Costruiamo insieme l'alternativa comuneTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Costruiamo insieme l’alternativa comune

Costruiamo insieme l’alternativa comune

Il bisogno di “sinistra” è attuale e impellente, anche per gli italiani in Belgio.
Ce ne siamo resi conto in questi anni, in questi mesi e in questi giorni:
“Oggi la politica ha fallito nel suo obiettivo di rappresentare la società e di risolverne i problemi di ogni giorno. La crisi in Europa ha aumentato le disuguaglianze e penalizzato e isolato intere fasce sociali, che chiedono equità e solidarietà ma faticano a trovare rappresentanza. Gran parte della popolazione non crede che la partecipazione alla vita pubblica possa essere determinante per migliorare la propria vita, e vede con sospetto e stanchezza il proliferare di sigle, liste ed iniziative collettive che spesso non intercettano né rappresentano i bisogni, progetti e valori dei cittadini, ma appaiono come strumenti ad uso di ristretta cerchia”.

Per questo motivo, su iniziativa di un gruppo di 19 firmatari dell’appello “Costruiamo insieme l’alternativa comune” (in rappresentanza di diverse esperienze politiche e associative), le forze disperse della sinistra italiana, ma anche simpatizzanti, si sono riuniti oggi al Potemkine (un locale a St. Gilles, comune dell’area metropolitana di Bruxelles) in assemblea pubblica per la presentazione del progetto.

“…convinti che ogni nuovo percorso debba partire anche dalle specificità territoriali. In un contesto come quello di Bruxelles, dove si intrecciano nuove e vecchie generazioni di immigrati, che è allo stesso tempo distante e strettamente connesso alle dinamiche politiche nazionali, crediamo che questo esperimento non solo sia necessario, ma possa anche giocare un ruolo fondamentale per tutta la comunità italiana, come laboratorio propulsivo di partecipazione attiva, di idee e di pratiche politiche rinnovate”.

Che cosa vorrebbe essere Alternativa Comune? Gli organizzatori ci spiegano che questa iniziativa si pone l’obiettivo di essere qualcosa di nuovo e di sinistra che guarda al futuro, ma con un occhio al passato. Il ricordo iniziale al compagno Pietro Ingrao, scomparso di recente, ci pare un segnale che va in questa direzione.

Un processo di costruzione di una comunità politica, non di un partito, che ha fretta di partire e non di arrivare, da realizzarsi, nel tempo, attraverso un metodo nuovo.

Ecco, questa idea del “metodo nuovo” è interessante. Anche il fatto che non si tratti di un nuovo partito, ma di uno spazio di confronto e di analisi, è fondamentale.

Apprezzabile la citazione già nell’appello a garanzia del rispetto delle differenti identità: “Riconosciamo la legittimità dei percorsi e delle storie di ciascuno, e non pensiamo di sovrapporre o aggiungere una nuova struttura a quelle già esistenti, per cui non chiediamo a nessuno di abbandonare o trascurare le proprie case e i propri riferimenti”.

Discutere insieme e rimettersi in gioco, come individui e come parte di una comunità che si tenta di ricostruire su basi nuove. Confrontarsi e avviare la costruzione di iniziative comuni su temi chiave come lavoro ed economia, emigrazione ed immigrazione, diritti, ambiente, antifascismo, questione morale, beni comuni ed Europa. Questi gli obiettivi principali del progetto.

E il “metodo nuovo” invece?

Scoprire di non essere d’accordo o di avere, invece, una prospettiva che ci unisce, ma facendolo partendo dai contenuti e non da posizionamenti a priori. Il nuovo, ci pare, è il metterlo in pratica al posto di sbandierarlo ai quattro venti“.

Il progetto, almeno sulla carta, è buono. Seguiremo con interesse e attenzione l’evolversi della situazione.

Come sosteneva quel tale, anche se non riferendosi alla sinistra: “…eppur si muove“!

Andrea Stratta

 

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