Crisi di governo. Oggi Monti sale al Quirinale. La Road Map di Napolitano | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Crisi di governo. Oggi Monti sale al Quirinale. La Road Map di Napolitano

Il ritiro della fiducia del Pdl ha aperto la crisi di governo. Tutto fa pensare che dopo la l. di stabilità non ci sarà altra scelta per Napolitano oltre allo sciogliere le camere e fissare la data delle elezioni. Addio legge elettorale, dunque, ma le sorprese sono dietro l’angolo. Intanto avanza l’ipotesi di elezioni il 10 marzo. 

Fonte: Oltremedianews.it

apolitano

E’ arrivato dunque il turno di Mario Monti. Dopo la sfilata dei segretari dei partiti di maggioranza, oggi toccherà al premier recarsi al Quirinale. Il Presidente della Repubblica si avvia così a concludere le mini conslutazioni per tirare le somme dopo questa repentina crisi di governo scatenata dal Pdl.

Per capire quale sarà il quadro che si profilerà la prossima settimana facciamo però un passo indietro. Il mese di Dicembre sarebbe dovuto essere quello in cui si sarebbero dovuti approvare la gran parte dei provvedimenti disegnati dal governo dei professori. Dalla legge di Stabilità (ex finanziaria) alle norme sulla scuola per le quali sono scesi in piazza questo autunno migliaia di studenti, passando per la riduzione delle provincie, l’approvazione del decreto “liste pulite”, della legge anticorruzione, per l’introduzione di nuovi divieti di costruzione nelle aree a rischio idrogeologico e, soprattutto, la realizzazione della nuova legge elettorale tanto caldeggiata dal Presidente della Repubblica.
Un pacchetto di norme davvero incisive, nel bene o nel male, che avrebbero dovuto caratterizzare questi 12mesi di governo altrimenti estremamente ricchi di parole e poveri di fatti. Del resto se si guarda indietro si nota che nulla o poco più è stato fatto da questo esecutivo di professori, se non piangere in tv, fare incazzare i giovani tacciati di essere choosy e prendersela con lavoratori (abolizione art. 18) e pensionati. Niente male, se questa è la tecnica per il rientro da debito stellare e crisi economica chissà cosa potrebbero combinare soggetti meno titolate. La verità è che, ironia a parte, questo governo ha avuto sì la più larga maggioranza parlamentare della storia della repubblica, ma ha dovuto affrontare i veti incrociati di partiti politici che giustamente si sono affrontati per anni e che si sono ritrovati assieme a causa delle follie berlusconiane e della furia dei mercati.

In questo clima di continuo ostruzionismo parlamentare di sottofondo ci si è avvicinati pian piano alla fine della legislatura senza acuti e con molti bassi. La speranza dei professori e di chi più li ha sostenuti, Giorgio Napolitano, era appunto di riuscire ad approvare quantomeno la legge elettorale. Una riforma che avrebbe dovuto affossare il “porcellum” che ha reso ingovernabile il paese. “Cambiare la legge elettorale è una priorità” queste sono state le continue parole del Capo dello Stato ripetute quotidianamente e ciò per ridare governabilità e credibilità al paese, dicono in molti; altri, i più maligni, sospettano che il vero obiettivo sia un altro: imporre al Paese un Monti-bis con una legge che costringa ad una grande coalizione. Senza rischiare di cadere nel processo alle intenzioni, basta vedere le proposte e gli emendamenti che sono stati fatti in questi mesi: su tutti lo sbarramento al minor partito in coalizione al 4-5% (il che significherebbe mettere uno sbarramento del 10% all’intera coalizione), riduzione del premio di maggioranza in modo da garantire le stesse condizioni di oggi per la creazione di una maggioranza di sostegno al nuovo governo Monti.

Naturale che gli attuali partiti non ci siano stati. Da una parte l’esigenza di un Pd che, nonostante sia soggetto alle forti pressioni del Presidente, vuole aprire una stagione nuova con cui, usciti dall’emergenza rappresentata dagli attacchi speculativi dello scorso anno, dare il via ad una serie di politiche redistributive di stampo socialdemocratico al fine di avviare il paese verso l’uscita della crisi. Dall’altra il Pdl che, balcanizzato dai troppi cani sciolti forti dei consensi locali provenienti dai rispettivi “feudi” creati in questi anni, soffre i colpi di coda del leaderissimo Silvio Berlusconi, l’unico davvero capace di mettere tutti a tacere.

E proprio Silvio Berlusconi ha riservato, ancora una volta, un colpo di scena a questa fase finale di legislatura. Non che gli italiani non vi fossero abituati; nel 2005 fu un colpo di mano che riformò una legge elettorale maggioritaria che aveva garantito la governabilità per 10anni del Paese, ad introdurre il tanto vituperato Porcellum apponendo di fatto una pietra tombale sul nascente governo Prodi-bis. Ebbene il colpo di scena è arrivato anche quest’anno, stavolta sotto natale, con il ritorno in campo del cavaliere dal suo esilio dorato. Ed è stato un pandemonio. Il Pdl che si ritira dalla maggioranza, i partiti dal Quirinale, Monti che chiede di essere apertamente sfiduciato, su lo spread, giù le borse; fine dei giochi.

Sul disperato ritorno in scena di Berlusconi si è detto negli articoli precedenti e si dirà molto. Intanto si sprecano i paragoni col passato, anche di tipo storico. Esemplare Bruno Tabacci che scomoda persono le ultime vicende della Repubblica di Salò: “Così facendo il Cavaliere cerca di scommettere su una minoranza di blocco. Un pò come l’appello di Mussolini nel ridotto della Valtellina. Il Duce veniva dalla Prefettura di Milano e stava per passare in Svizzera e chiamò i suoi fedelissimi in Valtellina come ultimo atto. Una roba disperata”. C’è poi chi come Scajola è convinto, nonostante abbia più volte “tradito” il Cavaliere, che Silvio è l’unico a poter tenere unito il centrodestra. Per qualcuno che torna, c’è qualcuno che va. Tra questiBeppe Pisanu il quale punta al nuovo centro. Insomma si prevede una girandola di nomi che entreranno ed usciranno dal centrodestra.

Tutto ciò mentre il Presidente della Repubblica prova a giocarsi le ultime carte. La Road Map a questo punto è chiara, nonostante la salita al colle di Monti desti ancora incognite. In primo luogo approvare la legge di stabilità, poi provare a forzare per legge elettorale e taglio delle provincie; infine andare allo scioglimento delle camere.
Difficili i secondi due obiettivi, più facile far digerire la legge di stabilità; del resto nessuno ci tiene a passare per “irresponsabile” ed Alfano lo ha detto chiaramente. Tutto fa pensare insomma che si arriverà allo scioglimento delle camere intorno al 15 dicembre. Una crisi soft che però non sarà chiusa finché non sarà sciolto il nodo del giorno in cui fissare le elezioni. Anche qui sarà durissima la battaglia, con il Pdl che vuole l’election day per paura del peso che avrebbero le pesanti sconfitte che si profilano alle regionali di Lazio, Lombardia e Molise. Difficile che siano accolte le richieste di Berlusconi. Nel Lazio infatti si voterà il 3 e il 4 Febbraio, e se si dovessero accorpare le “politiche” i tempi sarebbero strettissimi. Più facile invece scorpare il Lazio dalle altre elezioni regionali e andare a votare per Lombardia, Molise e rinnovo delle Camere il 10 marzo. E’ perquest’ultima soluzione che spinge il Capo dello Stato. Staremo a vedere.

Michele Trotta

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top