Crisi. Nasce l'asse Atene-PechinoTribuno del Popolo
sabato , 16 dicembre 2017
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Crisi. Nasce l’asse Atene-Pechino

Colpita duramente dalla crisi e dall’Austerity imposta dalla Troika, Atene si rivolge a Pechino siglando accordi che vanno dall’informatica alle infrastrutture. Un piano da oltre 250 miliardi di euro a significare che esistono alternative al giogo neoliberista europeo.

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Esiste un’alternativa ai tagli indiscriminati e, aggiungiamo noi, disumani, imposti dalla troika? La risposta è sì, anche perchè gli equilibri geopolitici mondiali stanno cambiando e la Cina si presenta come la futura dominatrice dell’economia mondiale, con tutto ciò che ne consegue. Atene, colpita duramente dalla crisi economica, ha diligentemente seguito alla lettera i diktat europei ricorrendo a massicce dosi di Austerity che però non hanno migliorato la situazione economica del Paese e hanno peggiorato le condizioni di vita dei cittadini ellenici. Per questo la Grecia guarda a Oriente, verso la Cina, per trovare una via d’uscita. Le ferrovie cinesi sarebbero già a lavoro per strutturare le nuove reti di trasporto locali, e soprattutto multinazionali cinesi sarebbero interessate da vicino agli scali aeroportuali regionali in Grecia. Come se non bastasse i cinesi hanno già messo le mani sul Pireo, con la cinese Cosco che ha già acquistato cinque moli container. Atene si è impegnata ad acquistare oltre cento battelli di ultima generazione da Pechino, e questi sono solo alcuni degli accordi che il premier ellenico Antonis Samaras ha preso con la Cina dopo il suo primo viaggio in oriente. Il primo ministro ellenico ha garantito che la Cina investirà qualcosa come 250 miliardi di euro nel paese ellenico: Il nostro mondo sta cambiando  la Cina esporta in tutto il mondo, la Grecia è un membro dell’Ue e può diventare la porta d’ingresso per promuovere i prodotti cinesi in Europa”. Visto e considerato che la Grecia è il primo paese per numero di navi, Atene cerca quindi di ritagliarsi il ruolo di distributore dei prodotti cinesi in Europa, un ruolo che, perchè no, potrebbe essere esercitato anche dall’Italia, peccato che i nostri governanti abbiamo idee opposte. Pechino metterà il becco anche nel settore delle infrastrutture e dell’informatica, mettendo le mani sul sistema ferroviario e aeroportuale del Paese. Sempre la Cina rileverà ben tredici scali regionali presenti in Grecia utilizzandoli come scali con costi bassi e rapidità di spostamento. Infine, per quanto riguarda l’informatica,  la Huawei e la ZTE, due colossi cinesi, vorrebbero creare ad Atene un centro logistico vero e proprio, con tutte le prospettive occupazionali e di crescita ad esso collegate. Insomma, potrebbe esistere un’alternativa alla povertà e alle misure di austerity imposte da Merkel e soci, basta volerla percorrere.

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