Crisi. L'altra faccia dell'impero | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
sabato , 16 dicembre 2017
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Crisi. L’altra faccia dell’impero

 La crisi avanza, e a pagarla sono i soliti noti, il popolo genericamente detto, oramai alla mercè delle scelte economiche di governi che hanno svenduto anche i diritti politici dei cittadini sull’altare del Dio mercato.

Non essendoci più il sistema socialista a mitigare il capitalismo, esso, e lo abbiamo già detto, ha avuto modo di dispiegarsi nelle sue modalità più sfrenate, ma se prima a pagarne il prezzo erano quasi integralmente gli abitanti del Terzo Mondo, oggi anche nella Vecchia Europa la miseria bussa alla porta, e non si fermerà. Recentemente mi è capitato di imbattermi quasi per caso nelle riflessioni di Ernesto Che Guevara, e vi ho trovato alcuni spunti molto attuali che ben possono servire come chiave interpretativa per la crisi di oggi. Ai tempi di Che Guevara, e quindi nei primi anni Sessanta, gli Stati Uniti  vararono la cosiddetta Alleanza per il Progresso, ovvero un piano di aiuti finanziari e non ai paesi latinoamericani per arginare la penetrazione delle idee socialiste e combattere l’esempio di Fidel Castro. Si trattò come scrisse acutamente lo stesso “Che” di un’”espressione depurata dell’egemonia economica e politica che storicamente gli Usa conservano nella regione“. Era il 1961 e pochi mesi dopo gli Stati Uniti avrebbero fallito il tentativo militare di porre fine alla Rivoluzione con la famosa “baia dei porci”. Nell’aprile di quell’ anno gli Stati Uniti accelerarono la messa in pratica del loro programma, basato essenzialmente  su un progetto di aiuto dall’esterno condizionato però all’applicazione di determinate misure interne a ogni paese, misure che servivano  a garantire la sottomissione del Sudamerica agli Stati Uniti. E così anche il ruolo dello Stato diventò non più quello di tutelare i diritti dei cittadini, ma di tutelare la perpetuazione della sottomissione agli interessi nordamericani. Oggi a ben guardare,pur rendendomi conto di proporre forse un paragone un pò ardito, siamo di fronte a un processo per certi versi analogo.La Bce, il Fmi sembrano sempre di più organi dominanti che impongono la loro forza e le loro leggi alla politica, subordinandola. Non c’è alcun Alleanza per il Progresso in vista, ma i miliardi di investimento vengono condizionati a determinanti aggiustamenti interni che ogni singolo paese deve necessariamente adottare se vorrà ottenere il denaro. Cuba però non si sarebbe piegata al ricatto e avrebbe rigettato i soldi proposti da Kennedy, sopravvivendo ancora oggi e mostrando quindi che una via alternativa esiste. Dovrebbero tenerlo a mente anche i paesi europei prima di accettare alienazioni della sovranità che graverebbero come macigni sulla vita di milioni di persone nell’immediato futuro. Il Sudamerica però si è da tempo svegliato dal torpore e ora è pronto a indicare una via di sviluppo alternativa. Che siano i paesi mediterranei la riserva di lavoratori sfruttati su cui il capitalismo vuole contare nel prossimo futuro?

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