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lunedì , 23 gennaio 2017
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Crisi. Nove milioni di italiani senza sanità

Cifre da far tremare i polsi: secondo uno studio Censis ben 9 milioni di italiani sarebbero praticamente impediti ad accedere al servizio sanitario per mancanza di fondi. Aumenta invece in modo preoccupante il numero di italiani che scelgono di ricorrere al sistema sanitario privato.

Anni fa  si era coniata l’etichetta “Terzo Mondo” per classificare i paesi in via di sviluppo e distinguerli in modo netto dai paesi del “Primo” e del “Secondo” Mondo, all’epoca rappresentati dall’Occidente capitalista e dal Socialismo reale comunista. Da allora però sono passati decenni e questa classificazione andrebbe rivista e adeguata ai tempi. Sono molti infatti i Paesi che stanno bruciando le tappe del progresso, e stanno scalando la classifica; il rovescio della medaglia però è che molti paesi che anni fa erano stati classificati come “Primo Mondo” , oggi rischiano seriamente di scivolare nei piani inferiori. L’Italia, colpita duramente dalla crisi negli ultimi tre anni,  è tra questi. Lo dicono le cifre, inclementi. Secondo il Censis ben nove milioni di italiani  sarebbero costretti a rinunciare alle prestazioni sanitarie nazionali per motivi economici. Di questi 9 milioni, 2,4 sono anziani, 5 milioni coppie con figli, e ben 4 milioni di cittadini residenti nel Mezzogiorno.  Come spesso accade nei momenti di crisi però, chi può ricorre sempre di più a servizi privati. Secondo il Censis il numero di italiani che si rivolgerebbe al settore privato negli ultimi dieci anni sarebbe aumentato del 25%. Non tutti però possono permettersi cure private, così molti italiani per far quadrare i conti devono letteralmente rinunciare a servirsi del sistema sanitario, con conseguenze che sono facilmente immaginabili.  “I tagli alla sanità pubblica – si legge nel rapporto del Censis – abbassano la qualità delle prestazioni e generano iniquità. Per questo è prioritario trovare nuove risorse aggiuntive per impedire che meno spesa pubblica significhi più spesa privata e meno sanità per chi non può pagare”. Come se non bastasse il ritmo di crescita della spesa pubblica per la sanità è crollata. Si è passati da un tasso di incremento medio annuo del 6% nel periodo 2000-2007, a solo il +2,3% nel periodo 2008-2010. La privatizzazione della sanità in Italia e in Europa è nel 2012 un problema molto serio, e soprattutto appena cominciato. Il rischio è che sotto la scure della crisi dopo l’assalto al Welfare si passi a un ulteriore attacco al sistema sanitario pubblico, che al contrario necessiterebbe di ingenti investimenti in tutti i settori. La sanità è un servizio che uno Stato degno di questo nome deve offrire gratuitamente a tutti i cittadini, ma evidentemente il neoliberismo tanto in voga nei salotti della Merkel ha altri piani…per tutti noi.

 

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