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mercoledì , 26 luglio 2017
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Crisi. Aumentano i suicidi legati al disagio economico

Desta preoccupazione in Italia l’aumento delle persone che si tolgono la vita per problemi legati alla crisi economica. L’indifferenza e la vergogna uccidono le persone più deboli, prive di reti di solidarietà venute a mancare con la crisi.

La crisi uccide, questo ormai abbiamo imparato a capirlo sulla nostra pelle osservando la depressione, lo scoramento, la tristezza che avvolge le migliaia di persone escluse dal mondo del lavoro e dalla soddisfazione personale di se stessi. Il lavoro dovrebbe essere garantito dalla Costituzione e invece assume sempre di più le fattezze di un privilegio per pochi, da conquistarsi con ogni genere di sacrificio. In questa situazione deprimente non sorprende che quindi il numero delle persone esasperate che decide di farla finita aumenti in modo verticale. “E’ importante consolidare una rete di aiuto nazionale: i provvedimenti economici di sostegno delle istituzioni, devono andare di pari passo con i provvedimenti sanitari di supporto“, ha detto il professor Maurizio Pompili, responsabile del Servizio per la Prevenzione del Suicidio dell’Ospedale S. Andrea di Roma, Universita’ La Sapienza, alla vigilia della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, promossa ogni anno dalla  International Association for suicide prevention e dall’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms), e che si terrà domani. ”Nel mondo si registrano un milione di suicidi ogni anno, in Italia circa 4000, e con la crisi economica il fenomeno e’ cresciuto nella fascia d’eta’ che va dai 25 ai 69 anni, praticamente quella che lavora. Mentre e’ diminuito tra gli ultrasettantenni”, ha  detto Maurizio Pompili all’ANSA. “E’ importante capire che il suicidio non e’ piu’ legato ad un disturbo mentale ma che fattori di rischio importanti come la perdita di uno status lavorativo e la vergogna agiscono sulla vulnerabilita’ dell’individuo che si trova a vivere un dramma nel quale non vede vie d’uscita. Se pero’ c’e’ un aiuto, queste persone mettono da parte l’idea di morire e ‘tornano a combattere”, ha spiegato Pompili. Queste morti tuttavia non avvengono per caso, sono figlie dell’indifferenza spietata di una società che non da alcun valore alle persone che vengono escluse dal ciclo produttivo. La speranza è che anche la politica possa prendersi carico e occuparsi di un problema che sta diventando per certi versi drammatico.

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