Continua la "Primavera" turca. A migliaia sfidano ErdoganTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Continua la “Primavera” turca. A migliaia sfidano Erdogan

Non si arrestano per le strade della Turchia le manifestazioni contro il governo conservatore del premier Erdogan. Per il quinto giorno consecutivo si sono registrati duri scontri con le forze dell’ordine, i più duri nel quartiere di Besiktas a Istanbul, ma anche ad Ankara e nella città costiera di Smirne. E intanto il bilancio parla già di tre morti e parecchi manifestanti che hanno perso la vista.

Photo Credit (AFP Photo / Aris Messinis)

Non accennano a placarsi in Turchia le vibranti proteste che sono entrate nel quinto giorno consecutivo. Nell’occhio del ciclone c’è il premier del partito islamico moderato Akp, Recep Tayyp Erdogan, accusato di voler islamizzare la società turca, abrogando diritti laici conquistati ormai da decenni. Le autorità turche hanno però reagito con inusitata violenza alle proteste, mostrando quindi un certo nervosismo, e le immagini delle brutalità della polizia stanno facendo il giro del mondo e hanno forzato lo stesso Erdogan a promettere l’apertura di un’indagine a riguardo. Intanto però gli scontri con le forze dell’ordine continuano, ieri notte si sono registrati momenti di tensione nel quartiere Besiktas di Istanbul, ma anche nella capitale Ankara e nella città costiera di Smirne, le tre principali città del paese. Gli scontri sono continuati quasi ininterrottamente da domenica notte, e violenze si sono registrate anche a Bursa, Adana, Antalya e Antakya, a Mersin, Samsun, Trebisonda. Un pò dappertutto i manifestanti sono scesi in piazza urlando slogan contro il governo e battendo pentole e padelle in direzione delle sedi delle istituzioni del governo e del partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP) di Erdogan. Il bilancio di cinque giorni di scontri è però già molto grave: tre morti e migliaia di feriti. In piazza Taksim invece è tornata la calma, e si ritrovano solo gruppi di studenti per discutere pacificamente e contestare il governo. Il Presidente della Repubblica Gul ha convocato il vicepremier per capire il da farsi, e ha sostenuto che manifestare è un diritto che va tutelato, ponendosi così in contrapposizione con Erdogan, uno dei fautori del pugno di ferro. In risposta alla reazione fin qui scomposta del governo la Confederazione di lavoratori del pubblico impiego (KESK) ha annunciato due giorni di sciopero nazionale, mentre le principali università di Istanbul e Ankara hanno sospeso gli esami a tempo indefinito “a causa della situazione eccezionale”.

Le mobilitazioni però continuano senza sosta, e nella sola giornata di ieri sono nati decine di cortei spontanei di studenti o disoccupati che, dopo essersi raccolti in assemblea, decidevano in che modo continuare le proteste. La più partecipata è stata sicuramente quella di piazza Taksim, dove simbolicamente  la manifestazione organizzata  è cominciata con l’elenco, una per una, delle 81 province in cui è suddivisa amministrativamente la Turchia, con la folla a rispondere all’appello. La protesta contro Erdogan del resto covava ormai da tempo in Turchia, con le contraddizioni del cosiddetto “modello Erdogan”, uomo salutato all’estero come un padre della patria capace di unire sviluppo economico e ideologia politica islamico-moderata. Anzi, in molti indicavano proprio il modello turco come soluzione per la ricostruzione democratica dei paesi reduci dalle “primavere arabe” di due anni fa. La situazione nella politica interna turca però era ben diversa, con i cittadini turchi che accusano proprio Erdogan di aver messo in atto un tentativo dello Stato di voler regolamentare la morale. Non sono pochi i turchi cresciuti con modelli laici che proprio non hanno tollerato i tentativi del partito di Erdogan di proibire l’aborto o l’uso della pillola del giorno dopo, il divieto di baciarsi in pubblico, e anche quello di vendere alcol di notte. Significativo in questo senso è un comunicato diffuso dal dal Network per i beni comuni ‘Müştereklerimiz’ che fa parte della piattaforma di organizzazioni a piazza Taksim. “La resistenza per il parco Gezi ha cambiato la stessa definizione di quel che chiamiamo spazio pubblico, perché la battaglia per il diritto a restare in piazza Taksim ha stracciato l’egemonia del vantaggio economico come regola morale. Dal parco la resistenza ha travolto piazza Taksim, e da piazza Taksim via verso il resto del paese, finché Gezi è diventato per tutti noi lo spazio in cui tirar fuori tutta la rabbia contro chiunque voglia imporci come vivere nella nostra città. Adesso che questa rabbia l’abbiamo vista, che questa solidarietà l’abbiamo assaggiata, niente sarà più come prima”.

Ciò che però i media non dicono è che sono moltissimi i cittadini turchi che, in un modo o nell’altro, provano ad aiutare i manifestanti in difficoltà. A Istanbul diversi manifestanti feriti sono stati curati in ospedali di fortuna attrezzati dentro le moschee, e più di un Hotel ha aiutato fornendo gratis assistenza e vettovagliamenti. Ma non solo, dagli appartamenti i cittadini hanno aperto le reti private per permettere ai manifestanti di collegarsi a internet. E intanto ieri, quando la borsa di Istanbul ha riaperto, ha constatato un calo di oltre il 10%, il più grave da circa un decennio.L’agenzia di stampa economica ‘Bloomberg’ riporta che numerosissime persone si sono recate presso le filiali delle principali banche turche come per esempio la Garanti Bank, partecipata dal proprietario dell’importante emittente televisiva NTV che ieri ha perso il 14% del proprio valore, per chiudere i loro conti correnti in segno di boicottaggio. Intanto Erdogan, sordo a ogni malcontento, ha pensato bene di partire per un tour ufficiale tra Tunisia, Algeria e Marocco, lasciando l’iniziativa al presidente Gul, che ha incontrato ieri  il leader della prima forza d’opposizione parlamentare, il kemalista Partito popolare repubblicano (CHP), i cui sostenitori avevano partecipato in massa alle manifestazioni di sabato. Pur condannando l’operato delle forze dell’ordine e invitando il primo ministro ad ammettere i propri errori, dopo essersi incontrato con il presidente della repubblica ieri il segretario del CHP, Kemal Kiliçdaroglu, ha detto che “altrettanto condannabile è il ricorso alla violenza da parte dei manifestanti”, chiarendo in questo modo di non voler cavalcare la mobilitazione per scopi politici. Intanto però sembra molto difficile che le manifestazioni cessino, sembra semmai le proteste siano ancora all’inizio, davvero una legge del contrappasso per chi, come Erdogan, aveva soffiato benzina sul fuoco della rivolta siriana.

Gracchus Babeuf

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