Crisi. Vendere i reni per migliorare la sanità, lo propone un NobelTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Crisi. Vendere i reni per migliorare la sanità, lo propone un Nobel

Fa discutere l’ultima trovata dei teorici del neoliberismo, Gary Becker e Julio Elias, che sul Wall Street Journal hanno spiegato la loro teoria per sconfiggere le liste di attesa e i costi del trapianto di reni, ovvero liberalizzare le vendite di organi. 

Non sapete come sbarcare il lunario? Secondo i teorici del neoberismo, Gary Becker e Julio Elias (il primo è anche stato premiato con il Nobel in Economia nel 1992) si potrebbero mettere in vendita i propri reni per risolvere così anche il problema delle liste d’attesa per i trapianti. Il contesto in cui i due economisti hanno detto la loro discutibile proposta è una intervista concessa al Wall Street Journal. I due del resto sono due pasdaran del neoliberismo che hanno fatto fortuna proprio all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica, quando il neoliberismo si accingeva a diventare pensiero unico. Becker ha voluto mettere al servizio del problema della sanità il suo discutibile talento e ha quindi dato la sua ricetta  per risolvere un problema noto ad ogni sistema sanitario del mondo: ovvero l’insufficienza di reni disponibili per i trapianti, con conseguenti attese di anni. Come ben sapete però la vendita di reni è ovviamente vietata in quasi tutti i paesi del mondo, e la tratta di organi è giustamente combattuta da tutti i governi. Infatti gli organi provengono quasi solo da donatori deceduti, spesso in incidenti stradali, o da gesti volontari di compassione da parte di parenti stretti. Da qui l’idea di Becker, ovvio liberalizzare il mercato dei reni dando così loro un prezzo equo e accessibile ai donatori. In questo modo la “domanda solvibile” dovrebbe richiamare molti potenziali venditori ottenendo così l’effetto di aumentare l’offerta e abbassare i prezzi. 

Nessuno dei metodi in uso oggi è in grado di eliminare la carenza di reni mentre invece pagare i donatori per i loro organi ci riuscirebbe. In particolare, con un prezzo sufficiente per i reni il numero di organi disponibili crescerebbe molto senza incidere molto sul costo del trapianto”. Secondo i calcoli un rene dovrebbe essere pagato intorno ai 15mila dollari (poco più di 11mila euro), un prezzo che farebbe crollare il ricorso alla dialisi. Un identico ragionamento dovrebbe essere fatto per tutti gli gli altri organi. ”Il sistema che stiamo proponendo – scrivono – include il pagamento agli individui che acconsentono al prelievo degli organi dopo la morte. La presunta immoralità di un mercato degli organi andrebbe confrontata con la possibilità di evitare ogni anno centinaia di migliaia di morti di pazienti in lista d’attesa’‘.

Insomma il capitalismo nella sua chiave neoliberista è pronto a mettere un prezzo a qualsiasi cosa, anche agli organi vitali, finora considerati giustamente inviolabili da tutte le parti politiche, finora appunto. Insomma ogni essere umano in questo modo verrebbe virtualmente mercificato, col risultato di far ritenere eticamente accettabile privarsi di organi pur di avere un pò di soldi per sopravvivere. Ovviamente nei paesi ricchi la gente continuerebbe a non vendere i propri organi, ma altrove, dove la povertà vera è realtà, potrebbero crearsi veri e propri bacini di donatori. Insomma una proposta che troviamo assolutamente inaccettabile ma che purtroppo la dice lunga sui tempi in cui viviamo.

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