Cresce il "Revisionismo" in Europa dell'EstTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Cresce il “Revisionismo” in Europa dell’Est

Il sentimento antirusso monta in tutta l’Europa dell’Est e si collega al pericolo del revisionismo circa la Seconda Guerra Mondiale i cui risultati si sono già visti nell’Ucraina del post-Maidan. Ora il pericolo raggiunge anche la Polonia, dove secondo il ministro degli Esteri di Varsavia, Grzegorz Schetyna, il campo di concentramento di Aushwitz sarebbe stato liberato non dalle truppe sovietiche, bensì da non  meglio specificati “ucraini”. 

Del sentimento antirusso che fermenta in Europa dell’Est si è gia scritto molto. Anche noi ci siamo occupati della cosa già a settembre (LEGGI QUI) con particolare riferimento alla Polonia, ma quanto il revisionismo sia ormai una cosa reale lo si può vedere anche solo in Ucraina dove, dopo il golpe del Maidan, i gruppi nazionalisti e partiti come Svoboda stanno portando avanti una vera e propria riabilitazione di personaggi come Stepan Bandera, collaborazionista del Terzo Reich nonchè responsabile di migliaia di morti in Ucraina nel corso della Seconda Guerra Mondiale, specialmente ebrei e comunisti. Si sta diffondendo questa folle idea che i combattenti ucraini e polacchi che presero le armi contro l’Armata Rossa fossero dei patrioti, quando in realtà molti di loro combattevano scientemente dalla parte di Adolf Hitler, commettendo pogrom e crimini contro l’umanità di vario genere. Anche per questo recentemente il ministro degli Esteri russo, Lavrov, ha sottolineato come Mosca sia assolutamente contraria a ogni revisionismo circa la Seconda Guerra Mondiale e sia determinata a mantenere la condanna nei confronti dell’ideologia nazista.

L’Unione Sovietica peraltro si è sempre vantata di aver posto fine alle atrocità del nazismo sia in Polonia che negli altri paesi dell’Europa dell’Est, ma a Varsavia sembrano pensarla diversamente ancor più che non hanno nemmeno invitato Vladimir Putin alle celebrazioni del Settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz nel gennaio 2015. Non solo, il ministro degli Esteri polacco Schetyna ha pensato bene di dire che Aushwitz venne liberata da non meglio specificati “Ucraini” e non dalle truppe dell’Armata Rossa, e tutto questo senza che nessuno in Europa abbia rimbeccato il ministro polacco. Insomma esiste un problema reale circa il revisionismo che coinvolge non solo la Polonia, ma anche l’Ucraina, i paesi Baltici e anche in parte la Germania, tutti paesi che tendono a sminuire il ruolo dei russi e della Russia nello sconfiggere il Terzo Reich. Del resto anche l’Occidente ha avuto parte attivissima in questo, basti solo pensare a “La Vita è Bella” di Benigni, dove sono i carri armati americani ad aprire i cancelli di Aushwitz. Qualcuno ha suggerito che Schetyna abbia voluto riferirsi al fatto che il gruppo d’armata sovietico che liberò la Polonia si chiamasse “Il primo Fronte Ucraino”, ma gli storici sanno benissimo che il nome dell’armata era collegato all’area che dovevano liberare e non alla composizione etnica dell’armata dal momento che i soldati provenivano da tutta l’Unione Sovietica, dove si sa che l’etnia russa era quella maggioritaria. Ma lo sminuire il ruolo dell’Armata Rossa nella sconfitta del nazifascismo è solo parte di un tentativo più ampio di sostenere che i sovietici fossero la stessa cosa dei nazifascisti. Solo per fare un esempio recentemente le autorità polacche si sono rifiutate di commemorare il settantesimo della liberazione di Varsavia avvenuto il 17 gennaio del 1945, tutto questo ignorando l’esistenza del cimitero dei soldati sovietici in quel di Varsavia, un cimitero che ospita i resti di 21,830 soldati sovietici, morti per liberare la Polonia dal nazismo e dimenticati anche perchè la Polonia non parla di liberazione dai nazisti parlando di soldati sovietici che entrarono in una città vuota perchè abbandonata dalle truppe tedesche, l’ennesima forzatura e imprecisione storica. Anche a Cracovia, città dal centro ricco di arte che venne risparmiato dai sovietici che la occuparono utilizzando solo la fanteria e non l’artiglieria per salvarne l’architettura medievale, non si è tenuta alcuna celebrazione per la liberazione dal nazismo.

Quello che le autorità polacche non vogliono ricordare è che nel corso dell’occupazione nazista i tedeschi uccisero milioni di cittadini polacchi distruggendo completamente il Paese. Anche le università e le scuole non vennero risparmiate con le autorità naziste che procedettero all’eliminazione di tutti i polacchi colti, uno sterminio infinite volte superiore alla repressione messa in atto dalla Repubblica polacca filosovietica installatasi dopo la guerra. Sembra quindi come minimo grottesco sostenere che nazisti e sovietici siano stati la stessa cosa, ma tale menzogna viene diffusa in modo capillare e pervasivo anche dalle autorità. Inoltre il sentimento popolare antirusso porta a sminuire la portata della vittoria dell’Armata Rossa contro il nazismo, ignorando che senza di essa la Polonia non sarebbe mai stata liberata dalle grinfie del Terzo Reich. Per non parlare del fatto che in Polonia ai tempi dell’invasione tedesca furono moltissimi i collaborazionisti polacchi filonazisti che seguirono la Germania nazista aiutando sul campo nel rastrellamento di ebrei e comunisti, oppure arruolandosi direttamente nelle Ss. Si aggiunga a ciò la pressione esercitata da alcuni gruppi anticomunisti e antirussi che vorrebbero vedere addirittura l’esercito polacco accanto a quello ucraino a combattere nel Donbass contro gli odiati russi. Si aggiunga a questo che il primo ministro dell’Ucraina, Yatseniuk, ha recentemente affermato che sarebbe stata la Russia a invadere la Polonia e la Germania e non viceversa, che ben si comprenderà il pericolo sotteso a queste pratiche di revisionismo che avvengono peraltro con la complicità dell’Unione Europea che nulla fa per ripristinare la verità storica, promuovendo anzi l’azione di quei gruppi che vorrebbero equiparare comunismo sovietico e nazismo, ignorando che se non fosse per il primo, oggi saremmo tutti inevitabilmente nazisti.

Gracchus Babeuf

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