Corea del Nord. "Via libera attacco nucleare agli Usa", è solo un bluff o qualcosa di più? | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
sabato , 16 dicembre 2017
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Corea del Nord. “Via libera attacco nucleare agli Usa”, è solo un bluff o qualcosa di più?

Tensione salita alle stelle sulla penisola coreana dopo che ieri la Corea del Nord ha annunciato di aver ratificato il “via libera” a un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. La Casa Bianca ha preso sul serio la minaccia e ha annunciato il dispiegamento di un sistema anti-missile a Guam. Ma quanto sono realistiche le minacce di Pyongyang?

North Korean leader Kim Jong-un presides over an urgent operation meeting at the Supreme Command in Pyongyang

  (Reuters/KCNA)

A un passo dalla guerra. Sfogliando giornali e pagine web di siti di informazione ci si fa subito un quadro esauriente ed allarmante della situazione nelle due Coree, una situazione di estrema tensione che rischia di precipitare da un momento all’altro. Ieri sera era stato un comunicato diramato dall’esercito di Pyongyang all’agenzia Kcna a far salire ai vertici la tensione, facendo pensare che la situazione potesse esplodere da un momento all’altro. Il comunicato infatti annunciava che l’esercito nordcoreano avrebbe ricevuto il “via libera definitivo” per un attacco nucleare contro le basi Usa. Gli Stati Uniti non hanno potuto che prendere seriamente le minacce di Pyongyang, e hanno immediatamente annunciato l’invio di un sistema di difesa antimissile a Guam, nel Pacifico, al largo delle Filippine. Secondo la stessa Kcna inoltre, proprio il Pentagono sarebbe stato informato direttamente da Pyongyang che un attacco nucleare sarebbe possibile e che le minacce americane verranno distrutte anche con mezzi nucleari.”Nessuno puo’ dire se una guerra esplodera’ o no in Corea e se esplodera’ oggi o domani”, si concludeva il comunicato della Kcna.

La cosa davvero preoccupante è che gli Stati Uniti sembrano, per la prima volta nell’ultimo mese, aver preso assai seriamente le minacce provenienti da Pyongyang. La Casa Bianca ha definito come “una minaccia chiara e reale”  per gli interessi di Corea del Sud, Giappone e Usa, l’atteggiamento aggressivo della Nord Corea.  Lo dimostra il fatto che il Pentagono ha subito annunciato il dispiegamento nel Pacifico del THAAD,  la “Terminal High Altitude Area Defense”, per difendersi da eventuali missili a medio e corto raggio provenienti dalla Corea del Nord, teoricamente gli unici missili di cui dovrebbe essere in possesso. Intanto Chuck Hagel, segretario alla Difesa, ha così commentato la vicenda in un discorso presso la National Defence University di Washington: “Washington ha sinora risposto in modo misurato, responsabile e serio, ma basta un solo sbaglio e non voglio essere il segretario alla Difesa che una volta si è sbagliato”. Il sistema THAAD dovrebbe rendere possibile il riposizionamento di due navi da guerra dotate di sistema antimissile Aegis vicino alla costa nord-coreana. Che la minaccia sia seria, anzi serissima, lo dimostra il fatto che la Casa Bianca ha mobilitato progressivamente i bombardieri B-52 e B-2, i caccia F-22 Raptor, e diversi cacciatorpedinieri.

Ma se questa è l’offensiva militare, l’Occidente ne ha cominciata un’altra di pari passo, quella diplomatica, volta a isolare ulteriormente Pyongyang dal mondo. Martedì scorso Pyongyang ha annunciato la riapertura di un reattore chiuso nel 2007, e subito gli Stati Uniti hanno cominciato le consultazioni con Giappone, Corea del Sud e Cina. Ma ci sono anche i cosiddetti pompieri, quelli cioè che credono che quello di Kim Jong-Un sia solamente un bluff. Secondo costoro la leadership del leader nordcoreano non sarebbe così salda come in apparenza e quindi questo dell’attacco nucleare sarebbe solo un espediente per rafforzare la presa del giovane leader sul Paese.  Inoltre le frasi aggressive della Corea del Nord potrebbero convincere Seoul a chiedere agli Stati Uniti di poter riaggiornare la propria agenda nucleare.

Intanto oggi, per il secondo giorno di fila, la Corea del Nord , ha bloccato l’ingresso di lavoratori, merci e mezzi sudcoreani al distretto industriale di Kaesong nonostante le pressanti richieste di Seoul per una riapertura dell’impianto. Il ministero dell’Unificazione di Seul ha reso noto che delle 828 persone rimaste questa notte al complesso, 222 persone e 137 veicoli dovrebbero far rientro al sud nel corso della giornata. Il complesso di Kaesong, una delle principali fonti di valuta estera per le casse della Corea del Nord, è la sintesi del tentativo di cooperazione tra i due Paesi, con i capitali forniti dalle 123 aziende di Seul e la manodopera nordcoreana. La Corea del Nord aveva annunciato che se il Sud non avesse terminato la retorica secondo cui gran parte dell’economia di Pyongyang fosse basata sul distretto di Kaesong, sarebbe stato chiuso senza pietà per salvaguardare la dignità del Paese.

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