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giovedì , 19 ottobre 2017
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Crisi. Il capitalismo malato e la riscoperta delle alternative

Inutile qui ripercorrere il processo che ha portato al crollo del cosiddetto “socialismo reale” nel 1989. Non aggiungerò la mia opinione alla massa critica di quelle di chi quel tempo lo ha vissuto sulla propria pelle, tuttavia vorrei provare a dare un nuovo contributo, intrecciando la situazione di crisi attuale con alcune criticità che sono rimaste per certi versi “in sospeso” fino a oggi.

Da quando il socialismo reale si è eclissato e il pensiero marxista è stato attaccato frontalmente, negli ultimi vent’anni si è assistito a un rapido e progressivo deterioramento tanto delle condizioni di vita dei lavoratori, quanto a un depauperamento ideale e collettivo all’interno delle “sinistre” cosiddette “occidentali”. Ma non solo. Gli ultimi vent’anni sono stati gli anni della “fine della storia” di Francis Fukuyama, il politologo americano che aveva appunto ipotizzato che con la fine del socialismo reale, e quindi della Guerra Fredda, sarebbe finita anche la storia del mondo. Così non è stato possiamo dire oggi, osservando le macerie fumanti del capitalismo che rischia di crollare su se stesso, ed è quindi finalmente lecito trarre alcuni bilanci. A ben guardare negli anni Novanta si era fatto un gran parlare del “fallimento” dello statalismo e del modello comunista, troppo ingessati e imbrigliati da uno statalismo ipertrofico che non reggeva, ci dicevano, al confronto con i modelli capitalistici. “Meno Stato, più mercato”, questa è stata la parola d’ordine che ha ispirato i neoliberisti rampanti che hanno tenuto il timone dell’economia mondiale negli ultimi vent’anni, una formula applicata spietatamente e con cinismo, che ha portato l’intera economia occidentale nel baratro. Senza più modelli rivali come quello socialista, senza l’Impero del Male, ovvero l’Urss, da sconfiggere, il capitalismo non avrebbe più avuto nessun ostacolo verso la realizzazione della felicità umana, questo almeno erano disposti a giurare un po’ tutti, dai vincitori che lo avevano sempre pensato, agli ex “compagni” cui il miraggio di riciclarsi in nuovi posti di potere ha aiutato la predisposizione mentale. Bene senza più avversari, senza più nessuno a mettere in discussione la loro visione del mondo, i capitalisti rampanti sono riusciti comunque nell’impresa di schiantarsi contro un muro, andando incontro a un disastro non meno fragoroso di quello che coinvolse l’Unione Sovietica. Il capitalismo quindi alla prova dei fatti ha fallito, e rimane in piedi solamente perché non c’è nessun altro modello in piedi a contrastarlo.  Milioni di cittadini occidentali vivono oggi molto al di sotto delle possibilità economiche dei loro padri, e quasi nessun giovane, nel 2012, ha più fiducia nel futuro. La disoccupazione raggiunge la doppia cifra in molti paesi dell’Ue, e la stessa nascita dell’Unione Europea si è sedimentata in un sistema di potere che abbiamo scoperto essere molto meno democratica di quanto ci aspettassimo.Le decisioni prese nei parlamenti di ogni singolo Paese quasi finiscono in secondo piano rispetto ai diktat imposti dall’economia e dalla finanza, che poi è un modo carino per parlare di banche, potentati, apparati di potere. Tutti questi elementi, che ci parlano di una emergenza economica e democratica, ci inducono a pensare che il capitalismo sarebbe già per certi versi pronto a implodere su se stesso, se solo i cittadini dei singoli paesi avessero in mente un modello alternativo cui ispirarsi. Ce l’avevano, era il socialismo, ma vent’anni di maccarthismo, nel vero senso della parola, di oscurantismo che rasenta le lista di proscrizione di sillana memoria, di menzogne e pensiero unico hanno portato il “libero” occidente ad assomigliare sempre di più a una prigione a cielo aperto, dalla quale si può fuggire solo con la mente dal momento che sono i soldi a mancare. Ma le idee, soprattutto quando sono buone, non possono essere uccise per volere o per decreto, e quindi si sedimentano, e attendono il cadavere del proprio nemico vicino al fiume, in paziente attesa. E il cadavere del “nemico”, inteso come il capitalismo neoliberista occidentale, forse questa volta sta veramente per arrivare, il suo lezzo già ha cominciato ad intorbidire le acque…

Dc

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