Crisi. Ripresa nel 2014. Ma per chi? | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Crisi. Ripresa nel 2014. Ma per chi?

Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), la ripresa per l’Italia ci sarà solamente nel 2014. Ma cosa si intende per ripresa? E soprattutto a chi gioverà? 

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Secondo l’Ocse, organismo internazionale di studi economici con sede a Parigi, e ormai attivo dal 1961, il Pil italiano, sceso nell’ultimo semestre del 3,7%, continuerà a scendere dell’1,6% nel primo trimestre, e dell’1% nel secondo trimestre. Una situazione drammatica quella del nostro Paese, soprattutto se messa in relazione con quella della Germania, che invece ha visto il suo Pil salire del  +2,3% nel primo trimestre, e del +2,6% nel secondo. Secondo l’economista italiano dell’Ocse, Carlo Padoan, solo nel 2014 potrà esserci una piccola ripresa in Italia, ma a condizione che prima si punti su vere e proprie riforme strutturali. Ma, ammesso che questa ripresa ci sarà, a chi gioverà? E soprattutto, in che modo potrà esserci una ripresa in un paese come l’Italia dove, almeno per quanto riguarda il Sud e i giovani, le cose non andavano bene nemmeno prima della crisi?

Insomma, il messaggio celato dietro le parole dell’Ocse è quello di tenere duro, di stringere la cinghia ancora per un pò, dato che la fine della crisi arriverà. La sensazione però è che se mai ci sarà una ripresa nei prossimi mesi questa riguarderà solamente una porzione piccola e parziale della società italiana. Per tutti gli altri, ovvero per i disoccupati, pensionati, precari e giovani, non ci sarà nessuna ripresa. Non ci sarà nessuna ripresa perchè non sono state messi in discussione le teorie neoliberiste che hanno causato il disastro, semmai, se una ripresa ci sarà, questa sarà per le banche e forse per qualche privato, ma nulla verrà fatto da parte dello Stato per monitorare lo sfruttamento che da anni i nostri giovani devono subire, peraltro in modo legalizzato. Così un bel giorno si sveglieranno e ci diranno che la crisi è passata, ma per chi? Non certo per noi, ormai abituati a vivere alla giornata, a vedere mortificate le competenze che abbiamo conseguito con anni di studi e sacrifici, abituati a passare da un part-time a uno stage gratuito, da uno stage a un corso di aggiornamento. La crisi sarà passata per “loro”, e magari ci diranno anche di tornare a sorridere, perchè il pessimismo è amico del diavolo.

Così quando ci diranno che la crisi è ufficialmente passata, forse in molti ci crederanno, e nessuno riuscirà più a esigere cambiamenti nell’economia tali da modificare lo stato delle cose presenti. Nessuno potrà mettere in discussione la precarietà legalizzata, il ruolo predominante delle banche, l’impotenza della politica nei confronti della finanza. Da questo punto di vista forse sarebbe meglio non vedere alcuna ripresa, solo così si potrebbe convincere sempre più ampie porzioni di società a chiedere a gran voce una ristrutturazione del ruolo dello Stato, che dovrebbe farsi garante e promotore di sviluppo, non passivo attore del protagonismo di privati che si sa, gestiscono le “riprese” solo nell’ottica del proprio tornaconto.

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