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martedì , 23 maggio 2017
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“Costituzione: la via maestra”. La Carta al centro della nuova sinistra?

Manifestazione a piazza del Popolo: studenti, lavoratori e famiglie accorsi da tutta Italia. Landini: “Applicarla fino in fondo, non riformarla”. Rodotà a Letta: no al terrorismo ideologico, sì alla verità. Ecco le basi di un nuovo movimento.

Fonte: Oltremedianews

No all’affossamento della Costituzione. La legge fondamentale della Repubblica Italiana del 1948 va semplicemente difesa, mantenuta e, soprattutto, “applicata” fino in fondo.

E’ questo lo spirito principale che ha animato il grande corteo nella Capitale a difesa della Carta contro il tentativo di stravolgimento di cui da mesi le forze politiche stanno discutendo tra gli scranni parlamentari. Si tratta del nuovo Progetto di Riforma elaborato dalla cd. Commissione dei 40 saggi di cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è sin da subito fatto “padre nobile”, primo tra i promotori di un piano di riforma che, se andasse in porto, andrebbe a modificare in tutto e per tutto la forma di governo del nostro Paese.

Un progetto che non piace proprio a tutti e che anzi oggi raccoglie più perplessità di quante il “presidentissimo” sia disposto ad ammettere. Prima fra tutte la legittimazione anche soltanto morale che le forze politiche attualmente presenti in Parlamento possano avere nell’avviare una fase costituente seconda per importanza solamente a quella del secondo dopoguerra. Forze politiche che infatti oggi non rappresentano una grande fetta di popolazione il cui malcontento si sta palesando – e andrà presumibilmente manifestandosi sempre più nei prossimi mesi – con la nascita di un vero e proprio movimento di opinione e di protesta in difesa della Costituzione. La manifestazione di sabato ha avuto la funzione di proporre queste ed altre istanze.

Promosso nelle scorse settimane dalle più importanti personalità del mondo della accademico, culturale e della società civile italiana, su tutti il giurista e costituzionalista Stefano Rodotà, l’ex presidente della Consulta Gustavo Zagrebelsky, il leader Fiom-Cgil Maurizio Landini  e la costituzionalista Lorenza Carlassare - la stessa che in estate ha abbandonato il comitato dei 40 saggi perché in totale dissenso con il progetto di riforme- l’appuntamento ha raccolto decine di migliaia di partecipanti che hanno sfilato per le vie della Capitale con un tripudio di cartelli e bandiere colorate per poi concludersi in Piazza del Popolo con gli interventi di rito. Non un successo isolato ridotto ad un’unica data però, secondo i promotori “La via maestra” – questo il nome della manifestazione – è stata solo una prima di una serie di tappe con cui andrà costituendosi un nuovo movimento e, perché no, un nuovo soggetto politico con al centro la Costituzione. Uniti sotto un unico slogan: “La Carta non va toccata, per nessuna ragione”.

Riguardo i soggetti partecipanti, sono spiccate, numerose, le bandiere della Fiom, di Sinistra Ecologia e libertà, dei comitati Acqua Bene Comune, di Emergency e Legambiente passando per Libera, insieme alla sinistra ora extraparlamentare di Rifondazione e Comunisti Italiani. Non mancavano inoltre l’Idv con un Di Pietro ora semplice militante e Azione Civile, il movimento fondato dall’ex magistrato Antonio Ingroia, anch’egli tra i promotori dell’appuntamento, e qualche sparuta bandiera dei Cinque Stelle portata da singoli partecipanti, a quanto pare, a titolo strettamente personale. Una nota a se merita l’Anpi le cui singole sezioni hanno aderito convintamente con tanto di striscioni e gagliardetti provinciali, pur contravvenendo ai diktat della segreteria nazionale dell’associazione che aveva invitato a non scendere in piazza per evitare strumentalizzazioni.

Partecipati e molto applauditi sono stati infine gli interventi. Il più atteso era, senza dubbio, quello del professor Rodotà, che è stato, contrariamente allo stile spesso sobrio del giurista, molto duro e forte soprattutto nei confronti del premier Letta e del suo esecutivo. “La Costituzione è stata sequestrata e sono state distorte le regole fondative” – così Rodotà dal palco di piazza del Popolo, che ha poi attaccato: “Io vorrei che il presidente del Consiglio usasse una parola di verità, le sue parole sono tra la denigrazione e il terrorismo ideologico”. Parole forti che non sono mancate neanche sulla questione relativa alla riduzione del numero dei parlamentari e la modifica del bipolarismo perfetto: “C’è ampio consenso sociale, si sarebbe potuto avviare un processo di revisione limitata della Carta. Invece, – ha sottolineato il giurista – “in assenza di consenso si sta tentando una scorciatoia pericolosa. Stare attorno alla Costituzione oggi vuol dire evitare un rischio per la democrazia”. E a chi lo accusa di voler fondare l’ennesima formazione politica a sinistra, ecco la stoccata finale: “Si può mettere insieme una coalizione dei vincenti che abbia al centro la Costituzione. Non ero convinto che avremmo riempito la piazza in questo modo, ci hanno accusato di essere un partitino, abbiamo avuto qualche imbarazzante diserzione. Alcuni non sono venuti qui abbandonando la battaglia comune di anni per calcoli molto modesti. Non si perde l’identità qui, la si rafforza. Mi auguro che le forze politiche stiano attente a quello che stiamo facendo e non dicano ‘volete fare un partitino’. Potrei essere molto sgradevole e dire ‘guardate in casa vostra, che cosa accade ai ‘partitoni‘ ”. A qualcuno del Pd saranno fischiate le orecchie.

Particolarmente applauditi sono stati anche Landini e Zagrebelsky. Il primo, a chi gli ha chiesto cosa rispondere all’esortazione di Napolitano in favore della “riforma” ha risposto: “Io non devo rispondere nulla a nessuno. In tanti dovranno rispondere a questa piazza, ai tanti italiani che pensano che per cambiare il Paese bisogna applicare la Costituzione”. Secondo il leader Fiom, “la forzatura è quella di derogare un articolo per cambiare la Costituzione italiana: per ridurre il numero dei parlamentari, per far funzionare meglio il Parlamento non c’è bisogno di derogare all’art.138. La descrizione che viene data – ha continuato – che noi saremmo conservatori è una doppia sciocchezza! Se c’è qualcuno che vuolecambiare il Paese quelli siamo noi”. Parole cui si è accordato Zagrebelsky, da sempre protagonista, assieme a Rodotà, nelle battaglie a difesa della Costituzione. “Da costituzionalista non posso evitare di notare la macchina che il Governo e il presidente della Repubblica hanno messo in moto per cambiare la Costituzione. A cambiarla dovrebbe essere il Parlamento. Rimango con l’idea che queste macchine quando si mettono in moto non si sa dove si fermeranno, ho paura che questa non si fermi prima di aver fatto dei danni”. “Comunque – ha chiuso il giurista – noi siamo una piazza dimoderati, non dobbiamo rifiutare tutti coloro che sono disposti ad ascoltarci. Noi siamo stati esclusi da tanti, ma non dobbiamo escludere nessuno”.

In ultimo non vanno dimenticate le prese di posizione di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, il quale ha sottolineato che “La politica ha tradito la sua funzione di servizio alla comunità. Cosa ce ne facciamo degli F35 quando non ci sono i soldi per le persone, per assicurare loro i servizi?”. La Carta, ha aggiunto, “è il primo testo antimafia del nostro Paese”.Parole cui nemmeno i dissidenti Pd Pippo Civati, Laura Puppato e Vincenzo Vita (presenti in piazza del Popolo a titolo personale), hanno potuto evitare di applaudire. Che sia l’inizio di un qualcosa di nuovo a sinistra?

 Federico Lauri

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