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giovedì , 14 dicembre 2017
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Crisi. Il dramma sociale del Mediterraneo si aggrava

Mentre politici, banchieri, addetti ai lavori parlano di come rilanciare l’economia e la finanza dell’Europa,  nei paesi del Mediterraneo le possibilità di trovare un lavoro sono sempre di meno. E la recessione crea un meccanismo infernale che rischia di aggravare la situazione. 

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La Commissione Europea ha pubblicato proprio ieri un documento secondo cui Spagna, Grecia e Slovacchia sarebbero i paese dell’Ue dove si avrebbero minori possibilità di trovare un impiego, e anche quelli dove i lavoratori avrebbero maggiori possibilità di perdere il posto di lavoro. Non che in Italia, Portogallo e Irlanda le cose vadano molto meglio, infatti è proprio tutta la fascia mediterranea (con la significativa eccezione della Slovacchia) a essere precipitata in una spirale pericolosa, che rischia di aggravarsi con il passare del tempo dal momento che le ricette di austerity e recessione non sarebbero assolutamente la cura giusta per riattivare l’economia. Nel suo rapporto trimestrale sulla situazione del mercato del lavoro nei paesi comunitari, l’UE ha sostenuto che la probabilità di trovare lavoro nel blocco sarebbe “notevolmente” diminuita rispetto agli anni precedenti alla crisi. Oggi un disoccupato ha una possibilità su dieci di trovare un lavoro nell’arco di un mese. Cifre che ricordano da vicino il dramma sociale subito dalla Germania negli anni Trenta, cifre inclementi che basterebbero da sole a condannare un sistema, quello capitalistico neoliberista, che sta lasciando dietro di sè un cumulo di macerie sociali. Secondo i dati relativi al secondo trimestre del 2012, i paesi UE con maggiori possibilità occupazionali sono Austria, Svezia, Olanda e Finlandia. Agli ultimi gradini della graduatoria figurano Spagna, Grecia e Slovacchia. In caduta libera sarebbero Spagna, Italia e Polonia, mentre Regno Unito e Francia avrebbero cominciato a stabilizzarsi. In media, conclude la Commissione, la possibilità che i lavoratori dell’UE perdano il proprio posto di lavoro si situa al 3.5%. Nonostante questo clamoroso fallimento nessuno però vuole mettere in discussione l’autorità della Bce e della Troika, così, senza un maggiore intervento statale nell’economia, senza iniziative volte a dare sicurezza ai giovani, il rischio è quello dell’effetto domino.

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