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venerdì , 26 maggio 2017
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Crisi. Ancora un suicidio per la crisi

Mentre Angela Merkel ha raggelato tutta Europa parlando di ripresa solo dopo il 2014, un altro disoccupato si è tolto la vita, questa volta a Giarre, in Sicilia.

Chiamateli “suicidi di Stato”. Stiamo parlando delle centinaia di italiani che, stanchi di una vita insoddisfacente, di un lavoro che non c’è e che quando c’è è spesso frustrante e quasi sempre precario, si sono tolti la vita. Un’urlo di rabbia e dolore in una società che è troppo individualista per turbarsi di fronte alle persone che si suicidano per la crisi.  L’ultimo suicido è avvenuto a Giarre Sicilia, un suicidio portato a termine da un uomo di 47 anni, alla ricerca di lavoro dopo aver aiutato nella recente campagna elettorale Pippo Scuto, candidato nella lista Cantiere Popolare a sostegno di Nello Musumeci. Il disoccupato ha lavorato per Scuto aprendo anche per lui un profilo Facebook, ma non aveva ricevuto dal politico alcun compenso.  Dopo la chiusura delle elezioni, la disperazione. Era alla ricerca di un posto di lavoro e, invece, questo 47enne – originario della provincia di Cagliari -da giorni era chiuso nella sua casa di Giarre e lanciava messaggi di aiuto: “Mi voglio uccidere”, scriveva via sms a Pippo Scuto. Ieri mattina, verso le 7,30, ha portato fuori un braciere, si è stretto un laccio delle scarpe attorno al collo e una corona del rosario tra le dita e si è impiccato alle grate del portoncino che si affaccia su una stretta stradina nel centro di Macchia, una frazione di Giarre. A trovarlo qualche minuto dopo è stata un’anziana vicina di casa. Ma non c’è stato niente da fare. È morto asfissiato.

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