Corea del Nord. Pyongyang ritira i missili. Era tutto un bluff?Tribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Corea del Nord. Pyongyang ritira i missili. Era tutto un bluff?

Pyongyang ha recentemente ritirato due missili dal sito di lancio sulla costa orientale del Paese. Cala finalmente la tensione sulla penisola coreana dopo due mesi di nervi scoperti. Ma chi ha avuto interesse nel prendere sul serio le minacce di Pyongyang?

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Nemmeno due mesi fa tutti i giornali hanno aperto dando ampio credito alle minacce di guerra nucleare sbandierate da Pyongyang contro Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Inutile dire che era sembrato un pò a tutti privo di senso il comportamento della Corea del Nord,  tuttavia l’Occidente ha dimostrato di prendere il “bluff” dei nordcoreani molto seriamente dal momento che i media occidentali hanno dato ampio risalto alla possibilità dello scatenarsi di una guerra nucleare. Nelle scorse ore la Corea del Nord ha fatto ritirare i missili Musudan dispiegati nella costa orientale e che, in teoria, erano pronti per essere lanciati in qualsiasi momento. Questo gesto della Corea del Nord indicherebbe secondo i funzionari che ci sarebbe piu’ il rischio imminente di un lancio di missili. Ma c’è mai stato?

Sicuramente il giovane Kim Jong-Un aveva tutto l’interesse ad alzare i toni per ottenere riconoscimento tanto nel fronte interno, quanto all’esterno. Il braccio di ferro che ha portato alla chiusura del distretto industriale di Kaesong è servito a mostrare al mondo che quelle di Pyongyang non erano solo parole, ma il grosso, a dirla tutta, l’ha fatta proprio l’Occidente, fingendo di prendere per vere minacce che in fondo sapeva perfettamente non essere credibili.  Anzi, per certi versi l’Occidente, gli Stati Uniti in primis, hanno per certi versi strumentalizzato i comunicati bellicisti della Corea del Nord, forzandone il senso in modo da rendere più credibile e più seria la minaccia di guerra. Spesso infatti la Corea del Nord ha trasmesso comunicati dai toni aggressivi e bizzarri, ma tra le righe non era impossibile leggere un intento di dichiarare di essere pronti a reagire ad aggressioni esterne, e non di sferrare un attacco preventivo, come invece strumentalizzato dai media. Insomma abbiamo assistito a un gioco pericoloso, una sorta di bluff collettivo che, indirettamente, ha fatto gli interessi di entrambe le parti, permettendo a Kim Jong-Un di accreditarsi presso i suoi cittadini, e agli Stati Uniti di sovradimensionare la minaccia in modo magari da ottenere il contesto necessario a rendere accettabile una rinnovata presenza militare americana nella regione.

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