Costruire una "sinistra" per vincere..si puòTribuno del Popolo
giovedì , 21 settembre 2017
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Costruire una “sinistra” per vincere..si può

Con l’avanzamento di Renzi si sta ultimando la “mutazione genetica” della sinistra italiana. E’ davvero così impossibile rilanciare un partito di sinistra vero che non si vergogni di quello che è e che porti avanti, con coerenza e serietà, temi della sinistra senza rinunciare ad alzare i toni quando necessario?

Chi lo ha detto che essere di sinistra debba per forza significare a rassegnarsi a prenderla in quel posto? Questa è la vulgata tradizionale della sinistra italiana, abituata ormai all’autoironia e all’interiorizzazione della propria inadeguatezza. Una inadeguatezza tale che è a tal punto diventata sistemica da portare alla completa abiura di se stessa da parte della sinistra, ormai in pezzi e priva di una qualsivoglia idea di cosa voglia dire, ancor oggi, dichiararsi di sinistra. Marx è ormai troppo ingombrante per Renzi e soci, e per inciso quando Marx andava per la maggiore, il giovane Renzi era nei giovani della Dc, non certo nella sinistra. Già questa dovrebbe dirla lunga, ed è inutile dilungarsi sul vergognoso processo di demolizione del passato portato avanti pervicacemente dal gruppo dirigente che ha causato il crollo del Pci. Oggi ci raccontano che quel passato è ormai finito, che il comunismo è morto (una frase di per sè che denota una ignoranza ciclopica) e che bisogna ricostruire una nuova sinistra. Per fare che? per quali obiettivi? A queste domande non sapranno darvi una risposta, ormai la sinistra ammessa in occidente è semplicemente la versione edulcorata della destra, il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo che abbiamo imparato bene a conoscere negli Stati Uniti.

In tutto questo ovviamente è quasi inutile ricordare che qualsiasi cittadino che si ritenga realmente di sinistra non dovrebbe subire passivamente questa follia. Ci sarebbe bisogno di una sinistra vera, con la S maiuscola, una Sinistra capace di rappresentare seriamente gli interessi delle fasce popolari, mai come oggi ricacciate indietro da una crisi terribile e utilizzata in modo criminale per azzerare le conquiste del XX secolo. Non si comprende quindi come mai, in un momento in cui i populismi fermentano, la sinistra continui a mirare basso, continui a proporsi come un gruppo di cittadini onesti pronti a fare sacrifici, dei meri operai della politica che promettono di essere onesti (e manco è vero) e di fare “quello che va fatto”, accettando cioè in toto la visione storica e politica dei loro avversari di sempre. Una sinistra degna di questo nome dovrebbe ripudiare tutto questo, reclamando un ruolo per sè nel presente e per il futuro, dovrebbe affermare un’idea nuova di progresso sociale alternativa al neoliberismo, senza vergognarsi di alzare i toni, di usare il megafono, di incalzare coloro che hanno letteralmente polverizzato i legami sociali del Paese. Una sinistra che non si vergogni di urlare, di attaccare verbalmente, di difendere a spada tratta gli oppressi e le persone in difficoltà, una sinistra che non si rassegna al clientelismo, alla mafia, al malaffare, all’esistenza di settori neofascisti tutelati dalle istituzioni, all’esistenza stessa dei soprusi dell’uomo sull’uomo. Una sinistra che non lasci a Grillo il tema dell’uscita dall’Euro, una sinistra capace di essere ottimista e di puntare a vincere e non solo alla rappresentanza. Una sinistra, in sostanza, che non si vergogni di avere come modelli Lenin, Gramsci, Che Guevara, Di Vittorio, che non si vergogni della Rivoluzione d’Ottobre e della straordinaria storia dei milioni di esseri umani che si sono sacrificati per il successo di un’idea vergognosamente sacrificata sull’altare del potere.

Gracchus Babeuf

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