Contro la guerra in Siria!Tribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Contro la guerra in Siria!

Riceviamo e pubblichiamo come contributo alla discussione

Fonte: Marx 21

La situazione in Siria si sta avviando verso un pericoloso scenario di internazionalizzazione del conflitto.

Vi è da dire, a scanso di equivoci, che in questa guerra sono già coinvolte organizzazioni non siriane, soprattutto nel campo dei cosiddetti “ribelli”, armati e sostenuti da Turchia, Qatar, Giordania, Arabia Saudita e, tramite questi Stati, da Francia, Gran Bretagna, Israele e Stati Uniti1. Dalla Cecenia, dalla Libia degheddafizzata e da altre realtà del mondo islamico gruppi di terroristi si sono infiltrati nel territorio siriano e stanno alimentando una guerra religiosa contro uno Stato essenzialmente laico e progressista, il quale è colpevole di non essersi arruolato nel campo dei vassalli di Washington e della NATO e di intrattenere rapporti stretti con un variegato schieramento antimperialista, che va dalla Cina alla Russia, passando per l’Iran ed Hezbollah, arrivando a toccare la realtà bolivariana e socialista dell’America Latina.

L’esercito dei “ribelli”, il cosiddetto “Esercito libero siriano” (ELS), collegato alle potenze occidentali, è costituito in gran parte da mercenari legati al mondo dell’estremismo religioso sunnita. I gruppi di terroristi islamici sono particolarmente adatti a seminare il terrore, ma sono spesso anche scarsamente controllabili; ciò costituisce una difficoltà per l’ELS, il quale non di rado entra in contrasto con alcuni gruppi legati ad al-Qaeda. Sebbene non abbiano la possibilità di vincere da soli il conflitto, l’ELS e i vari gruppi qaedisti risultano funzionali agli USA e ai loro alleati per gettare nel caos la Siria e preparare il terreno per un’invasione militare in piena regola della NATO, magari dopo aver attribuito alle forze governative la colpa di massacri perpetrati dai “ribelli” stessi. Uno dei motivi più ricorrenti di questa guerra, infatti, è la diffusione, ad opera dei “ribelli”, di notizie non corroborate da prove su massacri di civili che sarebbero stati causati dal governo siriano; la stampa internazionale riceve acriticamente tali notizie e le diffonde, non soffermandosi a riflettere sul fatto che queste stragi giovano solo a chi invoca i bombardamenti della NATO e non riferendo solitamente la versione di Damasco o le testimonianze e gli indizi che non collimano con la versione dei “ribelli”2.

Quella che la stampa internazionale ci presenta come una rivolta di popolo contro Assad è in realtà un’aggressione esterna, la quale trova collegamenti con limitate forze interne. «La stampa anglosassone segnala un rapporto interno della NATO (del giugno 2013), che valuta le posizioni della popolazione siriana. Il giornale ha riportato che il 70% dei siriani sostiene il presidente Bashar al-Assad, il 20% è indeciso e il 10% sostiene i “ribelli”»3.

Con l’espressione “internazionalizzazione del conflitto” intendo da una parte l’intervento armato ufficiale degli Stati Uniti e di altre potenze della NATO, in particolare della Francia, il cui governo socialdemocratico di Hollande sta impostando una politica estera di stampo neocoloniale, dall’altra l’estendersi della guerra al di fuori dei confini siriani in un’escalation militare di vaste proporzioni.

A qualcuno potrebbe sembrare strano che le potenze occidentali, le quali hanno negli ultimi quindici anni condotto una campagna mediatica martellante contro l’estremismo islamico, ora si adoperino per favorirlo rischiando di estendere l’incendio siriano in Libano e in altre aree limitrofe. Se lo chiede anche Abdel Fattah Nabil Naimi, fondatore della Jihad islamica in Egitto, di cui il sito de Il Sole 24 Ore riporta la seguente dichiarazione: “È paradossale che mentre gli Stati Uniti combattono ovunque al-Qaeda, in Siria vogliano abbattere un regime che lotta contro il loro peggiore nemico”4.

Mi sembra evidente che le potenze occidentali strumentalizzino ampiamente il terrorismo islamico: in alcuni casi, come è avvenuto recentemente in Libia o si verificò in Afghanistan negli anni ’80 del secolo scorso, lo utilizzano per scardinare governi e sistemi socio-economici ritenuti poco affidabili o avversi ai propri interessi strategici ed economici; in altri casi, come nelle vicende della guerra in Mali, lo presentano come una sorta di giustificazione per interventi armati volti a porre sotto controllo regioni ritenute importanti. L’attuale guerra in Siria rientra in un ampio progetto tramite il quale gli Stati Uniti, appoggiati da Israele e da altre potenze e realtà statuali, tentano di ottenere il pieno controllo dei mercati e delle risorse di una vasta area che dalla Turchia e dall’Arabia Saudita giunge nel cuore dell’Asia, alle porte di Cina, Russia e India, tre potenze che si troverebbero così “assediate” da basi militari filoamericane e private di importanti partner commerciali ed economici. La realizzazione di questo progetto passa necessariamente attraverso l’eliminazione di governi e movimenti che contrastano le manovre imperialiste dell’Occidente (soprattutto Iran, Siria, Hezbollah libanesi, già inseriti da Bush nel famoso “Asse del male”).

Tutti gli amanti della pace non possono non vedere in questo piano una grande minaccia per la pace mondiale, dal momento che rischia di provocare un conflitto aperto tra tre grandi potenze. La soluzione pacifica del conflitto siriano è d’obbligo, ma non è praticabile fino a quando gli Stati Uniti e i loro alleati continueranno a sostenere i cosiddetti “ribelli”. La posizione di questi ultimi è sempre più precaria e non è un caso che proprio ora, mentre si avvicina la vittoria dell’esercito governativo siriano, si fanno sempre più insistenti le spinte ad un intervento diretto delle potenze della NATO nel conflitto.

La stampa internazionale, come nella guerra in Libia, è in larga parte arruolata nello schieramento di chi vuole rovesciare il governo di Bashar al Assad ed è solita diffondere come verità le notizie dei “ribelli” e dell’opposizione, i quali imputano a Damasco ogni genere di orrore.

Negli ultimi mesi si susseguono con insistenza voci sull’utilizzo da parte del governo siriano di armi chimiche, anche se l’unico fatto provato è il ricorso al gas nervino da parte dei ribelli stessi5. Questa campagna mediatica ha raggiunto il culmine in questi giorni con la diffusione, ad opera dell’opposizione siriana, della notizia di un bombardamento chimico, che sarebbe avvenuto il 21 agosto nell’area di Ghouta nei pressi di Damasco e avrebbe provocato centinaia di morti, molti dei quali bambini. Sulla strage circolano alcuni video, i quali però, oltre a non fornire nessuna prova e a contenere non poche incongruenze6, sono stati caricati in Internet il 20 agosto, cioè il giorno precedente al presunto massacro di Ghouta7.

Speriamo che sulla vicenda si faccia chiarezza al più presto, ma è opportuno chiedersi chi aveva interesse a compiere un massacro mediante l’utilizzo di armi chimiche: il governo di Assad, in un momento favorevole della guerra e proprio mentre nel Paese stavano entrando gli ispettori dell’ONU per indagare sull’uso di armi chimiche, o i ribelli, i quali desiderano provocare i bombardamenti della NATO?

Sta di fatto che gli USA di Obama e la Francia del socialdemocratico Hollande sono sul piede di guerra. Un’eventuale aggressione costituirebbe un atto criminale e per giunta irresponsabile, visto che la Cina e la Russia vi si potrebbero opporre militarmente. La Russia ha già un’importante presenza militare in Siria, dal momento che qui ha la sua unica base navale nel Mediterraneo, e non credo che rimarrà a guardare mentre la NATO farà a pezzi questo suo importante alleato.

Se l’aggressione diretta degli Stati Uniti e della NATO contro la Siria non è stata ancora scatenata, lo si deve alle posizioni fermamente contrarie della Cina e soprattutto della Russia, sostenute da molti Stati che hanno a cuore la pace mondiale.

In Russia vi è una grande unità interna sulla questione siriana e ciò rappresenta una garanzia contro il degenerare di un conflitto che potrebbe allargarsi al di fuori della Siria e portare ad uno scontro diretto tra le grandi potenze, gettando il mondo nell’incubo di una nuova guerra mondiale. La ferma decisione di Putin di aiutare l’alleato siriano è condivisa dall’unica opposizione credibile e radicata che esiste in Russia, cioè il Partito Comunista della Federazione russa, il cui segretario generale, Zyuganov, ha recentemente sollecitato il governo ad aumentare i suoi aiuti all’alleato siriano: “Il Partito Comunista della Federazione russa si unisce alle richieste di una soluzione politica in Siria avanzate dal Ministro degli Esteri. Noi crediamo che il governo russo dovrebbe assumere una linea di principio più dura e mostrare una reazione più attiva alle indubitabili attività sovversive degli Stati Uniti. Siamo convinti che la Russia dovrebbe continuare ed accrescere i suoi aiuti politici e diplomatici alla Siria, così come dovrebbe ampliare i rifornimenti di armi difensive al Paese. Da quanto previsto dal Trattato di amicizia e cooperazione tra URSS e Siria, siglato nel 1980 e ancora in vigore, la Russia ha il diritto di prendere le misure necessarie per difendere l’integrità e la sovranità della Siria”8.

Il Partito dei Comunisti Italiani, oltre a solidarizzare con il popolo siriano e il suo governo, deve farsi promotore di una campagna contro la guerra nel nostro Paese, non solo per sensibilizzare un’opinione pubblica confusa e disinformata, ma anche per spingere il Parlamento e il Governo a non continuare a fornire sostegni ideali e materiali alle manovre guerrafondaie degli Stati Uniti e di altri Paesi della NATO e a lavorare per la pace mondiale.

NOTE

1 Il fatto che gli Stati addestrino e supportino l’Esercito Libero Siriano è confermato anche da un articolo del Los Angeles Time che così comincia: “White House officials refused to comment Friday on a Los Angeles Times report that CIA operatives and U.S. special operations troops have been secretly training Syrian rebels with anti-tank and anti-aircraft weapons since late last year, saying only that the U.S. had increased its assistance to the rebellion” (Update: U.S. training Syrian rebels; White House ‘stepped up assistance’: http://www.latimes.com/news/world/worldnow/la-fg-wn-cia-syria-20130621,0,6346686.story).

2 È il caso del massacro di Jdayet al Fadl (Siria: Jdayet al Fadl, opposte versioni su un massacro http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1364) o di quello di Houla (Aggiornamenti sul massacro di Houla http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=356). Si leggano anche i molti altri articoli presenti nel sito www.sibialiria.org che evidenziano i dubbi sollevati dalle ricostruzioni dei “ribelli” prese per veritiere dalla stampa e dai governi dell’Occidente.

3 La NATO ammette il supporto del 70% ad Assad (http://www.voltairenet.org/article178800.html).

4Così si rigenera la metastasi al-Qaeda (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-08-07/cosi-rigenera-metastasi-alqaeda-064359.shtml?uuid=Ab7GV0KI&fromSearch).

5 “Stando alle testimonianze che abbiamo raccolto, sono state utilizzate armi chimiche, in particolare gas nervino”, ha detto l’ex procuratore del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia [Carla Dal Ponte, nds]. “Dalla nostra indagine emergerebbe che sono state usate dagli oppositori, dai ribelli” (Siria: Carla Dal Ponte, i ribelli hanno usato armi chimiche http://it.euronews.com/2013/05/06/siria-carla-del-ponte-i-ribelli-hanno-usato-armi-chimiche/).

6 Armi chimiche in Siria: un nuovo incidente del Tonchino? (http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1865).

7 Prove delle false accuse contro Damasco riguardo l’uso di armi chimiche (http://syrianetwork.org/?p=1867).

8 Syria on the brink of the U.S. intervention (http://cprf.ru/2013/07/syria-usa-intervention/).

- See more at: http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/22654-contro-la-guerra-in-siria.html#sthash.lDJiqz8H.dpuf

di Giorgio Raccichini, PdCI Federazione di Fermo

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