Cooptazione o emancipazione? "Sinistra" europea al bivioTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Cooptazione o emancipazione? “Sinistra” europea al bivio

La cosiddetta “sinistra” europea continua a dividersi tra “riformisti/moderati” e “radicali”, riproducendo anche nel XXI secolo quella spaccatura tra “cooptazione” ed “emancipazione”. Proviamo a fare un pò di chiarezza.

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In pieno XXI secolo siamo abituati a pensare a una “sinistra” ideale che però, ormai da tempo, non esiste più. Esistono invece le divisioni profonde tra gruppi che si considerano moderati e riformisti e altri, oggi minoritari, che invece vengono definiti radicali. Spesso però si parla di queste categorie senza chiarire a che contesto fanno riferimento, moderati o radicali rispetto a che cosa? Darlo per scontato ha fatto sì che tali etichette siano diventate per le masse niente altro che vuote categorie. Per provare a fare un pò di chiarezza sarebbe opportuno imbastire un discorso sulle prospettive, sul contesto culturale che ha originato queste etichette, organizzandole e dando loro un senso anche nel mutato mondo del XXI secolo.

A questo proposito il libro scritto da Domenico Losurdo “La non-violenza: una Storia fuori dal mito” lumeggia in modo mirabile alcune delle criticità e degli “inganni” tutti interni alla dialettica interna alla sinistra mondiale e non solo. E’ infatti indubbio che la sinistra sia per sua stessa natura pacifista, nonostante molti socialisti, quelli appunto che consideravano se stessi “moderati e riformisti”, appoggiarono senza riserve la carneficina della Prima Guerra Mondiale. Si trattava di interventisti, ma anche di personaggi come Bernstein che a cavallo tra Ottocento e Novecento sostenevano l’utilità per il benessere mondiale del colonialismo. Oggi la cultura dominante, la weltanschauung del tempo, tende a presentarci un personaggio come Lenin come uno dei teorici della violenza politica per antonomasia, mentre, al contrario, un personaggio come Gandhi viene presentato come paradigma positivo di personaggio pacifista. Losurdo nel suo libro smaschera in modo mirabile questo inganno, facendo semplicemente un lavoro di contestualizzazione che smaschera in modo mirabile il castello di carta costruito sulla distorsione del loro messaggio. Losurdo ci ricorda come il primo Mahatma Ghandi percorresse miglia su miglia per affannarsi a reclutare indiani da inviare al fronte nella Prima Guerra Mondiale, salvo poi prendere le distanze dalle rivolte violente indiani contro il colonialismo inglese. Non solo, lo stesso Gandhi si era espresso molto chiaramente sulla propria idea di società sostenendo che un popolo “come quello indiano che appartiene alla razza ariana non possa essere confuso con i rozzi cafri e neri o con gli zulù” [pg.84]. Sostanzialmente quindi Gandhi, ricordando anche come gli indiani abbiano alle spalle un’antica civiltà e sappiano essere coraggiosi in battaglia (ma come non era il campione della non violenza?), non voleva lottare per l’emancipazione del popolo indiano dal giogo del colonialismo inglese, al contrario lottava coscientemente per la cooptazione del popolo indiano tra i “primi popoli” del mondo. La cooptazione in un sistema che vedeva il popolo britannico al vertice, e Gandhi non poteva non conoscere le parole pronunciate diversi decenni prima da Benjamin Disraeli, secondo cui l’Inghilterra non era più divisa in ricchi e poveri perchè gli uni e gli altri erano da considerare “membri del privilegiato e prospero popolo inglese“, che “costituisce l’artistocrazia della natura“, e “quindi non può riconoscere uno statuto di eguaglianza ai popoli e alle razze considerate inferiori“. Gandhi insomma voleva dimostrare che gli indiani non erano inferiori, a differenza di altri popoli, che meritavano invece di subire il giogo coloniale.

Questa digressione ci è servita a presentare la “cooptazione”, ovvero non il desiderio di modificare l’ordine vigente in modo da togliere ciò che origina le ingiustizie e lo sfruttamento, e quindi l’emancipazione, bensì il desiderio di diventare amico di chi trae giovamento da questa organizzazione sociale. Viceversa Lenin, quando tutti i socialisti riformisti e moderati invocavano la guerra e anche i socialisti italiani si dividevano tragicamente accettando il “nè aderire nè sabotare“, portava i bolscevichi a rifiutare totalmente la guerra, augurandosi che la fraternizzazione tra popoli e classe operaie di differenti Stati  portasse alla pace. Certo, l’atteggiamento di Gandhi sarebbe cambiato in fretta subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, allorquando si rese conto dopo la Rivoluzione d’Ottobre e il massacro di Amritsar, dove le truppe coloniali britanniche massacrarono oltre 1500 persone facendo cambiare idea radicalmente al campione “della non violenza”. Fu da quel momento che Gandhi cominciò a parlare di indipendenza dell’India e di emancipazione e non più di cooptazione. Viceversa Lenin viene identificato come il teorico della violenza perchè ha preso il potere proprio per porre fine a un sistema che produceva violenze inaccettabili, in molti dimenticano, o vogliono farlo, che Lenin ha conquistato consensi e autorità proprio a partire dalla disperazione della Prima Guerra Mondiale, un conflitto che aveva provocato milioni e milioni di morti, carestie, povertà, e immane insoddisfazione.

Tutta questa premessa per dire che cosa? Per dire quello che pensiamo ovvero che nel XXI secolo è tornato d’attualità questo binomio cooptazione/emancipazione, con la cooptazione abbondantemente maggioritaria nello spirito del tempo. Anzi la sconfitta nel 1989 di un sistema che si poneva almeno dal punto di vista teorico l’obiettivo dell’emancipazione dell’uomo dal giogo del capitalismo, ha di fatto sancito la vittoria della cooptazione in Europa, ovvero di quella sinistra riformista che negli ultimi vent’anni ha fatto cartello per proteggere il sistema-Occidente e custodirne il benessere di fronte alla globalizzazione. Ormai l’ “emancipazione” è completamente uscita dal dibattito politico e culturale, relegata a mera utopia sanguinaria e “sconfitta dalla storia”. Tutto questo rappresenta se vogliamo un vero capolavoro morale dal momento che espellendo la prospettiva dell’emancipazione dal tavolo della politica, il dibattito della sinistra rimane tutto proiettato verso la cooptazione, perdendo ogni anelito rivoluzionario o di cambiamento del sistema vigente.

Gracchus Babeuf

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