Crisi economica: l'anno nero dei fallimentiTribuno del Popolo
sabato , 21 ottobre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Crisi economica: l’anno nero dei fallimenti

Rabbia e proteste nell’anno nero della crisi economica. Continuando con il trend del primo semestre il 2014 rischia di essere l’anno in cui sono fallite più imprese dal 2008 ad oggi. Sono i numeri del processo di deindustrializzazione che sta distruggendo l’Italia e che sta trasformando i momenti di protesta in episodi di cronaca. 

Fonte: Oltremedianews

Crisi e tensioni sociali. Qualcuno dopo il 2009 azzardò affermando che il peggio della crisi era già passato, poi nel 2013 la drammatica ondata di fallimenti fece pensare che si trattasse del dazio finale di cinque anni di recessione. Ancora una volta sbagliando: il 2014, atteso dai più come l’anno della ripresa, rischia di essere ricordato come l’anno nero dei fallimenti.

In attesa dei dati di fine anno, in costante aggiornamento negativo, nel solo primo semestre del 2014 sono stati depositati in tribunale i libri di 8.101 imprese, con una terribile media di 63 aziende fallite ogni giorno. Il confronto con le altre due annate nere della crisi è impietoso: più 10% di fallimenti rispetto al primo semestre 2013 e addirittura un aumento rispetto al 2009 del 79%. A vedere certi dati l’occhio cade subito su disoccupazione e cassa d’integrazione: invece di diminuire come era previsto, lo scorso aprile il tasso di disoccupati si attestava in Italia al 12,6% contro l’11,9 del 2013. Secondo un calcolo di Confindustria si perdono 1000 posti di lavoro al giorno, mentre Cgil ha annunciato: ‘’Stiamo andando verso il miliardo di ore di cassa d’integrazione’. Numeri drammatici che dopo anni cominciano a tradursi in episodi di cronaca segnati dalla disperazione di chi da mesi non percepisce alcuna fonte di reddito. Guardando l’atlante della crisi di vertenze ne è sparsa un po’ tutta l’Italia. A Terni l’autunno caldo era stato annunciato dalle proteste contro gli esuberi previsti in Ast. Il tavolo saltato nella trattativa con governo e sindacati, l’intenzione di tagliare il 20% dei costi derivanti da esternalizzazioni che rischiano di mettere sul lastrico decine di piccole imprese di un indotto che coinvolge circa 3mila addetti, improvvisamente tutto il capoluogo umbro si è ritrovato unito dinanzi al dramma dei 550 esuberi previsti. Dinanzi ad un esecutivo incapace di dare forza alle ragioni dei lavoratori nella gestione della vertenza, si è quindi manifestata l’esasperazione di centinaia di operai che nella notte del 16 ottobre hanno presidiato le abitazioni private di alcuni dirigenti dell’azienda con alcuni momenti di tensione.

Dalla caccia al dirigente alla guerra tra poveri, fece scalpore la denuncia resa dal sindacato Si Cobas circa l’investimento da parte di un tir che avrebbe forzato un presidio di operai in protesta contro la Sbg di Bologna. Più recente invece la paradossale vicenda di Meridiana, storica compagnia aerea sarda, i cui vertici, dopo aver annunciato 1634 esuberi che rischiano di distruggere definitivamente il tessuto sociale messo già a dura prova dell’isola, per timore delle proteste, hanno pensato bene di costruire un muro con filo spinato attorno agli uffici dirigenziali di Olbia. Non solo, agitazioni sono previste a Laterza, in Puglia, dove la celebre azienda produttrice di divani Natuzzi, ha dichiarato il ricorso alla proroga della cassa d’integrazione straordinaria. Un problema per molte famiglie perché, come spiega Salvatore Bevilacqua, segretario generale della Feneal Uil Puglia che assieme agli altri sindacati ha annunciato 4 ore di sciopero, ‘’chi resta fuori è destinato a mesi di problemi perché prima di ottenere i soldi della cassa integrazione bisognerà purtroppo attendere non meno di sei mesi’’.

Nel frattempo, il nulla. A battere cassa contro i tagli e i ritardi del governo nello stanziamento dei fondi necessari per gli ammortizzatori sociali sono le stesse regioni, per legge competenti in ultima istanza all’erogazione ma dipendenti quanto ai finanziamenti dall’esecutivo. ‘’Siamo sottoposti quotidianamente a forti pressioni da parte dei lavoratori che da mesi non percepiscono alcun trattamento” è la denuncia di Chiamparino manifestata al ministro Poletti. ‘’Tensione vuol dire che la gente è incazzata. Chi percepisce 800 euro al mese anziché 1.200-1.300, se li prende solo alla fine del periodo in cui ne ha diritto, significa che deve indebitarsi per fare la spesa”, ha concluso l’ex sindaco di Torino.

Così, mentre Renzi spiega a reti unificate la manovra economica in vista della Leopolda del 24 ottobre che riunirà il gotha dell’imprenditoria ‘’democratica’’ italiana, l’anno caldo delle contestazioni nelle fabbriche scivola via tra il silenzio mediatico e il sordo rumore di fondo delle tragedie familiari di chi ha perso il lavoro, dei manganelli della polizia negli episodi di protesta e, presto, dei licenziamenti collettivi tanto cari a chi vede nel Jobs Act la via d’uscita dal tunnel della crisi.

M.T.

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top