fosse così, provate a parlare con chi guidava la moto, è possibile che voglia farlo, da allora non ci siamo più parlati, anche se ho avuto modo di incontralo ultimamente…Tanto io posso dire, sta a voi decidere se saperne di più“, recitava la lettera il cui testo è stato pubblicato da “La Stampa”. I due motociclisti misteriosi sarebbero stati del Sismi e avrebbero aperto il fuoco contro un passante pur di compromettere l’azione. A Cuneo nella casa dell’uomo sono poi state ritrovate due armi regolarmente denunciate. Del resto la presenza di una Honda Blu in via Fani il 16 marzo 1978 è stata ormai assodata, di conseguenza le ombre pesanti che gravavano sulla vicenda diventano ancora più oscure. Insomma, se questo filone dovesse finalmente gettare nuova luce sul caso Moro, forse bisognerebbe riscrivere i libri di storia, dando finalmente la risposta alla domanda delle domande: Qui Prodest? 

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