Crisi di governo e incarico a Renzi: quali governabilità e rappresentanza?Tribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Crisi di governo e incarico a Renzi: quali governabilità e rappresentanza?

Crisi di governo e incarico a Renzi: quali governabilità e rappresentanza?

La crisi di governo, le dimissioni di Enrico Letta, le nuove consultazioni e l’incarico a Matteo Renzi sono elementi che palesano ancora una volta l’assenza di governabilità e di rappresentanza della classe politica. Proponiamo, pertanto, alcune osservazioni su tali ultime vicende.  

Fonte: Oltremedianews

Il giorno 13 febbraio 2014 sarà l’ennesima data da annotare nei manuali di storia con un titolo tutt’altro che nuovo alla politica del nostro paese, ossia “crisi di governo”.

Eppure, avevamo capito che il governo Letta avesse costituito la cosiddetta “larga intesa” per risolvere la crisi economica e sociale sempre più devastante e non per determinare un’altra crisi di governo. Ed invece, a meno di un anno dall’inizio del precedente mandato, ci troviamo dinanzi ad un altro “rimpasto” e alla terza origine governativa senza passare per il tramite del voto dei cittadini.

Va, infatti, sottolineato che si è trattato di una crisi di governo extraparlamentare, con un avvicendamento che ha visto bensì come fase cruciale la sollecitazione da parte di Matteo Renzi che ha costretto Enrico Letta a rassegnare le sue dimissioni spontanee al termine dell’ultimo Consiglio dei Ministri.

E’ al via, dunque, il procedimento di formazione del nuovo Governo iniziato con le consultazioni svolte da parte del Presidente della Repubblica e consistenti in una serie di incontri con i Presidenti di Camera e Senato, le delegazioni dei partiti e i rappresentanti dei gruppi parlamentari. Degna di rilievo è stata l’assenza della Lega e del Movimento Cinque Stelle.
Seguiranno, quindi, il conferimento dell’incarico, appunto a Matteo Renzi, la sua nomina a nuovo Presidente del Consiglio, quella dei ministri, il giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica e il voto di fiducia alle Camere.

Come detto, si è trattato di una crisi extraparlamentare non passata per il giudizio delle Camere e, dunque, prescindendo dal verificare se si fosse determinata un’interruzione del rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento. Tale circostanza ha determinato il mancato scioglimento anticipato delle Camere da parte del Presidente della Repubblica che ha scelto la soluzione già adottata a fine 2011 quando al Governo Berlusconi è subentrato il Governo tecnico di Mario Monti.
Infatti, lo scioglimento delle Camere è un atto discrezionale e presidenziale, disciplinato dall’art. 88 della Costituzione, il quale stabilisce che il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Al contrario di quelle extraparlamentari, le crisi parlamentari si verificano nel caso di mancata concessione iniziale della fiducia anche da parte di una sola Camera, oppure nella successiva interruzione del rapporto fiduciario a seguito di un voto contrario da parte di una sola Camera alla questione di fiducia posta dal Governo su una specifica proposta, o ancora se viene approvata una mozione di sfiducia nei confronti del Governo. L’art. 94 della Costituzione, infatti, prescrive che il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciò posto, con riferimento alla formazione di tale nuovo esecutivo, preme mettere in evidenza due questioni, entrambe, si sottolinea, già rimarcate anche durante la predisposizione dello schema di legge elettorale.

La prima riguarda la governabilità, sul presupposto che occorre prendere atto (non certo da parte dell’elettorato attivo) che dalle elezioni del 2006 al nostro paese non viene garantito un esecutivo continuativo e stabile, elementi imprescindibili per l’approvazione delle necessarie e urgenti riforme.

Il secondo aspetto concerne la rappresentanza, atteso che il Governo guidato da Matteo Renzi sarà un governo del PD, ossia un partito che non ha ottenuto la maggioranza alle precedenti elezioni, senza poi contare l’astensione dal voto.
E qui occorre rimarcare il principio fondamentale contenuto nel comma 2 dell’art. 1 della Costituzione secondo cui “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Si tratta del principio di massima espressione della democrazia, assicurato attraverso l’elezione da parte di tutti i cittadini (con i dovuti limiti di età, diversi tra Camera e Senato) degli organi legislativi e il collegamento del Governo ai rappresentanti del popolo mediante il predetto istituto della fiducia.

Infatti, anche in questo caso, esiste la possibilità che il nuovo Governo Renzi, formatosi ed impegnatosi nelle mani del Presidente della Repubblica, all’atto di presentazione del suo programma non ottenga la fiducia in sede parlamentare.
Ma, probabilmente, tale circostanza resterà solo un’ipotesi, perché Matteo Renzi pare raccogliere consensi tra le rappresentanze parlamentari e perché gli incisi “bisogna fare le riforme” e “manca una legge elettorale” sembrano indicare che la strada del voto non è la soluzione più opportuna.

Tutto questo “rimpasto”, però, avrà la drammatica conseguenza di allontanare ancor più gli elettori dalla politica che, ormai, sembrano guardare le tragiche vicende del paese da prospettive diverse.

   Sara Venanzi

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