Crisi. I ricchi rubano al Fisco mondiale oltre 21mila miliardi | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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Crisi. I ricchi rubano al Fisco mondiale oltre 21mila miliardi

Secondo una recente indagine della Tax Justice Network (TJN), organizzazione britannica antievasione, ammonterebbe a 21mila miliardi di dollari il bottino  depositato dai “paperoni” di tutto il mondo nei paradisi off-shore. Una cifra astronomica che permetterebbe di superare facilmente la crisi economica attuale senza pesare, come al solito, sugli onesti cittadini e sui dipendenti.

Nei paradisi off-shore di tutto il mondo sarebbero depositati, secondo la Tjn, qualcosa come 21.000 miliardi di dollari, una cifra equivalente al Pil di Usa e Giappone. A depositare queste somme astronomiche beffando il fisco sono stati i “super-ricchi” , ma forse è meglio chiamarli super-evasori. In tempi di crisi in cui tutti ci esortano a tirare la cinghia leggere queste notizie fa ancora più male, ancor più che a frodare l’erario sono come al solito proprio i più ricchi, quelli cioè che dovrebbero assumersi i costi maggiori della crisi e che invece, come al solito, riescono in qualche modo a farla franca. Si tratterebbe di “delinquenti” veri e propri, una manciata di paperoni che ha depositato nei paradisi fiscali miliardi di dollari, miliardi tolti al lavoro e agli investimenti produttivi, di cui si avrebbe bisogno in questo periodo come dell’ossigeno. Molto spesso sono somme frutto di operazioni di riciclaggio della criminalità organizzata o del terrorismo internazionale, altre volte sono somme che si vuole occultare proprio per non pagare le tasse. Il fatto ancora più allarmante è che somme incredibili di denaro sono concentrate nelle mani di pochissime persone. Secondo “La Repubblica” infatti, qualcosa come 10mila miliardi di dollari sarebbero nelle mani di “sole” 91.000 persone, un esempio di come la forbice tra ricchi e poveri stia aumentando sempre di più, fin quasi al punto di rottura. Queste somme vengono portati dunque all’estero, e poi chi li possiede riesce comunque a fruirne in qualche modo sfruttando intermediari senza scrupoli e la complicità delle banche, sempre molto generose con i loro abbienti clienti. La Tjn, agenzia britannica che fa della lotta ai paradisi fiscali la sua norma di vita, ha quindi “mappato” e quantificato i soldi sottratti al fisco mondiale, e ha persino sostenuto che i 21.000 miliardi calcolati potrebbero, in realtà, essere molti di più. L’Agenzia infatti ha calcolato solamente la ricchezza monetaria depositata nelle banche e gli investimenti finanziari realizzati, non le proprietà immobiliari nè i beni di lusso, con i quali la somma arriverebbe alla cifra record di 32.000 miliardi di dollari. Fmi, Onu, Bce, e altre organizzazioni internazionali trattano il problema dei conti off-shore in modo a dir poco vergognoso, al punto che le ricerche nel settore sarebbero a dir poco scandalose, permettendo la perpetuazione del malaffare. Una sorta di “tolleranza” nei confronti dell’economia off-shore che va coniugato con un inspiegabile e cinico pugno di ferro nei confronti dei cittadini dei paesi più poveri. Ma quali sono le banche maggiormente coinvolte nella creazione di questo “buco nero mondiale”? Udite udite abbiamo il Credit Suisse, l’Ubs e la Goldman Sachs. Basterebbe tassare al 30% un guadagno minimo del 3% dei 21mila miliardi per ottenere per il Fisco qualcosa come 180 miliardi di euro, una somma superiore del doppio rispetto alla somma spesa dai paesi dell’Ocse per gli aiuti allo sviluppo. Poi dicono che c’è la crisi……

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