Costa d'Avorio. Il golpe francese oscurato dal mainstreamTribuno del Popolo
mercoledì , 25 gennaio 2017
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Costa d’Avorio. Il golpe francese oscurato dal mainstream

Costa d’Avorio. Il golpe francese oscurato dal mainstream

Quasi due anni fa in Costa d’Avorio andava in scena una guerra civile devastante tra le opposte fazioni di Ouattara e Gbagbo che ha provocato migliaia di morti tra i civili ed è terminata con la vittoria di Ouattara ottenuta grazie all’intervento militare francese. I media hanno preferito tacere su quanto successo, forse perchè le Nazioni Unite vi hanno esercitato un ruolo ambiguo e per certi versi inquietante…

Dei conflitti dell’Africa probabilmente all’Occidente malato interessa poco o nulla, figuriamoci a un conflitto vecchio ormai quasi di un anno, ma che ha lasciato segni indelebili nel tessuto sociale della Costa d’Avorio. Stiamo parlando di un Paese che è il primo produttore al mondo di cacao, ma dove il 90% della popolazione non sa nemmeno che sapore abbia il cioccolato perchè costa troppo e quello che si vede nei supermercati è importato e costa cifre proibitive.  Stiamo parlando di un Paese che ha enormi giacimenti petroliferi sotto l’oceano, e forse proprio per questo la sua “indipendenza” e la sua “sovranità” non è una cosa scontata. Ne sa qualcosa Laurent Gbagbo che il 31 ottobre 2010 era il candidato del Fronte Popolare Ivoriano e che uscì’ vincitore dalle urne su Ouattara con il 38% contro il 32%. Al successivo ballottaggio però, avvenuto il 28 novembre, Ouattara ha annunciato la sua vittoria con il 54,10% dei voti. Gbagbo a quel punto ha contestato il risultato accusando Ouattara di aver organizzato dei veri e propri brogli, e ha deciso di non lasciare la presidenza nonostante le forti pressioni internazionali, Francia in primis. Proprio l’intervento attivo francese avrebbe poi piegato la resistenza dei sostenitori di Gbagbo che si sono arresi l’11 aprile 2011, consegnando la presidenza del paese a Ouattara, e quindi a Parigi. Ouattara infatti era il cavallo vincente scelto da Sarkozy per preservare gli interessi francesi nella regione, e la Francia non ha esitato a partecipare in prima persona alla guerra pur di affossare Gbagbo, che al contrario aveva tutta l’intenzione di liberalizzare il mercato interno rompendo la tradizione del neo-colonialismo francese sulla Costa d’Avorio. Gbagbo infatti poco prima delle elezioni aveva fatto chiaramente capire di non voler accettare la proposta francese per l’estrazione dei giacimenti di petrolio, per quale motivo infatti avrebbe dovuto accettare 50 da Parigi quando Pechino, Brasilia e Nuova Delhi potevano offrire 100, o 200? Evidentemente qualcuno all’ombra della Tour Eiffel non ha digerito il terribile affronto e ha organizzato l’operazione Costa d’Avorio: eliminare Gbagbo e i suoi seguaci, per sempre. Quella della Costa d’Avorio non è stata una semplice guerra civile, come documentato in modo mirabile dal giornalista della Rai,  Silvestro Montanaro, nel suo documentario “La Francia in Nero” che potete visionare qua sotto..

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=3lOlRVSHBTQ]

Non è stata solo una Guerra civile dicevamo, ma molto di più. E’ stato un tentativo di genocidio perpetrato dalle etnie e dai soldati favorevoli a Ouattara ai danni dei sostenitori e delle etnie tradizionalmente vicine a Gbagbo. Nel documentario di Montanaro  si sentono testimonianze raccapriccianti di madri che sono state costrette a vedere mentre i soldati di Ouattara decapitavano i loro figli, il tutto mentre le Nazioni Unite, che avevano promesso di garantire la sicurezza dei civili, si tenevano ben in disparte dai luoghi della pulizia etnica. Come se non bastasse Montanaro fa capire che le forze fedeli a Ouattara da sole non sarebbero mai riuscite a vincere la resistenza dell’esercito fedele a Gbagbo,  se non fosse stato per la partecipazione diretta di soldati francesi alle operazioni militari. Testimoni dichiarano di aver visto bianchi dal volto dipinto di nero prendere parte alle battaglie, e il ritrovamento di diverse casse di munizioni destinate alle ambasciate  francesi dei paesi vicini la dice lunga sulle responsabilità del conflitto. Alla fine però Gbagbo è stato rimosso e nessuno ha aperto indagini di alcun tipo su quanto successo in quei mesi in Costa d’Avorio. Il tentativo di imporre la propria sovranità sulle proprie risorse è stato punito in tempo da record e persino il pretesto utilizzato dalla Francia per autorizzare l’intervento “umanitario” è stato artefatto dal momento che Montanaro suggerisce che i servizi segreti francesi potrebbero aver organizzato l’incidente che causò la morte di nove soldati francesi, stabilendo così la condanna a morte per il governo di Gbagbo.

Prove generali per la Siria?  Parlando di Costa d’Avorio infine è lecito toccare un ultimo aspetto, riguardante le modalità con cui si è organizzato il “golpe” ivoriano.  Forse proprio perchè la guerra civile ivoriana è avvenuta qualche mese prima rispetto a quella libica e a quella siriana, è lecito perlomeno porsi il dubbio che sia servita da “laboratorio a cielo aperto” per modalità di intervento da sperimentare poi anche nei paesi arabi. Gli ingredienti infatti li ritroviamo tutti, dai soldati stranieri inviati all’interno del paese da destabilizzare fino alle atrocità commesse sulla popolazione civile e poi addossate all’esercito regolare. Abbiamo anche l’intervento dei servizi segreti e delle forze speciali per evitare un coinvolgimento diretto dei paesi coinvolti, aspetto questo che troveremo uguale in Siria e nelle prime fasi della Libia. Anche le Nazioni Unite con i loro silenzi hanno de facto autorizzato i sostenitori di Ouattara ad andare fino in fondo, un pò quello che succede in Siria dove la Nato ha accusato solo le forze lealiste di violenze, autorizzando così i cosiddetti ribelli a ogni genere di nefandezza. Ora, a distanza di un anno, molte case di cittadini ivoriani rei di aver supportato Gbagbo sono ancora occupate dai sostenitori di Ouattara, che ovviamente non intendono andarsene, il tutto nel silenzio rimbombante del mainstram, che sicuramente ha altro a cui pensare.

Daniele Cardetta

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2 commenti

  1. Grazie, da un africano che da un anno cerca di racontare al mondo quello successe davvero in Costa d’Avorio. Speriamo che la vrtità alla fine riesca a trionfare. Quello che non fa vedere quel documento è che prima della sua diffuzione, ad Agosto, deux dei politici che avevano testimoniato in quel documentario di Montanaro , Alphonse Douati (Quello che si vede proprio adesso con la camicetta arancione) e Akoun Laurent, il politico che parlò della destruzione del’aviazione della Costa d’Avorio furono arrestati e imprigionati per ragioni che non sto nemmeno a ripetere qui. Uno dei campi dei rifugiati visitati da Montanaro a Duekoué, e di cui facevano parte alcuni delle persone che testimoniarono in questo documentario a luglio fu attacato dai sostenitori di Ouattara e in presenza dei caschi blu che avevano l’incarico di proteggerlo. Ufficialmente 13 morti, ma testimoni parlano di 240 morti. Eccone alcune foto https://www.facebook.com/media/set/?set=a.348373228572043.80926.119142914828410&type=1

    qui un elenco provvisorio di 47 vittime fatto all’indomani dell’accaduto

    http://www.infodabidjan.net/wp-content/uploads/2012/08/cote-divoire-liste-des-morts-du-massacre-de-duekou%C3%A9.pdf

  2. Durante la crisi post elettorale (dal 28 novembre 2010 all’11 aprile 2011), si sono verificati omicidi e soprusi, principalmente dovuti agli scontri tra sostenitori di Alassane Dramane Ouattara e di Laurent Gbagbo anche se non possiamo attribuire direttamente la responsabilità ai due uomini politici, perché nessuno è in grado di affermare che siano stati loro ad aver ordinato i contrasti. A parere mio, bisognerebbe quando dei civili intendono protestare sia a nome proprio che tramite proprio rapprsentanti, evitare di scendere nelle piazze compiendo atti di vandalismo e di violenza. Ci sono altri modi per chiedere giustizia e legalità senza lo scontro fisico e senza causare danni a cose e persone.
    La sicurezza in una nazione rientra nelle competenze del Presidente in carico ed era legittimo che le forze dell’ordine, sotto la direzione di Gbagbo, controllassero le città e gli eventuali nascondigli di armi, per garantire la protezione delle persone e dei beni. Ricordo che secondo la Corte Costituzionale , il vincitore della consultazione elettorale era Gbagbo e di conseguenza era nelle sue prerogative la difesa della sovranità e del territorio e – a tale fine – era necessario il dispiegamento della polizia, della gendarmeria e dell’esercito allo scopo di tutelare i cittadini. Purtroppo ci furono delle contese con alcuni sostenitori di Ouattara. Una cosa è certa: le forze dell’ordine hanno il dovere di invitare la cittadinanza al rispetto delle regole!
    L’ex Presidente è detenuto nelle carceri olandesi perché ritenuto colpevole dei crimini avvenuti durante la crisi post elettorale (dal 28 novembre 2010 all’aprile 2011), ma perché né Ouattara né Guillaume Soro (attuale Presidente de l’Assemblea nazionale) vengono, a loro volta interpellati dalla Corte Penale Internazionale, visto che invitarono i loro sostenitori ad insorgere, affrontando le forze dell’ordine, con le relative conseguenze che ne seguirono? Non solo, durante il tentativo di colpo di stato del 19 settembre 2002, i loro ribelli armati insieme ai Dozos hanno fatto più di tremila vittime tra morti e sparizioni… Perché i riflettori vengono solamente accesi sui danni commessi dai sostenitori di Gbagbo? INOLTRE SAREBBE OPPORTUNO PORTARE AL TRIBUNALE DELL’AIA, OLTRE A OUATTARA E SORO, I MANDANTI DEL TENTATIVO DI COLPO DI STATO AI DANNI DI GBAGBO IN QUEL FAMIGERATO 19 SETTEMBRE 2002. IN EFFETTI, CHI SONO QUESTI SIGNORI CHE HANNO FORNITO AI RIBELLI UN ARMAMENTO E UN EQUIPAGGIAMENTO LOGISTICO SUPERIORI A QUELLO DELL’ESERCITO REGOLARE IVORIANO?
    Per quanto riguarda il risollevamento dell’economia ivoriana, se si sta verificando è cosa buona, però bisogna riconoscere che il Presidente Gbagbo non ha avuto la possibilità di lavorare serenamente: due anni dopo il suo accesso al potere (in seguito alle elezioni presidenziali di ottobre 2000), è stato vittima di un tentativo di colpo di stato e di conseguenza non ha potuto attuare i punti del suo programma: la Rifondazione. La nazione di fatto è rimasta divisa in due! Perciò non possiamo sapere se avrebbe potuto fare meglio di Ouattara!
    Una cosa certa è che la Rifondazione prevedeva:
    -la scuola obbligatoria e gratuita (nel 2001 i manuali scolastici furono distribuiti ai bambini della prima elementare, nel 2002 anche a quelli della seconda elementare; il provvedimento fu sospeso in quanto queste risorse finanziarie furono destinate ad armare l’esercito per fronteggiare la ribellione armata del 19 settembre 2002)
    -l’assistenza sanitaria di base accessibile a tutti,
    -la liberalizzazione delle filiere caffè-cacao per dare la possibilità agli agricoltori e ai contadini di poter vendere direttamente i loro prodotti, senza intermediari. E ciò avrebbe portato maggiori introiti a una delle categorie sociali più deboli.
    In ogni caso, stando a quanto molte fonti riferiscono in loco, le fasce più deboli del tessuto sociale non percepiscono almeno per ora i benefici del risollevamento economico ad opera di Ouattara.
    Le prove portate davanti alla Corte penale saranno pur inequivocabili…però non credo sia stato Laurent Gbagbo ad aver invitato le forze dell’ordine a commettere atti di brutalità contro i civili, benché potrebbe essere doveroso da parte di qualsiasi governo proteggere i simboli del potere della Repubblica: palazzo presidenziale, basi militari, radio, televisione, ecc… Quando la residenza bunker che ospitava Gbagbo fu bombardata dalle forze francesi e fu arrestato dai pro Ouattara, furono rinviate casse di armi e munizioni mai aperti e quindi mai usate… Chissà perché l’ex Presidente non ne fece uso? Credo sia stata la sua grande fede cristiana ad avergli impedito di far spargere il sangue dei suoi simili.
    Per quanto riguarda la detenzione di Gbgabo, credo che sarebbe giusto considerare la possibilità di metterlo agli arresti domiciliari visto che tuttora la CPI non riesce a dimostrare la sua diretta implicazione nei crimini avvenuti. Ci sono tanti Stati africani pronti ad accoglierlo e quindi penso che una personalità conosciutissima come egli lo è non potrebbe svanire nel nulla! Perciò si potrebbe tranquillamente farlo ospitare dove si ritiene giusto e convocarlo tutte le volte in cui ci saranno le udienze.
    Non vorrei che l’uomo politico venisse mantenuto nelle carceri olandesi per dare la possibilità a Ouattara di finire il suo mandato. In ogni caso, non credo che sia nell’intenzione di Gbagbo tornare al potere con l’uso della forza visto che, per tutta la sua vita ha prediletto la via della democrazia e del consenso tramite modi pacifici e non con l’uso delle armi. Non credo inoltre che abbia i mezzi sia economici sia logistici per poter aspirare ad un colpo di stato. Potrebbe essere opportuno assegnarlo agli arresti domiciliari, in uno Stato diverso dalla Costa d’Avorio.
    Infine vorrei soffermarmi su alcuni punti che potrebbero aiutare ad avere un quadro generale della situazione perché occorre conoscere il passato per parlare del presente:
    -Durante il colpo di settembre 2002, i ribelli di Ouattara (autoctoni e ivoriani provenienti del nord del Paese) si giustificarono sostenendo di essere vittimi di esclusione anche se va ricordato che si cominciò a parlare di xenofobia quando Ouattara (dal 1990 al 1993 allora Primo Ministro imposto dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale a Félix Houphouet Boigny) instaurò il possesso del documento più inviso alle comunità straniere: la “carta di soggiorno”. Oltre ad essere una tassa indiretta, rappresentava al contempo il documento d’identità; la carte de séjour ha generato, negli anni novanta, forme di discriminazione in un Paese in cui quasi un terzo della popolazione è considerato di “origine straniera”.
    - Per quanto riguarda l’impossibilità di Ouattara a candidarsi, non è stata opera di Gbagbo, ma fu dapprima Bedié (oggi alleato con Ouattara nel Rassemblement des Houphouetistes pour la Paix -RHDP) nel 1995, mentre assicurava l’interim di Presidente della Repubblica, dopo la morte di Boigny ad opporsi e nel 2000, il Presidente della Corte Costituzionale, un uomo vicino al Generale Guei (autore del colpo di Stato che spodestò Bedié) a respingere il dossier di Ouattara, per non comprovata cittadinanza ivoriana! Fu inoltre Gbagbo, in un atto di generosità e di patriottismo, dopo la sua elezione nell’ottobre 2000 (il secondo turno lo contrapponeva a Guei), a far annullare il mandato di arresto internazionale che Bédié aveva lanciato contro Ouattara per usurpazione della cittadinanza ivoriana e di conseguenza ad invitarlo a rientrare in Costa d’Avorio!
    -Ed è sempre stato Gbagbo, su proposta dei ribelli (durante gli accordi di Linas-Marcoussis, gennaio 2003) a far candidare Ouattara, ad aver usato le sue prerogative di Presidente della Repubblica per permettere a tutti i postulanti che, nel caso non adempissero alle condizioni richieste, di poter essere ammessi dalla Corte Costituzionale. Tra questi Alassane Ouattara, che fino ad ora, non è riuscito a dimostrare la cittadinanza ivoriana di ambedue i genitori, condizione che preclude l’accesso alla carica di capo dello stato. Approfitto dell’occasione per ricordare che questa condizione è molto critica, soprattutto per i cittadini stranieri che risiedono in Costa d’Avorio ed è in vigore in numerose nazioni dell’Africa.
    Una cosa appare certa: la classe politica francese di allora (Jacques Chirac e il suo governo), le multinazionali francesi ed i poteri forti d’oltralpe non hanno mai avuto simpatia per Gbagbo…e capire il perché sarebbe auspicabile! Forse un giorno lo sapremo, quando Gbagbo scriverà le sue memorie.
    L’astio di Bedie e Ouattara, nei confronti Gbagbo può essere dovuto al fatto che sia stato l’unico ad aver affrontato apertamente e lealmente Felix Houphouet Boigny, colui, che a loro ha preparato la strada. Gbagbo ha mantenuto fermamente le sue posizioni affinché il multipartitismo venisse instaurato da Boigny, in una realtà dove per 30 anni, il partito dello stesso Boigny (P.D.C.I.) era l’unico autorizzato. Con l’avvento della democrazia nel 1990, la lotta pacifica di Gbagbo durata quasi trent’anni e la sua integrità intellettuale venivano premiate!
    Faccio due esempi di compagni di lotta di Gbagbo che, abbandonando la lotta per l’attuazione della democrazia e la libertà di espressione, si sono messi al servizio di Boigny:
    -Alphonse Djedje Mady (attuale sfidante dell’ormai ottantenne Bedié alla guida del P.D.C.I.), ricompensato nel 1983 da Boigny con la carica di ministro della sanità,
    -Bernard Ehui Koutouan (attuale ambasciatore su nominazione di Ouattara della Costa d’Avorio in Ghana), ricompensato nel 1983 da Boigny con la carica di ministro dell’industria.

    Nel 1990, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, per fornire aiuti economici alla Costa d’Avorio, in seguito alla grave crisi che colpiva il Paese, imposero ad un Felix Houphouet Boigny ormai vecchio, affaticato e stanco di nominare come Primo Ministro Alassane Dramane Ouattara!
    La decisione delle Istituzioni di Bretton Woods furono sostenute fortemente da Michel Camdessus, all’epoca Direttore del FMI e quindi collega di Ouattara nella stessa istituzione nonché suo amico.
    Per la prima volta, dopo trent’anni di “regno” Boigny nominò un Primo Ministro nella persona di Ouattara che rimase in carica dal 1990 al 1993.
    Alla morte di Boigny, iniziò la lotta tra Bediè e Ouattara per la successione al loro “padre politico”…
    Da quanto previsto dalla Costituzione, Bedié, in quanto Presidente dell’Assemblea assunse l’interim fino alla fine del mandato di Boigny. Ed è durante questa gestione provvisoria del potere che Bedi approfittò per lanciare il concetto sbagliato di “ivoirité” (la Costa d’Avorio ai veri Ivoriani) allo scopo di sbarrare la strada a Ouattara.
    Alla scadenza naturale del mandato di Boigny che era stato portato a termine da Bedié, furono organizzate, nell’ottobre 1995, le elezioni presidenziali, alle quali non parteciparono Gbagbo ed altri personaggi politici perché ritenevano che non vi fossero le condizioni per una sfida trasparente. Come già specificato, il Presidente della Corte costituzionale respinse la candidatura di Ouattara e quindi Bedié vinse!

    Nel dicembre 1999, il generale Robert Guei con un colpo di stato spodestò Bedié. Il golpe, del resto fu salutato positivamente sia dalla comunità internazionale, per via dell’incompetenza di Bedié, che dal popolo ivoriano che finalmente si liberava del Parti Democratique de Cote d’Ivoire – PDCI (33 anni sotto Boigny, dal 1960 al 1993 e 6 anni sotto Bedié). Inoltre si deducceva dai discorsi di Bedié che egli intendeva rimanere al potere fino alla morte come Boigny! In effetti in molti suoi discorsi, faceva progetti a lungo termine senza nemmeno preoccuparsi di sapere se avrebbe vinto le elezioni o no!!! Del resto, le premesse per un “Boigny bis” sembravano riunite: stesso partito politico, stesso gruppo etnico e così via…
    Durante i dieci mesi di presidenza (dicembre 1999 a ottobre 2000), il Generale Guei disse “Je suis venu balayer la maison- sono venuto a pulire la casa e non mi candiderò alle elezioni presidenziali”.
    Purtroppo, nell’ottobre 2000, rimangiò le proprie parole e si candidò. Ouattara non potè partecipare perché era in esilio su decisione di Bedié, mentre lo stesso Bedié era a sua volta rifugiato in Francia dopo essere stato cacciato da Guei.
    Il secondo turno oppose Gbagbo a Guei ed è chiaro che il popolo non scelse il generale perché non mantenne la promessa fatta dieci mesi prima ma premiò Gbagbo perché aveva dimostrato determinazione e coraggio nell’essere il padre del pluralismo politico.

    In effetti, tengo a ricordare che se il multipartitismo è stato applicato in Costa d’Avorio, nel 1990 dal primo presidente, il dittatore illuminato Felix Houphouet Boigny, è merito di Laurent Gbagbo, che non ha voluto scendere a compromessi, in altre parole, non ha voluto farsi “comprare” e non ha avuto paura di finire due volte in prigione (nel 1969 e nel 1971) su ordine di Boigny ed una terza volta (nel 1992 su ordine di Alassane Ouattara, all’epoca Primo Ministro di Boigny).
    Oltre a queste qualità, Gbagbo ha mostrato di essere un uomo di una onestà rara a tanti: durante i suoi sei anni di esilio in Francia (ospite di alcuni amici mitterandiani), ogni mese gli veniva accreditato sul proprio conto corrente in Costa d’Avorio, il suo stipendio di docente universitario in storia, di cui né lui, né la moglie rimasta in patria ne fece uso. Bensì, al suo rientro nel 1988, restituì l’intera somma allo Stato ivoriano e quindi risulta chiaro che il generale Guei non lo poteva battere alle urne.
    Credo che molti politici africani, italiani e non solo potrebbero imparare qualcosa da Laurent Koudou Gbagbo.
    Probabilmente l’onestà intellettuale di Gbagbo deriva dagli insegnamenti che egli ha ricevuto in famiglia: quando era adolescente. Suo padre fu arrestato in sua presenza su ordine di Boigny ed egli, rivolgendosi ai figli,disse: “ se io Paul Koudou, sono accusato di complotto, allora sono tutte balle perché non mi è mai passato per la testa l’idea di augurare la caduta di chicchéssia…” Effettivamente, negli anni sessanta e settanta, Boigny aveva questa grande capacità di inventare dei complotti allo scopo di liberarsi fisicamente di eventuali oppositori, rcorderei il massacro dei Guebié (gruppo etcnico del centro) oppure l’eliminazione di Ernest Boka (primo Presidente della Corte suprema). Segnalo il presente testo: Les faux complots d’Houphouet Boigny di samba Diarra.

    Guardando le immagini dell’arresto di Gbagbo, della sua famiglia e dei suoi fedeli, sono rimasto scioccato davanti alle brutalità e alle umiliazioni che hanno subito! Però oggi capisco che Laurent Gbagbo ha dato una grande lezione di coraggio agli Africani. In effetti, appena erano iniziati i bombardamenti francesi, vari Paesi africani tra i quali il Gambia e il Sudafrica, avevano garantito asilo a lui e alla propria famiglia. Considerando che non devono essere la Francia e la comunità internazionale a stabilire le regole nelle nostre Nazioni, ma le nostre Istituzioni, allora non dobbiamo arrenderci davanti alle minacce che vengono dall’occidente. Visto che la vittoria di Laurent Gbagbo era stata riconosciuta dalla Corte Costituzionale ivoriana, egli ha fatto bene a non scappare davanti alle intimidazioni della “sedicente” Comunità internazionale. Del resto, vita natural durante, l’ex Presidente non si è mai tirato indietro e, a differenza di tutti i suoi avversari politici, scendeva in strada con i suoi sostenitori durante le marce e le rivendificazioni pacifiche. Invece, i suoi rivali politici istigavano i loro simpatizzanti a protestare pubblicamente mentre rimanevano al sicuro nelle loro ville ad Abidjan o in Francia…

    Questo non è una diatriba tra ivoriani, ma sono alcuni elementi degli ultimi sviluppi della vita politico-sociale dell’ex Svizzera dell’Africa e quindi è STORIA!!!

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